giovedì 29 dicembre 2011

Ho più fretta del Coniglio Bianco, ma buone feste!

Allora, facciamo due conti. In questo momento sono le 9.33, alle 14.36 ho il treno e l'autobus per la stazione è alle 13.18. Considerando che sono ancora in pigiama, devo ancora preparare lo zaino, impacchettare i regali, lavare i piatti, fare i letti, stendere i panni e farmi un bagno, direi che è meglio se mi muovo. I gatti! Meno male che mi sono ricordata dei gatti, sennò mi rimanevano digiuni e con la lettiera sporca. Uff.
Oggi parto verso casa di un'amica, dove festeggeremo gioiosamente il Capodanno e Natale insieme. Capodannatale, più o meno. La sera del 31 ci travestiremo tutti a tema libero e io farò l'albero di Natale. Ora che ci penso, devo anche radunare un paio di festoni e palle. Ce la farò?
Ho una fretta disumana, ma volevo scrivere un ultimo post prima di partire, visto che sarò di ritorno solo il 2 e che sarò probabilmente abbastanza distrutta da non avere la forza di scrivere niente per un po'.
I libri per l'esame! Devo ricordarmi anche quelli. Perfetto, facendo lo zaino dovrò solo rileggere questo post, tipo lista della spesa.
E volevo fare gli auguri a chi segue questo blog un po' raffazzonato. Il primo proposito per l'anno nuovo sarà riuscire a cambiare la grafica. Devo riuscirci. Voglio credere in me. Anche se alle superiori, all'indirizzo grafico, ero l'unica che anziché lavorare su photoshop faceva tutto a mano.
Beh, collegandomi all'ultimo post – avete risposto in tanti e ne sono felicissima, ma non credo che farò in tempo a rispondere T_T – volevo comunicare che a me con i libri ricevuti è andata decentemente, finora. Spero di ricevere un libro anche dagli amici, ma per il momento gli unici titoli ricevuti sono Emma della Austen (Yeah!) e... beh, caro padre e cara libraia, non so come avete fatto a commettere un errore così grossolano, ma cercherò di non farvelo mai notare per non offendervi, L'Anello di Re Salomone di Lorenz, un saggio sul comportamento degli animali. Avevo sentito parlare di Lorenz come il primo a studiare l'imprinting di mamma oca. Ecco, la richiesta nella letterina era 'L'Anello di Salomone' di Jonathan Stroud, che sarebbe un fantastico per ragazzi. Ma vabé. Sarà interessante anche il Lorenz. Almeno non è Fabio Volo, quello è toccato a mia sorella (in realtà non ho niente contro Volo, ma mia sorella dice che l'ultimo è orribile e boh, io le credo. Pur non essendo il mio genere non capisco tutto quest'odio verso Volo. Non sarà Benni, ma non è neanche Moccia. Vabé.)
Ieri poi sono stata in biblioteca! Avevo una voglia matta di leggere Pastorale Americana di Roth. L'avevo sentito che mi chiamava a una Feltrinelli di Milano, l'ultima volta che ci sono stata. Poi ho quasi perso il treno e non sono riuscita a prenderlo, ma speravo di trovarlo qui. Invece, ovviamente, il nulla. È davvero triste la pochezza di librerie e biblioteche nella mia provincia. Come fa uno a essere spronato a leggere con una scelta così misera? Alla fine ho preso The Black Album di Kureishi e Almeno il cappello di Vitali. Vedremo, sono due autori che mi mancano proprio.
In sostanza, auguri, buone feste, buoni regali, buon panettone/pandoro, buon ultimo dell'anno, buon vischio, buon alcol, buone letture di ciò che vi hanno regalato e di ciò che vi siete arresi a comprarvi da soli, buon... buon tutto. E grazie :)

sabato 17 dicembre 2011

Delusioni di Natale, ovvero 'Ode ai regali malnati'

Si avvicina il Natale e io, se mi si permette, mi ci fiondo con gioia. Pensate quello che volete, datemi della consumista, della facilona, della spendacciona, della superficiale... ma io adoro il Natale. Tanto per cominciare, le luci. Lucine colorate e decorazioni ovunque. Si cammina sotto fasci di stelle intermittenti. Musichette allegre che ti seguono per i negozi e per le strade. Per non parlare dei dolci! La cannella, la cioccolata calda, il panettone, il pandoro... zucchero a velo come piovesse. E, non ultimi, i regali. Io adoro i regali. Adoro FARE i regali. Cercarli, rifletterci, arrovellarmici. Certo, poi bisogna anche spenderci. E di norma, i soldi che ricevo ogni anno dai parenti vanno a coprire le spese dei regali. Ma mi piace farli! Sei lì che cerchi, scruti, vaghi, ti arrovelli, ti chiedi se il regalo piacerà e ti immagini che faccia farà chi lo riceve mentre lo scarta. Il crepitio della carta da regalo che viene stracciata, gettata sul pavimento e poi calpestata distrattamente, come un manto di foglie secche d'autunno.
Amo il Natale.
Ma non volevo parlare solo del Natale. Più che altro tutta questa manfrina è una vaga introduzione per presentare il tema che mi è venuto in mente quest'oggi, mentre facevo il bagno – tanto per rimanere in tema natalizio, con lo shampoo alla cannella.
I libri regalati. Ci sono quelli riuscitissimi, che quando li scarti sospiri di sollievo e non devi sforzarti per ringraziare. L'anno scorso, a Natale, mio padre mi ha regalato Pane e Tempesta di Stefano Benni. Qualche anno fa, per il mio compleanno, un'amica mi ha spalancato le porte del bizzarro universo di Walter Moers regalandomi 'L'Accalappiastreghe'. Quando ero in prima media mi è stato regalato, per il mio compleanno, 'Harry Potter e la Pietra Filosofale' ed è stata, forse, la prima volta che mi sono assentata da scuola solo ed esclusivamente per poter finire di leggere un libro. E ancora, non ricordo chi mi abbia regalato 'Vevi' di Erica Lillegg quando ero piccola, ma a questa persona va tutta la mia gratitudine, perché mi ha regalato un coloratissimo sogno su carta.
Poi, però, ci sono gli altri libri. Quelli che, quando li scartiamo, ci fanno afflosciare le spalle e cascare la mascella, intorbidire lo sguardo e raggrinzire l'anima. Dura solo un attimo, poi ci mettiamo la maschera sorridente che è buona educazione indossare quando ci vengono fatti dei regali di cui avremmo potuto – voluto – fare a meno e ringraziamo, con le lacrime che ci riempiono il cuore al pensiero dello spreco di danaro che sono stati quei libri malnati e tutti gli altri modi in cui avresti preferito fossero impiegati quei soldi. Produzione di supposte per manichini, ad esempio. Rivestimento interni dei bossoli. Fondo tinta per stampanti. E via enumerando cavolate.
Ecco, nel mio caso sono stati sicuramente:
  1. Al primo posto, Tre metri sopra il cielo. Quinta superiore. All'epoca mi trovavo in un periodo insonne e paranoide in cui non leggevo che noir e thriller. Ora, la colpa sarà stata anche della commessa che ha malconsigliato mia madre, ma se nella lista – per ogni ricorrenza che prevede lo scambio di regali compongo delle accurate liste per evitare appunto regali indesiderati – si trovano Ellroy, Rendell e 'Il Dizionario dei serial-killer', non mi si prenda quello che al massimo, a giudicare da titolo e copertina potrebbe essere un romanzetto sentimentale. A mia madre lo rinfaccio ancora oggi, povera cara.
  2. Secondo posto, 'Cinquanta domande da fare a Dio', dal nonno ultra-cattolico. Non ricordo quanto avessi all'epoca, se fossi alle elementari o già alle medie, ma ero già abbastanza cresciuta da considerare quel libro una grande delusione.
  3. Il terzo mi è stato regalato quando ero alle medie, immagino l'età giusta per letture di questo genere. Il fatto è che io, all'epoca, divoravo quel 'un po' di tutto' che trovavo in casa – e tra mio padre, mia madre e mia sorella, avevo davvero tanto tra cui scegliere e sguazzare – e mi ero già abituata ad argomenti un poco meno, ecco, superficiali? Tralasciando il fatto che un libro del genere, che vorrebbe insegnare a giovanissime donne ad accettare i difetti del maschio come biologicamente determinati e quindi a subire col sorriso sulle labbra, mi avrebbe fatto rabbrividire anche alle elementari. Il libro in questione, regalatomi per il mio compleanno da un'amica a 11-12 anni, è 'Ragazze, non facciamoci illusioni: i maschi vengono da un altro pianeta'. Anche allora, ovviamente, sorriso, 'tante grazie' e un brontolio di cuore.
Devo dire che la mia non è una lista lunga. Ci sono un paio di ripetizioni e qualche volume di cui avrei potuto fare a meno, ma che tutto sommato non mi è dispiaciuto leggere. Finora mi è andata ancora bene. Spero di non avere infastidito il karma con questo post, non vorrei trovarmi l'ultima opera di Vespa sotto l'albero, questa Vigilia.
E voi? Sono curiosa di leggere delle altrui delusioni e farmi due – sadiche – risate.
... Dio, sono così piena di Natale che potrei esplodere in un'apoteosi di campanelle e festoni dorati xD

lunedì 5 dicembre 2011

Papà Goriot - Honoré de Balzac

Lo ammetto, è solo da pochi anni che ho cominciato a leggere e apprezzare i classici. In realtà finora ne ho letti davvero pochi e di questo un po' mi vergogno. Fino a qualche tempo ero convinta che li avrei trovati pesanti, lunghi, tediosi. Pieni di giri di parole arzigogolati e arcaismi, anche se all'epoca certo non erano tali. Poi mi sono ritrovata in casa senza nulla da leggere e sono andata a curiosare nella libreria di mia madre. Ho preso Cime Tempestose e... beh, mi ha spalancato gli occhi. Emily e Charlotte Bronte, Jane Austen, Arthur Conan Doyle, Oscar Wilde... sentivo – e sento ancora - di dovermi rifare di tutto ciò di cui per anni e anni mi sono stupidamente privata.
È ad un classico che mi ha colpita come poche opere hanno saputo fare – mi ha avvinta, commossa, mi mordevo le labbra e mi struggevo, percorrendo le righe con l'indice, come se dovessi seguire le parole con le dita per non perdermene nessuna – che dedico questa recensione, la prima dopo tanto tempo. Forse per la complessità dell'opera, forse per la mia impossibilità nel renderle degnamente giustizia, è stata una recensione davvero lunga e faticosa.
Papà Goriot, di Honoré de Balzac. Scritto agli inizi degli anni '30 dell'800 e pubblicato in Italia da diverse case editrici, tra cui Garzanti, BUR e De Agostini. Forse il romanzo più famoso e apprezzato di Balzac, parte della Commedia Umana che conta ben 137 opere di vario genere. È inoltre proprio con Papà Goriot che Balzac decide di collegare i propri racconti inserendo uno stesso personaggio in diversi romanzi, raccontandoli ad un diverso stadio della loro vita. Il protagonista Rastignac, infatti, era già comparso in 'Peau de Chagrin', 1831, ambientato dopo rispetto a Papà Goriot.
L'opera si apre con una dettagliata descrizione dell'ambientazione principale delle vicende, che ci porta immediatamente e con chiarezza tra le mura di Casa Vaquer, un'umilissima pensione borghese, che ospita sotto il suo tetto persone estremamente diverse tra loro. Il protagonista, Eugéne de Rastignac, giovane universitario ambizioso ma dall'animo ancora candido; Vautrin, un omone dai modi melliflui, dalla lingua tagliente come il filo di una spada e una mente aguzza e cinica che affascina e allo stesso tempo ripugna il giovane protagonista. E ovviamente Papà Goriot, un ometto umile e silenzioso con la vitalità di un fantasma, che però rinasce come una fenice non appena si nominano le adorate figlie, per i capricci e le debolezze delle quali, col tempo, ha dilapidato tutti i propri averi, riducendosi a vivere miseramente. Nessuno sa nulla, però, del fatto che sia un amore paterno – e ossessivo – quello che lo porta alla rovina. Gli inquilini della pensione spesso fanno allusioni sarcastiche e pungenti sulle due figlie, attraenti e ben vestite, che vanno a trovarlo, anche perché queste fanno in modo di sgattaiolare nelle stanze del padre di nascosto, perché, essendo entrambe maritate con uomini appartenenti alla nobiltà che disprezzano il suocero per i suoi modi rozzi; Goriot doveva infatti la sua fortuna al commercio di granaglie, mestiere umile per quanto redditizio ed è stato, in seguito ai matrimoni, costretto all'inattività dalle pressioni dei generi, che non intendevano avere un lavoratore come parente. Goriot aveva nella vita solo la passione per il proprio lavoro e un amore smodato e incontenibile per le figlie: non potendo più lavorare né vedere le proprie adorate e viziate figlie, di lui non rimane che un guscio deperito, che continua a svuotarsi e a dissanguarsi per i debiti e i capricci delle due donne.
Quando Eugéne, il giovane protagonista, viene a conoscenza della reale ragione della povertà dell'uomo – non viziosità e sperpero, ma continui sacrifici – comincia a rispettarlo e a difenderlo dalle punzecchiature degli altri inquilini e diventa suo amico e confidente, nonostante Goriot, consumato nel corpo e nell'anima, non abbia argomento di conversazione al di fuori delle amate figlie, per le quali non ha che parole buone.
Eugéne intende inoltre cercare fortuna e agganci in società e chiede udienza ad una lontana parente parigina indicatale da una zia, la viscontessa de Beauséant, che lo invita ad una festa e, presasi a cuore la sua condizione – grazie non solo ad una lettera di presentazione, ma soprattutto ai modi e alla bellezza del giovane – cercherà di consigliarlo nel farsi strada nei meandri dell'alta società parigina. Sarà inoltre a questa stessa festa che Eugéne avrà modo di conoscere una delle figlie di Goriot, Anastasie de Restaud, dalla quale rimarrà estremamente affascinato. Tuttavia, nel tentativo di avvicinarsi a lei, pone domande inopportune su Goriot, che lo rendono odioso agli occhi di Anastasie, che lo allontanerà nel modo più brusco possibile per l'etichetta dell'epoca. In seguito, domandando alla viscontessa, scoprirà finalmente la verità sul legame tra Goriot e le figlie, rimanendo estremamente colpito dall'altruismo dell'uomo.
Eugéne è divorato dall'ambizione e dilaniato tra la sua morale e i suoi desideri. Vautrin vorrebbe portarlo ad accettare la parte di eroe nell'atto che sta costruendo – nella pensione, una figlia illegittima non riconosciuta dal padre ricchissimo ha occhi solo per Eugéne e Vautrin vorrebbe far fruttare la situazione a favore del protagonista, in un modo che non rivelerò – mentre lui, avvicinatosi grazie alla viscontessa e con la benedizione di Papà Goriot all'altra figlia, Delphine, se ne innamora e inizia con lei una relazione extraconiugale.
Le vicende di vari personaggi secondari si intrecciano e muovono la storia, a volte in modo un po' confusionario, ma sempre in modo intenso. Balzac utilizza ad un certo punto il vecchio spauracchio della società criminale segreta e potente, non molto originale, tuttavia non ne abusa.
Eugéne dà l'impressione di essere trasportato dal caso, dal destino, dalle decisioni degli altri. È solo alla fine che sembra nascere come creatura senziente e diventare l'uomo che sarà in seguito.
I dialoghi sono intensi, soprattutto i monologhi di Goriot e di Vautrin, che spesso s'imperniano su amore e morale. Ho amato intensamente lo stile di questo romanzo, scorrevole eppure quasi 'prezioso'. Un linguaggio chiaro e d'impatto eppure, non mi vengono altre parole per descriverlo, 'bello'.
Estremamente ben descritti gli ambienti, la società nel suo insieme, nel suo splendore e nella sua turpitudine. Mi ha stupito scoprire quanto la società parigina fosse tanto libertina da un lato e quanto ristretta dall'altro, come una relazione extraconiugale potesse risultare un piacevole passatempo mentre la mobilità sociale costituiva ancora una spiacevole macchia.
Eugéne e le due figlie di Goriot sono sfaccettati e molto umani, nei loro conflitti e nelle loro pecche. Altri personaggi invece sono meno variegati, forse troppo statici, come Goriot, irremovibile fino all'ultimo nell'amore per le figlie e soprattutto la signorina Taillefer resta, in modo a mio avviso molto poco credibile, angelica e adorabile fino alla fine.
Non mi è possibile rivelare molto della trama, senza incorrere a spiacevoli e abominevoli spoiler. Intanto, mi limito a consigliare questo gioiello della letteratura. Non ha nulla di pesante né di pomposo, la lettura è appassionante e la scrittura brillante. Ultimamente mi capita raramente di essere così presa da un romanzo e dai suoi personaggi. In effetti, credo di essermi un po' innamorata di Balzac, o almeno del suo genio. Se avessi una macchina del tempo correrei a fargli visita. È entrato di prepotenza nella lista di coloro che mi duole dannatamente di non aver conosciuto in vita. Non è una lista molto lunga, ma è molto varia. Entrarci è un onore riservato a pochissime menti brillanti.   

venerdì 2 dicembre 2011

Triste lamento del Cimitero dei Libri

È veramente da tanto che non aggiorno il blog. Da un lato mi viene da pensare che, dopotutto, è un blog piccolo e umile che non ha molto da offrire e che il suo prolungato silenzio sarà passato inosservato. D'altro canto, vedo il numero di 'follower' cresciuto oltre ogni previsione e leggo commenti davvero carini sotto i vecchi post, il che mi fa pensare che, forse, siano d'uopo un 'Chiedo venia per la lunga assenza' e un piccolo 'Grazie'.
Il fatto è che sono tornata a vivere a casa con mia madre, dopo tre anni da fuori sede alla Statale di Milano. Non che io mi sia laureata, quello è un miraggio ancora lontano, ma è il mio primo anno fuori corso e ho abbandonato la casa a Milano – compresa, con immensa gioia, la coinquilina pazza – e son tornata qui, a bearmi di lunghi sonni, morbidi gatti e della rassicurante presenza di mamma. E la sensazione è strana, è come se il tempo si fosse deformato e non lo sento più scorrere. Mi alzo, faccio colazione e... hop, è tardi! Mi vesto e di colpo è già mezzogiorno e basta che io guardi l'orologio e mi volti per un secondo e puff, ecco che è già pomeriggio inoltrato. Non mi sembra vero che sia già dicembre, io sono rimasta ferma a ottobre. Dicono che dopo i vent'anni la percezione del tempo cambi e le giornate si accorcino. Non so se è vero, ma avrei dovuto accorgermene già da un po', no?
Beh, bando alle ciance.
Oggi, niente recensione. In realtà ne ho un paio già cominciate, ma adesso non ho voglia di finirle. Piuttosto, un urlo di dolore. Un grido di denuncia. L'annuncio di un lutto terribile.
I libri. Non quelli rovinati, con le pagine staccate, macchiate o la cui sovra-copertina è ormai dispersa per sempre. I libri che non tornano. Quelli che li presti e non tornano più. E quelli che, non tuoi, continuano a languire su uno scaffale in attesa del loro legittimo proprietario.
Sullo scaffale più alto della libreria che ho accanto al letto, a destra, ho un piccolo cimitero, quello dei libri che non mi appartengono ma che non posso restituire. Sono finiti lì perché quello che mi legava ai loro legittimi proprietari è sepolto in un altro tipo di cimitero. Libri degli amici che non vedi più o con cui hai litigato. Voi non ne avete? La cosa curiosa è che quei libri non li ho mai letti. Quando ancora ero amica dei loro proprietari mi sarà capitato, qualche volta, di prenderli in mano e sfogliarli, per trovarli del tutto insipidi e inadatti. Non mi facevano voglia, nessuno stimolo per sfogliare oltre la prima pagina. Forse questo doveva farmi riflettere sull'amicizia che mi legava ai loro proprietari. O forse il libro, con largo anticipo, aveva già iniziato a detestarmi e faceva in modo di spingermi via.
Molto più numerosi sono i vari corpi cartacei che ho sparso in decine di librerie lontane. Mi mancano all'appello così tanti libri che potrei riempirne almeno due scaffali. Certi mancano da così tanto che ormai ho perso la speranza di vederli. Altri sono finiti in mani tali che preferisco lasciarli dove sono.
Ma il vero motivo per questo post è l'indignazione e il nervoso che mi hanno colpito quando ho realizzato che alcuni dei miei pargoli dispersi mi attendono, senza speranza alcuna, in uno stesso luogo, nelle mani di una stessa persona.
I ladri di libri. Quelli che prendono in prestito e poi nascondono, negano e mentono. Con tutta me stessa, aborro queste persone. Prestare un libro che ami è un atto di fiducia, sputare su questa fiducia è un atto ignobile. La cosa più vile è poi la menzogna di cui sono intrise le loro parole. Capita che uno si scordi di avere un libro prestato da tanto tempo. Capita anche a me, io attendo solo che qualcuno si palesi per chiedermeli indietro e a quel punto li restituirò senza attendere un attimo. Ma questa gentaglia, dall'animo putrido e viscido, mente. Con semplicità, senza alcun imbarazzo. Il libro non ce l'hanno loro, l'hanno certamente dato a un amico comune. Il quale, tristemente, lamenta la stessa disavventura. Queste gazze ladre devono avere nelle loro stanze cumuli e cumuli di libri, vestiti, oggetti di ogni genere che hanno strappato via dai loro proprietari. Mi chiedo che cosa pensino del loro comportamento e cosa si raccontino per mettere a tacere un'eventuale coscienza.
Ovviamente, continuerò a prestare a destra e a manca.
Però, davvero, che nervoso.
Spero che il prossimo post avrà un po' più di senso. Credo mi stia venendo voglia di finire le recensioni :) a presto.