venerdì 30 marzo 2012

Mi si elargisce un premio!

Da parte dell'ormai notorio (e da me seguito con costanza e dedizione) Bookshelf - La Libreria di Nicky mi giunge un nuovo premio, che a quanto ho capito - salvando l'immagine sul pc perché, no, non sono capace di fare tutta quella roba complicata in cui s'inserisce un link e poi compare magicamente un'immagine, perciò devo per forza salvarmi le immagini direttamente e SI', lo so, sono squallidissima per questo - si chiama 'My Beautiful Blog Award'. Che dire? Ringrazio. Ringrazio ancora. Poi ringrazio di nuovo. Poi già che ci sono ringrazio ulteriormente. Poi sgrido la gatta che trovo sulla scrivania appollaiata sui miei libri di testo, la sgrido e torno quindi a ringraziare e così via. Grazie.
Dunque! Il regolamento vuole che io dica sette cose su me stessa medesima per poi girare il premio a 15 altri blog che reputo meritevoli, senza addurre alcuna limitazione in tal senso. Il limite sarò io, che non avrò la forza di selezionare 15 blog perché devo mettere a posto casa - che è attualmente ridotta a uno schifo - perché vengono ospiti amici di madre e... beh, il tempo scarseggia e io sono sul blog. Vedete voi.
Allora, 7 cose su di me! Uhm.
1. Non mi trucco, non mi parrucco, non mi metto smalti, nessuna di queste cose da graziose fanciulle... però vado matta per la Lush. Non so perché, credo mettano una droga nei loro prodotti.
2. Attualmente sto sceneggiando un fumetto insieme a un'amica e speriamo di fare in tempo a portarlo al Lucca Comics. E abbiamo deciso il titolo solo ieri xD
3. Sono al primo anno di fuori corso all'università. In realtà mi mancano pochissimi esami, ma ce ne sono un paio che non riesco a passare e che so che non riuscirò a passare ancora per chissà quanto... giapponese, per intenderci. Maledetta me che non ho scelto di studiare 'scienze della fuffa'.
4. Ho un'insana passione per Deadpool. Insanissima.
5. Adoro i miei capelli. Li adoro davvero. Non sono niente di speciale, ma li adoro.
6. Il mio comico preferito in assoluto è il - sigh - defunto Bill Hicks.
7. Mammina mi ha fatto crescere nel culto dei Beatles e ogni tanto m'interroga chiedendomi se una canzone è di John o di Paul. Di solito c'azzecco.

E ora, la parte più difficile, selezionare i blog cui elargire a mia volta il premio! Vediaaaamo...
... E onestamente, ci sto mettendo troppo. So che 6 non è uguale a 15, ma se ci pensate bene 1+5=6, quindi... Sì, lo so, sono squallidissima, ma mi attende una giornata di cenerentolame, quindi abbiate pietà di me!


martedì 27 marzo 2012

Dexter il Devoto - Jeff Lindsay (e lamentele sparse, ma poche.)

Salve a tutti! Quest'oggi internet ha deciso di non funzionare, perciò è assai probabile che io posti questa recensione tra un discreto po' di tempo. Frattanto, mia sorella è tornata in Germania, io ho passato questi giorni a leccarmi le ferite e a lamentarmi postando video deprimenti su Facebook e nelle vicinanze di casa mia ha aperto una Feltrinelli. Cioè, non proprio nelle vicinanze, abito in Culandia e non avrebbe alcun senso aprire qui un qualsiasi esercizio commerciale. Tranne una sala giochi, ameno ritrovo di alcolizzati. Dicevo, la Feltrinelli è raggiungibile con meno di un'ora di autobus, quindi ho la possibilità di recarmici. Ammetto che sono un po' delusa, abituata alle Feltrinelli di Milano mi aspettavo almeno due piani di carta e meraviglie, invece... beh, comunque mille volte meglio delle altre librerie della zona, vediamo di accontentarci.
Era un po' che non mi lamentavo a caso su questo blog. Scommetto che la cosa non è mancata a nessuno, eh?
Comunque. Negli ultimi tempi ho finito di leggere 'Dexter il Devoto' di Jeff Lindsay, edito da Mondadori nel 2009. Onestamente? Sono abbastanza delusa. Le prime pagine mi avevano presa davvero, il modo in cui Dexter mi raccontava di sé e di quello che chiama 'Il Passeggero Oscuro' mi aveva convinta. Poi sono venuti a galla alcuni aspetti dell'opera che adesso andrò ad elencare che mi hanno lasciata un po' perplessa e dubbiosa. Tanto per cominciare – e di certo non è colpa di Lindsay – la traduzione. Mio. Dio. Espressioni tipiche e modi di dire tradotti letteralmente, manco avessero usato Google. L'esempio più eclatante è 'Abbiamo una situazione'. Per chi non lo sapesse, in America 'We have a situation' è traducibile più o meno come 'Abbiamo un problema'. Capite ciò che intendo? Oppure, più avanti, mi sono trovata davanti alla parola 'allocco'. Non l'uccello, l'aggettivo dispregiativo. Allocco? Non lo dice più neanche mio nonno. Mancavano giusto 'togo' o 'squinzia' e completavamo l'appassionante quadretto della mala-traduzione.
Ma andiamo avanti.
Tutti conosciamo la serie televisiva di Dexter. A me è piaciuta molto, anche se l'ho abbandonata alla terza stagione, un po' perché avevo da fare e un po' perché mi sono arrivati due spoiler di quelli grossi che ti rovinano la visione e sto ancora aspettando di dimenticarmeli. Certo, considerando che sono partita a leggere la serie dal secondo volume (il primo parrebbe essere 'Dexter il Vendicatore', sigh.) si potrebbe anche pensare che sia inutile che io mi metta a guardare ora il telefilm. E invece no. Libri e serie tv non c'entrano poi molto l'uno con l'altro. E in questo caso la serie tv prende a pugni i libri e ci si siede sopra senza alcuna fatica. Veramente. Mi spiace, Linsday, ma non ci siamo proprio.
Allora, Dexter stesso è il narratore, che per tutto il libro si vanta della propria arguzia e del proprio cinico sarcasmo, quando poi ci intrattiene con battute orribili di quelle che ti fanno ghiacciare il sangue nelle vene mentre ti ripeti 'No, non può averlo detto davvero. No. No.'
Una manfrina insopportabile, davvero. E io sono figo di qua e non ho sentimenti di là e che bello il sangue che zampilla e gli umani sono stupidi e io ho la mia maschera del vendicatore e fingo di avere una vita normale ma mi esprimo in un modo che anche un moccioso capirebbe che sono un serial-killer... l'avrei preso a randellate. Nonostante il libro fosse in prima persona, non ho provato alcuna simpatia verso Dexter, non sono riuscita a calarmici neanche per un secondo. Zero empatia. Giuro, tifavo per il 'cattivo'. E ricordo che ho provato empatia a palate con Lilin di 'Educazione Siberiana'. A ben vedere tendo a calarmi molto facilmente nel punto di vista dei vendicatori sanguinari in generale. Ma questo Dexter proprio no. Ripete troppe volte le stesse cose, si vanta e si bulla per tutto il tempo. È come quando sei al museo e vuoi davvero goderti in santa pace un bel quadro. Ti ci metti davanti, fai un bel respiro e cerchi di immergertici, poi arriva un custode e comincia a farti un elenco insapore di tutte le caratteristiche del quadro, della vita del pittore, dei suoi legami con altri artisti, il tratto, la pennellata, i colori... e tu vorresti solo essere lasciata in pace ad ammirare il quadro, che ormai non riesci più neanche a vedere come un'opera d'arte, ma quello continua. Ecco, per me la lettura è stata più o meno così. Anche perché io adoro quando gli scrittori riescono a farmi intuire i personaggi. Le loro storie, il loro carattere, le loro fissazioni... io non voglio che mi vengano esplicitate. Mi dà fastidio. Non c'è paragone tra l'autore che mi fa subodorare qualcosa e quello che me la spiega. A farmi sbuffare, in questo libro in particolare, è stato il modo in cui Dexter spiegava la sorella, che era praticamente una macchietta d'isteria e... e basta.
Ora, io apprezzo il fatto che Linsday abbia cercato di rendere la sorella di Dexter, Deborah, una donna forte e indipendente. Davvero, lo apprezzo. Però non ci è riuscito. Una tizia volgare e nevrotica che urla continuamente contro chiunque. Ma perché? Che ti ha fatto il mondo? Rilassati, beviti una tisana, pace e amore. Evidentemente, nel tentativo di farcela vedere come voleva che la vedessimo, ha esagerato. Per non parlare poi del fatto che Dexter non perde occasione di ricordarci che Debs è fatta così, è fatta cosà e fa questo in questo modo e, no, ma vi ho mai detto che Debs è così?
Quindi, tutto considerato, non so se consigliarlo. Ho letto recensioni positive, quindi a qualcuno dev'essere piaciuto. Non è totalmente dispiaciuto nemmeno a me, ho letto molto di peggio. La trama dopotutto è ben strutturata, la storia principale è abbastanza convicente... però non mi è piaciuto come è stata resa. Vedete voi. Io ho preferito di gran lunga la serie televisiva, la differenza tra quel Dexter e questo Dexter è abissale.
… sperando che internet torni a funzionare quanto prima, a presto.

(Per la mia gioia, l'Internet è tornato in vita abbastanza velocemente, giusto il tempo di rendersi conto che Pulce era riuscito a staccare il filo. Questo gatto è Satana.)

domenica 25 marzo 2012

Un vago ritorno

Salve a tutti! Vi accenno brevemente un paio di cose.
1. Mia sorella è tornata in Germania quest'oggi e da domani potrò tornare a dedicare le mie porose giornate alle recensioni.
2. Questo pomeriggio ho scoperto che entrare da Lush con l'anima sminuzzata equivale un po' a gettare i propri danari nella Gora dell'Eterno Fetore.
3. Chiunque abbia inventato la cioccolata doveva essere davvero triste.
Beh, spero che almeno voi abbiate avuto una buona giornata. Io vado ad annegare le mie pene in musica e cibo e da domani prometto che tornerò allegra, pimpante e sentenziosa come al solito.


mercoledì 21 marzo 2012

Educazione Siberiana - Nicolai Lilin

Salve a tutti! Sì, è da un po' che non scrivo, d'altronde ho anche già spiegato il perché. Erano passati sei mesi dall'ultima volta che le molecole mie e di mia sorella si erano abbracciate in un parossismo di gioia, amore e cinismo, quindi è normale che io mi sia presa qualche giorno per respirarmela bene, prima di rimettere mano a questa pagina virtuale. Ha appena sporto il suo muso sorelloso dalla porta, mi ha fatto un miagolio interrogativo e poi è tornata nell'altra stanza. Nella mia famiglia si comunica così, a miagolii e versi. A volte facciamo anche le fusa. Siamo una famiglia di gatte.
Ora, mentre di là il sangue del mio sangue è impegnato a preparare la cena e a mettere tavola, mi metto comoda e penso a come parlare di un libro che mi ha davvero, davvero colpita, 'Educazione Siberiana' di Nicolai Lilin, edito da Einaudi nel 2009. A quanto ho capito è il profilo dell'autore a salutarci dalla copertina, mangiato dall'ombra, un tatuaggio sul collo.
Ora, ho fatto due ricerchine veloci su questo libro, cosa che di solito non faccio quasi mai, per una recensione. Di norma preferisco evitare che il mio punto di vista venga intaccato da versioni altrui. Però stavolta ho dovuto fare un'eccezione, perché non capivo se tra le mani tenevo un'autobiografia molto romanzata o un romanzo con spunti autobiografici. Onestamente? Non lo so. Devo credere all'autore, ciecamente? Devo fidarmi? È davvero andata così, in ogni occasione? Io non lo so. Non c'ero, non ero lì. C'era lui, a me tocca fidarmi. C'è un'altra questione che sento di dover menzionare, perché ho visto che è molto dibattuta. L'ha scritto davvero Lilin o è frutto di un editore assai oculato e di un ghost-writer molto compartecipe? Io non lo so. Posso solo dire, dal basso della mia ignoranza, che questo libro mi ha preso a pugni l'anima. Dire che mi è piaciuto sarebbe assai riduttivo. Dal mio punto di vista di umile lettrice, per me può averlo scritto anche Paperino, la lettura è stata avvincente e io ne sono pienamente soddisfatta.
Ordunque, di che parla quest'opera? Di Nicolai e della comunità in cui è cresciuto. È nato nel 1980 in Transnistria – e qui è farina del sacco di Wikipedia – che è uno stato dichiaratosi indipendente nel 1990, ufficialmente ancora considerato parte della Repubblica di Moldavia. Un sottile lembo di terra tra Ucraina e Moldavia, erroneamente indicato sul retro della copertina come territorio siberiano.
Ora, Nicolai è nato in una certa famiglia e in una certa comunità. Una comunità molto particolare, costituita in buona parte da criminali. Legge e ideologia criminale sono ribaltate, del tutto in favore della seconda. Perché sì, in quegli anni il crimine era sostenuto da una data ideologia e da un fitto reticolato di regole e riti specifici e Nicolai ce lo racconta, lui che è nato e cresciuto nel momento in cui quella comunità si stava sgretolando, minacciata dalle leggi di uno Stato che avanza e dall'ombra di un concetto di delinquenza molto più pragmatico e malato.
Devo ammetterlo, il punto di vista mi ha disturbata molto. Leggere di un ragazzino che gira armato, di come i poliziotti venissero costantemente umiliati e ostacolati, il racconto di mini-molotov lanciate con la fionda verso le forze dell'ordine... certo che mi disturba. Sarà che io voglio credere nella legge, ho bisogno di crederci. Nonostante gli scandali, i pestaggi, i timbri di manganelli sulle facce dei manifestanti, non mi sento di lanciare slogan anti-polizia. Quelle poche volte che mi sono trovata ad avere a che fare con dei poliziotti li ho sempre trovati gentili e disponibili. E poi sono allergica alle generalizzazioni. C'è il poliziotto buono, c'è quello cattivo, c'è quello che spero si schianti con l'auto giù da un burrone mentre si reca al lavoro in Val di Susa.
Ma torniamo al libro. Il punto di vista disturba, sconcerta, minaccia dall'interno il proprio senso di giustizia. Chi ha ragione, chi ha torto, chi è davvero cattivo?
La comunità in cui è immerso Nicolai è molto particolare, anche per essere una comunità criminale. I giovani li chiamano 'Educazione Siberiana' perché è formata da individui attenti ai regolamenti ed estremamente rispettosi del prossimo, in molti casi molto più di quanto non possiamo dire di esserlo noi. Rispetto per gli anziani, rispetto per le i bambini, per le donne, per i deboli, per i malati. Rispetto per la cultura, per la conoscenza, per il sapere. Io, quando mi approccio ad un libro ambientato in certi paesi, un po' tremo. Perché sono consapevole di quanto in certi posti certe credenze siano più diffuse cha altrove. Ci sono alcune cose che non riesco proprio a sopportare, quei barlumi d'ignoranza e squallore che se li scorgo in qualcuno non posso fare a meno di allontanarlo. Magari ci metto un po', se ci sono altri lati buoni, ma dopo un po' è più forte di me, mi sento insozzare da tanta pochezza. Queste stigme sono: omofobia, razzismo e maschilismo. E, leggendo 'Educazione Siberiana' ero un po' sul chi vive. Quando mi parlerà Lilin di quanto lo disgustano i 'froci'? Di come le donne debbano stare al loro posto, protette dal loro super-macho? Di come gli ebrei abbiano rovinato l'economia del loro paese? E invece no. Coi miei timori mi sono dimostrata esattamente l'idiota che vedo negli altri. Poi beh, diciamo che i preconcetti non è che mi nascevano dal nulla, ma lasciamo stare, che poi vi tedio, che questi giorni di nostalgica lontananza m'han reso prolissa.
Nella comunità di Lilin, gli ebrei non vengono allontanati né guardati con sospetto, le donne possono prendere la parola, dire la loro ed essere 'criminali' loro stesse. Per gli omosessuali, beh, la comunità lì deficita, ma almeno Nicolai pare essere immune dall'omofobia e facciamo che mi basta. Nell'URSS una legge obbligava le famiglie a mettere in istituto chiunque avesse problemi mentali, per questo moltissime famiglie con figli ritardati o autistici o con altri problemi, si trasferivano nel paese di Lilin, dove erano considerati angeli, esseri puri e incontaminati, protetti e rispettati dall'intera comunità. Nicolai parla con affetto fraterno di un ragazzo che giocava a fare il ferroviere e di una ragazza che sbucava a casa sua ogni tanto e adorava accarezzare i colombi del nonno. Privi della nostra superbia, tutti cercavano di fare il possibile per rendere la loro vita piena e piacevole.
Una delle cose che ho gradito particolarmente di quest'opera è il suo valore come fonte d'informazione sui rituali, sui modi di dire, sulle usanze della società criminale dell'epoca. Il significato e la complessità dei tatuaggi, come ci si comportava quando ci si approcciava ad un criminale rispettato, la vita nelle carceri, perfino come si preparava e come si doveva consumare un certo tipo di tè.
E il particolare, rigido codice di comportamento che vigeva tra 'criminali', quell'idea di giustizia sanguinaria e istintiva che allontaniamo e disprezziamo, ma che a volte ci ritroviamo ad accarezzare, negli angoli più nascosti della nostra mente. Sapere chi merita cosa, diventare la mano stessa di una giustizia imparziale ma inesorabile. È davvero vendetta se non c'è alcun piacere? Sono questioni che mi sono posta durante la lettura, la visione dall'interno di quel particolarissimo ambiente fa tentennare un po' la coscienza. Una coscienza che comunque è già di per sé tentennante, altrimenti non si capirebbe da dove viene la passione occidentale per i supereroi. Alla fine è sempre quella voglia cruenta di giustizia, solo mascherata.
Ma torniamo a noi. Lo stile è semplice e scorrevole, Nicolai passa da un argomento all'altro come qualcuno che viene distratto mentre sta raccontando qualcosa di sé e apre una piccola parentesi per spiegarsi meglio. A me i suoi salti sono piaciuti, spesso improntati su un membro della sua comunità, su una qualche usanza, su una storia che aveva sentito da qualche parte. Per il tipo di opera di cui si tratta, credo che questa successione di eventi un po' sfasata renda tutto molto più convincente, senza comunque renderlo confusionario. Il primo capitolo è affacciato su un finale che non leggeremo in questo volume, ma – presumo – in un romanzo seguente. Si passa all'infanzia, scorci frammentati di gioventù e adolescenza, la scoperta e la passione per i tatuaggi, i rapporti con gli amici... una delle – tante – cose che mi hanno colpito è il linguaggio usato, mite, quasi educato. Mi dava l'idea di raccontare di tutti quegli orrori con tono lento e voce flautata, lasciandosi andare al turpiloquio solo quando era necessario, per riportare dialoghi e litigi.
Che altro dire? È una lettura intensa, ma non pesante, gelida e compartecipe. La consiglio a chi riconosce questo genere di racconti come potenzialmente 'propri'. Aggiungo ancora una volta che mi è piaciuto un sacco e, già che ci sono, mi lamenterò dei prezzi dei libri successivi dello stesso autore. Madama Einaudi, siamo pazzi? La bellezza di 20 euro per un volume 'sì contenuto? Il limite di spesa che mi sono imposta è 16 euro, quindi al di là della mia ligure portata. Quanto bisogna essere ciechi per mettere prezzi del genere?
Comunque! Ho iniziato questa recensione ieri sera prima di cena e l'ho finita poco fa, a pochi minuti dalle 9. E' molto difficile concludere, perché mia sorella mi sta delucidando sull'assenza di calzini appaiati nel cassettone, distraendomi con una certa efficacia.
Che altro dire? Vi saluto, vi mando peli di gatto e vi auguro di leggere qualcosa che vi faccia esplodere dall'interno. Metaforicamente.

venerdì 16 marzo 2012

A un passo dal sonno...

... ma un passo molto breve, perché ieri notte ho dormito davvero pochissimo e sto cascando dal sonno, che vi giunga un mio gioioso augurio di buonanotte. Oggi è tornata mia sorella dalla Germania - si fermerà solo pochi giorni, ma cercherò di non pensarci e massacrarla di abbracci finché posso - e sono felice come un agnello appena graziato dalla Pasqua. Tuttavia, vi avverto in anticipo che la presenza della mia adorata sorellona m'impedirà di dedicare abbastanza tempo al blog, quindi è probabile che per i prossimi giorni io non posti nulla di rilevante. Non che di solito il mio verbo valga più di un peto di farfalla, però via, ci siamo capiti.
Tra l'altro. La mia prossima recensione sarà assolutamente su 'Educazione Siberiana' di Nicolai Lilin, che possano interdire dalla tastiera quegli snobboni di Anobii. Mi è piaciuto un sacco. Un sacco.
Poi, ho provato per la prima volta James Patterson, 'Primo a morire', ma passate le prime cinquanta pagine ho capito che non faceva proprio per me. Mi spiace, mi aspettavo un simil-Deaver, invece non mi ha preso per niente. Magari spiegherò anche perché, prossimamente. Al momento attendo trepidante che mia sorella esca dal bagno, quindi...
Poi! Molto intelligentemente, ho cominciato a leggere la serie di Dexter di Jeff Lindsay dal secondo volume. Questo grazie al fatto che i titoli vengono riportati a casaccio e non in ordine all'interno dei libri stessi. Grazie, Mondadori, molto astuto da parte tua. Comunque, quello che sto leggendo al momento s'intitola 'Dexter il Devoto'. E devo dire che mi sta piacendo parecchio. Non avendo ancora superato le trenta pagine, non posso esprimere giudizi affrettati, ma finora promette bene. Mi spiace solo di essermi massacrata di spoiler sulla prima parte della saga, sigh. Comunque, ne riparleremo.
Ok, sorella è uscita e mi sta parlando. E distraendo.
A presto :)

mercoledì 14 marzo 2012

E già me n'ero dimenticata...

Va' che son veramente disturbata. Impiego cataste infinite di mezzore nel preparare i post, a rileggerli e ricorreggerli pure quando si tratta di annunci come quello di ieri e non di vere e proprie recensioni - che pure in quelle trovo sempre la magagna dopo che li ho postate, sigh - e poi mi dimentico dei pezzi. Così, a caso. Me ne scordo bellamente.
Invero, col premio 'Blog Affidabile' bisognerebbe anche scrivere del come mai si è aperto il blog. Il perché e il per come. Visto che oggi mi lancio verso la vita sociale - no, non è vero, passerò la giornata a sceneggiare a casa dell'amica fumettista, vita sociale un beato ciufolo - rimedierò stamattina. A mezzora dall'autobus. Dai che ce la fai! Mi devo ancora lavare, eh, voglio proprio vedere. Quasi quasi mi cronometro.
Allora, ho aperto questo blog... quando è stato? A fine agosto, mi sembra. L'idea mi è venuta quello stesso pomeriggio. Ero in biblioteca con delle amiche e stavamo chiacchierando di libri, in pausa studio. E io butto lì una riflessione, mi pare, su Moccia. Il mio primo post è stato su di lui, mesi e mesi fa. Quale onore, eh?
Ecco, la mia riflessione è caduta nel vuoto. Come tante altre volte mi era capitato, del resto. A me piace parlare di ciò che leggo o anche di quello che non leggo, perché lì si va a discutere del perché non si legge una data cosa. Ed è appassionante pure quello, no? E la classica reazione a tutti i miei rigiri mentali è una lunga pausa e poi un repentino cambio d'argomento. Non è che capiti sempre, però il più delle volte è così. Anche se quasi tutti i miei amici sono lettori più o meno accaniti, è difficile che io riesca a instaurare una conversazione basata unicamente su un libro, su un autore, su un genere etc... Non so, per quanto amino leggere, non amano discuterne. Non tutti, non sempre. Allora ho aperto questo blog assai raffazzonato, un po' (tanto) alla buona, con una grafica così elementare che già che c'ero potevo anche dare una manata alla tastiera e vedere cosa veniva fuori. Ecco tutto.
Stamattina il contatore dei 'follower' segna 157. E non è poco, proprio no. Certo, ci sono anche blog che superano i 1000, ma per una come me, che si limita a gettare le proprie impressioni sul computer... ecco, mi fa piacere. E vi ringrazio, chi segue e soprattutto chi commenta. Davvero.
Tra l'altro mi viene in mente mia madre che, sapendo vagamente del blog, qualche mese fa mi ha chiesto:
'Ma quanti lettori hai?'
'Eh, un centinaio, più o meno...'
'... Ma sono tutti amici, no?'
Grazie, mamma.
Aggiungo, di fretta, che sto leggendo 'Educazione Siberiana' di Nicolai Lilin e mi sta piacendo tantissimo. Ma tantissimo davvero, eh.
Vi saluto, che sennò perdo l'autobus. 

martedì 13 marzo 2012

Sono ufficialmente una blogger affidabile e me ne bullo tantissimo.

Buongiorno! È con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio dell'appena insignitomi premio 'Blog Affidabile' (qui spiegato), da Ilaria e Barbara di Briciole di Pollicino, un blog così carino che non saprei come definirlo. Perché, ovvio, 'carino' non basta. Però la grafica è così adorabile che mi inibisce nel parlare di tutto il resto. Andate a dare un'occhiata, ve lo consiglio caldamente. Oh, già, ringrazio vivamente Ilaria e Barbara. Caldamente, anche.


Allora, un blog affidabile dai creatori del premio se:
  1. Viene aggiornato regolarmente. (Sì, direi che ci siamo, almeno negli ultimi mesi...)
  2. Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive. (La mostro? Lo spero. Comunque c'è.)
  3. Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori. (La favorisco? Davvero? Beh, che io la favorisca o meno, mi fa piacere leggere commenti e osservazioni, quindi, beh, grazie, ecco.)
  4. Offre contenuti e informazioni utili e originali. (… Li offro? Davvero? Siamo sicuri? Io la prendo per buona e mi bullo, eh!)
  5. Non è infarcito di troppa pubblicità. (… beh, di questa posso essere ragionevolmente certa xD)
Quindi, ringrazio ulteriormente Briciole di Pollicino, davvero. È un gran complimento, questo premio. Lo apprezzo molto. Anche perché notoriamente sono così poco affidabile che non mi si lascia in custodia neanche una barattolo vuoto, quindi fa piacere sapere che almeno questo blog lo sto gestendo 'non troppo male'.
Ora! Cosa deve fare chi riceve il premio? Scrivere un post in cui si ringrazia chi l'ha nominato e quindi scegliere altri 5 blog cui girare il Premio, i quali ovviamente devono seguire tutte le regole lì sopra. Ovviamente, poi bisogna farlo sapere ai premiati, avvisandoli sul loro stesso blog.
… L'ultima volta ho impiegato quasi 3 ore. Vediamo quanto ci metterò questa volta, dai.


Beh, tutto sommato alla fine ho impiegato poco meno di un'ora, anche se frattanto mi si è mezzo impallato il computer e ho dovuto sgridare i gatti un paio di volte. Che altro dire? Grazie ancora.
E ora, visto che sono le 12.30, è bene che io mi tolga di dosso il pigiama e cominci a comportarmi come se fosse giorno. Buona giornata a tutti :)

domenica 11 marzo 2012

Due recensioni in un colpo solo - Roddy Doyle e John Fante

Buongiorno a tutti! Oggi mi sono alzata proprio di buonumore. Veramente. Sarà che negli ultimi tempi sento che sto lavorando a qualcosa, sarà che esco un po' di più – madre mi ha amorevolmente regalato un biglietto dell'autobus da 8 corse, che Chi-di-dovere la benedica – oppure sarà che ho ripreso a leggere a letto, prima di addormentarmi. Sarà che mia sorella arriverà in Italia tra meno di una settimana, dopo sei mesi di Germania, per una piccola vacanzuccia e potrò respirare la sua presenza per una decina di giorni.
Eccomi qui, domenica mattina, il pancino pieno e gli angoli delle labbra che tendono al soffitto. Ieri ho finito di leggere entrambi i libri che stavo leggendo negli ultimi tempi, uno di pomeriggio e l'altro prima di dormire, sotto il calduccio del piumone. 'Aspetta Primavera, Bandini' di John Fante (Einaudi, 1938) e 'Paddy Clarke Ah Ah Ah!' (1993, Guanda) di Roddy Doyle
Negli ultimi tempi non mi capitava più di leggere più libri contemporeaneamente. Mi concentravo su uno e finchè non l'avevo finito non iniziavo altro. Però con questi no, stavo leggendo Doyle che m'è venuta voglia di leggere Fante. Mi hanno chiamato insieme, in contemporanea. Ed è buona educazione rispondere, via.
È stata una lettura, effettivamente, un po' confusionaria. Ammetto che ci sono degli atti che non ricordo se appartengano a Paddy o ad Arturo – personaggio principale di 'Aspetta Primavera, Bandini', figlio di Svevo Bandini. Ci sono delle forti similitudini nei loro giochi, nel loro atteggiamento verso i fratelli minori, verso i genitori, verso i compagni di classe, verso gli insegnanti... si macchiano le mani e poi si perdonano. Nel rapido ed evanescente pentimento di Arturo è presente una componente cattolica, un timore dell'inferno che metterà a tacere correndo a confessarsi. Paddy no, non riflette sulle proprie malefatte, rimane un bambino ingenuo anche nelle sue crudeltà fino quasi alla fine del romanzo.
Non mi piaceva, Paddy, inizialmente, così come non mi piaceva Arturo. Se fossimo stati compagni di classe li avrei sicuramente tenuti alla larga. Prepotenti, spargono una strana crudeltà senza reale cattiveria attorno a loro. Mentre Arturo agisce d'impulso, senza pensare, c'è una certa fredda logica in Paddy. Una negatività forte, disturbante, che influenza tutta la lettura. Paddy ha dieci anni, Arturo ne ha quattordici. Sono ragazzini, non dovrebbero essere così spietati.
Forse è stato questo a disturbarmi, il ricordo. Quando si cresce si tira una mano di vernice su quanto non ci è piaciuto della nostra infanzia. O meglio, su quanto abbiamo fatto che, a ripensarci, ci fa stare male. Dà fastidio quando il personaggio di un libro arriva e gratta via la vernice secca, ricordandoti che neanche tu sei stato un angioletto. A ripensarci, posso io prendermela con Paddy o con Arturo? Ho la coscienza così linda e candida da potermi permettere di additare uno dei due? Occhi negli occhi e mano sul cuore, no. Proprio no. La mia classe delle elementari sarebbe stata idilliaca, senza di me. O forse ero ciò che impediva ad altri bulletti di sorgere dai banchi e dettar leggere, non lo so. Però ero veramente uno sterco di bambina.
Ad ogni modo, mettiamo ordine nelle trame.
John Fante
Arturo ha quattordici anni, due fratelli minori, August e Federico, una madre ultra-religiosa e un padre muratore. Sono poveri, è inverno e il lavoro scarseggia. La rabbia del padre verso la condizione della famiglia si riflette in Arturo, che odia essere povero e ancora di più, odia essere italiano. Vorrebbe essere americano, vorrebbe evitare gli sguardi compatiti delle suore, vorrebbe che Rosa gli rivolgesse almeno un sorriso. Arturo è violento e rabbioso, August ha l'animo pio e religioso, pronto al perdono e con sogni di tonache. Federico è un bambino, ancora non è pienamente. 'Aspetta Primavera, Bandini' è lo scorcio di un frammento d'inverno nella loro vita, il racconto di una crisi narrata dai loro occhi stanchi. Il perfetto scorcio di famiglia italiana in America.
Roddy Doyle
Paddy, invece ha dieci anni, è irlandese e vive in Irlanda, quindi il tema dello spaesamento culturale non lo sfiora neanche. Tutto va bene, all'inizio, Paddy ci racconta tutto in prima persona, saltando da un momento all'altro proprio come se fosse un bambino a parlare, la sua mente che corre veloce scortata magari da una parola che gliene porta in mente un'altra e poi un'altra ancora. Il fratellino si chiama Francis, ma tutti lo chiamano Sinbad. Paddy lo odia, perché è suo fratello minore, ma allo stesso tempo non può evitare di volergli bene. È uno strano legame. Paddy ci racconta dei giochi che fa con gli altri, dei guai che combina. Mi ha irritata più volte, lo ammetto, mi chiedevo come facesse questo ragazzino a non pensare ai problemi che creava agli altri. Kevin è il suo migliore amico e il capetto della sua banda. Continua così per un po', attimi di famiglia e consapevolezza, poi via a fare scorribande tutti insieme.
Poi, a una cinquantina di pagine dalla fine, qualcosa cambia. È come se nella mente di Paddy crescesse un ragazzo, dove prima c'era solo un bambino. Non la chiamerei 'coscienza', ma non saprei neanche che altro nome dargli. I suoi occhi vengono sostituiti con occhi più lucidi e attenti, la riflessione si aggiunge all'istinto. Prima di quelle poche decine di pagine mi chiedevo dove se lo fosse preso ''… l'espressione più bella della sua umanità, della sua capacità di amare'' chiunque avesse scritto il retro della copertina. Poi l'ho capito, era lì alla fine.
La famiglia di Paddy e la famiglia di Arturo hanno un altro punto in comune, che adesso non dico qual è che sennò esagero. Subiscono entrambe lo stesso colpo disorientante, anche se in modo diverso. Sono entrambi romanzi amari, crudi, dolorosi.
Vorrei andare in Irlanda. Vorrei sincerarmi, coi piedi ben piantati sull'asfalto di Dublino, se italiani e irlandesi sono simili come sembrano, a leggere Doyle e McCourt. È da un po' che me lo chiedo.
Ad ogni modo, sono entrambi romanzi che consiglio caldamente a chiunque abbia voglia di farsi scricchiolare un po' il cuore, ma senza sdolcinatezze o romanticisimi, perché entrambi gli autori ne sono avari. Io li ho adorati. Non è l'opera migliore che io abbia letto di Doyle, ma di certo mi ha smosso dentro.
Quindi, vi auguro una buona giornata, una buona lettura, un buon 'qualcosa che dovete fare, vedete un po' voi cosa'. A prima o poi :)

venerdì 9 marzo 2012

Lamentezioni del tempo che non c'è e di quant'altro mi sia venuto in mente.

Buongiorno a tutti! Oggi mi sono svegliata tardissimo, a un soffio dalle undici, complice l'immancabile coca(cola) sorbita in quantità ieri sera, che mi ha fatto prendere sonno più o meno all'ora in cui si svegliano le galline. Perché dai, senza coca, che pizza è? Voglio solo rammaricarmi del fatto che mia madre, obbligandomi a guardare tutte le sere L'Isola dei Famosi – sigh – è riuscita a farmene quasi appassionare. Vi prego, aiutatemi. Devo disintossicarmi.
Tra l'altro giusto stamattina, dopo i bei post super-feminist-power dei giorni scorsi, rinfrancata dai vostri illuminati commenti, mi son dovuta imbarcare in una discussione senza capo né coda per un commento che ho fatto su un link di Facebook, che recitava le millemila doti della donna: l'istinto materno, la propensione all'affetto, alla cura, la sensualità già a tre anni (?!) e altre amenità. E la tizia che l'ha postato si chiedeva pure da dove derivasse il mio serafico 'Ma anche no.'. Stendiamo un velo pietoso, via.
Ultimamente non sto leggendo moltissimo. Non quanto vorrei. Le mie giornate sono in buona parte occupate da:
  1. Lettura e correzione della tesi di un'amica.
  2. Sceneggiatura di un fumetto creato in tandem con un'altra amica (Non veggo l'ora di vederlo disegnato da ella)
  3. Idealmente, dovrei/vorrei riuscire a scrivere qualcosa di mio, anche se negli ultimi tempi mi si paralizzano le dita davanti ai fogli candidi di OpenOffice.
  4. Eventualmente, dovrei anche ricominciare a studiare. Di brutto. Specialmente giapponese. Sento già il cervello che si fa carta e l'anima che mi si auto-combustiona, ma s'ha da fare.
  5. Rimanere in umile e triste silenzio quando mammina mi fa notare che sto tutto il giorno davanti al computer e non sapere come e se ribattere. Effettivamente ci passo un bel po' di tempo, ma tornare a inchiostro e pergamena non mi sembra molto pratico...
Comunque, ultimamente sto leggendo due libri, 'Paddy Clarke Ah Ah Ah!' di Roddy Doyle e 'Aspetta primavera, Bandini' di John Fante e mi stanno piacendo parecchio entrambi. Spero di recensirli presto, soprattutto Doyle che è una delle mie divinità personali.
Anzi, se qualcuno volesse consigliarmi un altro scrittore del tipo 'Irlandese-arrabbiato' si faccia avanti, che è un periodo in cui me ne sciropperei a quintalate. Tranne McCourt, che già lo conosco.
Sì, lo so, questa non è affatto una recensione. Forse dovrei creare un altro blog, così ne tengo uno per le recensioni 'pure' e l'altro per i fattacci miei. Ma mi è già difficile gestirne uno, con due mi s'avvizzirebbero le vene.
Beh, chiudo qui, che tanto non ho molto da dire. Anzi, in realtà niente. Volevo solo fare due chiacchiere prima di sbucciare i peperoni. Che poi 'fare due chiacchiere' è usato in modo improprio, ma vabbè, facciamo finta di nulla.
Buona giornata, buona lettura, eventualmente buoni peperoni e... e boh, vi auguro di trovare ottime scuse, se ancora vivete con i genitori, per il lungo lasso di tempo che passate innanzi al computer. In caso, passatemele, vi prego.

giovedì 8 marzo 2012

Ancora dalla parte delle bambine - Loredana Lipperini

E alla fine ci siamo arrivati. Oggi è la GIORNATA della donna. L'otto marzo. Ieri ho postato una sequela di lamentazioni, un paio di riflessioni semi-serie e la mini-recensione di un libro, 'Questioni di genere'. Oggi... beh, altre lamentazioni, no?
No, tranquilli. Oggi parto subito col libro.
Frequentavo ancora le superiori, quando me lo sono ritrovato tra le mani. Aveva appena finito di leggerlo un'amica che stavo ospitando in quel periodo e, trovandolo interessante, le ho chiesto di lasciarmelo. Non avevo mai letto così velocemente e con tanta voracità qualcosa che non fosse narrativa. Il naso incollato alle pagine, le mani strette e gli occhi spiritati. Sì, quando una lettura mi prende sono più o meno così. Una specie di psicopatica. Se poi aggiungiamo che mi passo le mani tra i capelli fino a sembrare un misto tra Sweeney Todd e il Dr. Emmett Brown, l'immagine si fa ulteriormente inquietante.
Ad ogni modo.
'Ancora dalla parte delle bambine', di Loredana Lipperini (della quale seguo con costanza e amore il blog, se vi interessa è il link è lì a sinistra) pubblicato da Feltrinelli nel 2007, prefazione di Elena Gianini Belotti, già autrice nel 1973 di 'Dalla parte delle bambine'.

È una lettura dolorosa, che fa rabbrividire e indignare a più riprese. Gli argomenti sono variegati e spaziano dalle prime socializzazioni all'asilo e alle elementari fino alla fruizione dei media, alle pressioni da parte della società subite dalle neo-mamme. Una delle cose che più ho apprezzato è l'aderenza all'attualità: la Lipperini discute infatti di social-network, delle tendenze, dei troll maschilisti che attaccano qualunque blogger si dedichi ad argomenti scientifici o tecnici, come se fosse un'invasione di campo estranea e ostile. E ancora, i cartoni animati, le serie tv in voga ancora oggi, dalle Winx a Sex and the City. Riviste per ragazzine, periodici per perfette genitrici e analisi delle immagini pubblicitarie. Bambini che scrutano l'orizzonte con cipiglio eroico, magari con una natura lussureggiante e misteriosa come sfondo, il corpo proteso verso l'avventura e il contrasto stridente con bambine/bambole mollemente appoggiate su divanetti dai colori pastello, rinchiuse in stanze rosate, le labbrucce imbronciate, le gambe nude e le spalle scoperte.
Si parla di anoressia e malattie alimentari, si parla dell'altissima e preoccupante incidenza della violenza fisica o sessuale di cui sono vittime – nel 2007 – il 31,9% delle donne tra i 16 e i 70 anni.
Posso uscire dal libro e dire la mia?
Credo di non conoscere nessuna ragazza che non abbia mai subito almeno una pacca sul sedere, una mano morta sul tram, una stalkerata, qualche apprezzamento pesante per strada, un'alzata di gonna o quant'altro. Sono cose ovvie, che 'succedono', apparentemente inoffensive. Eppure io ricordo ancora come mi sono congelata quando, per la prima volta, un vecchio porco (definizione assai Bukowskiana) mi ha strizzato una chiappa per strada. Avevo dodici anni e indossavo un paio di jeans vecchi di mio padre tenuti su da una cintura e una vecchia camicia sgualcita di mio nonno. Sì, ero una vera fashion-victim. Eppure questo vecchio mi ferma, mi rivolge la parola e mi palpa il culo. Onestamente, non me l'aspettavo. Rimpiango ancora le urla che non gli ho tirato. Le ho rimpiante quella volta, le ho rimpiante le volte successive. Perché sono cose che capitano, è inutile nascondercelo. E non è che lo dico come fosse la confessione del secolo, non mi sveglio certo di notte con la mano di quel vecchio a palparmi l'anima. È che qualche giorno fa giogioneggiavo su Facebook e mi sono imbattuta in questo link sul sito Giornalettismo. A disgustarmi non è stato l'articolo in sé, che tratta dell'aumento esponenziale delle molestie a Istanbul. Oddio, mi ha fatto un po' rabbrividire anche questo. Ma per capire i brividi di disgusto che mi hanno sconvolta dovete leggere in basso, nella discussione. Tante donne che s'indignano, un maniaco che tesse le lodi delle toccatine sui mezzi pubblici e un maschilista misogino che getta la colpa sulle donne che si vestono da meretrici (notare gli sforzi per mantenere un tono educato) e che fanno quindi violenza sul povero ometto che deve resistere alla condizione di abusarne. Cioè, ma...
Ok, la logica è condannabile da così tanti punti di vista che non ho nemmeno bisogno di elencarli. Va da sé che il tizio è frustrato e limitato. Ma esiste.
Torniamo ad immergerci nel libro, anche se per poco, ormai ho quasi concluso questa recensione un po' amara. La Lipperini cita diversi studi – le numerose citazioni riportate in grassetto, prese dal mondo della politica, dei media o della cultura arricchiscono e completano l'opera – tra i quali alcuni si riferiscono alla sfera ludica nell'infanzia. I giocattoli. La professoressa di sociologia ci narrava di quanto disperatamente avesse dovuto lottare con suoceri e genitori per poter regalare al figlio maschio la bambola che lui stesso aveva chiesto. I giocattoli ci forgiano il carattere, c'è poco da scherzarci. Sarei stata una lettrice, se non mi avessero regalato dei libri? E se mi avessero negato le costruzioni o le tartarughe ninja, ora mi vestirei di rosa e mi truccherei sempre prima di uscire? O se viceversa non mi avessero lasciata giocare con bambole e Barbie, ora avrei i capelli rapati a zero e passerei le giornate a parlare di macchine e motori? Dai, lo sappiamo che sto generalizzando senza pietà. Le tipizzazioni facili e gli stereotipi sono quanto ci viene propinato dai media, dopotutto. Mi permetto di scherzarci perché ne sono consapevole. I bambini non lo sono, però. Loro dovrebbero essere tenuti lontani da queste facilonerie mentali in cui sono al contrario immersi, come in una melma vorace di sessismo e pubblicità scontate. Altrimenti cosa diventano?
Chiudo qui. Vorrei potervi rivolgere un qualche augurio in sincerità, ma sono due minuti buoni che scrivo e cancello, quindi rinuncio e basta. Magari l'anno prossimo saremo tutti più sorridenti e propositivi. Magari un osservatorio sulle differenze di genere nelle televisioni... e continuiamo a sognare, via.
Buona giornata a tutti, ecco. Quale che sia.

mercoledì 7 marzo 2012

Sai cosa ci farei con quella mimosa? - Questioni di genere

Domani è l'8 marzo. La festa della donna. È da un po che si sente quel fiorelloso qualcosa nell'aria, vero? Link su Facebook, articoli sui blog, volantini con uomini nudi che svolazzano per le strade, allergici al polline che cominciano a soffocare. Quest'anno, però, vorrei dire qualcosa anch'io su questo tema, quindi metterò la mia faccina virtuale sul tema della condizione della donna, che mi sta a cuore come pochi altri temi.
Ho letto che in Italia muore una donna ogni tre giorni, uccisa da un fidanzato o da un marito. Il movente che ricorre più spesso è la gelosia. È curioso come la disperazione per un amore finito si risolva tanto spesso in un efferato omicidio. Curioso e terribile. Laddove una donna è solita piangere e incolparsi, un uomo cova risentimento e trama vendetta.
Oh, non venitemi a dire che sono una femminista fissata e divorata dall'invidia del pene e altre menate. Tanto per cominciare, sì, sono femminista e questo dovrebbe anche essersi capito da un po'. Per quelli poi che son convinti che le femministe vogliano spodestare la Fallocrazia, mettere gli uomini in catene e obbligarli alla suddittanza, beh, c'è poco da fare contro l'ignoranza storica. Siamo seri, via. Le femministe vogliono l'uguaglianza, non la guerra tra i sessi. Ce l'abbiamo l'uguaglianza? Fino al giorno in cui non mi ritroverò a guardare uomini mezzi nudi che danzano sinuosi a fare da contorno a donne in tailleur in televisione, allora mi sa proprio che non ci saremo ancora, a questa benedetta uguaglianza.
Ho una cotta intellettuale per la mia professoressa di sociologia. È una di quelle donne che intravedi forti e sicure dietro un velo di sorrisi e allegria. Con lei ho dato ben due esami – passati anche bene, tra l'altro – e uno di questi era molto incentrato sulla sociologia di genere. Il corso è stato sommamente interessante e vorrei, prima di entrare nel vivo della recensione – perché sì, più avanti parlerò di un libro – riportare un piccolo aneddoto.
Era una lezione sulla rappresentazione dei generi nelle pubblicità. Analisi dell'immagine, dei colori, delle tipizzazioni. Donne oggetto, donne bambine, donne bambole... Ad un certo punto ci viene proposta l'immagine di una nota campagna pubblicitaria di Calvin Klein, che in molti paesi – e ci credo – ha fatto scandalo ed è stata ritirata.



Ora, io non so cosa ci vedete voi. Fate conto che l'ho trovata con la dicitura 'Gang-Rape'. Perché è questo che rappresenta, uno stupro di gruppo. Una donna che viene tenuta ferma per terra da un tizio e altri tre in attesa del proprio turno. Discutevamo di quest'immagine, quando un tizio, che qui chiamerò Cretino – un po' perché non ne conosco il nome e un po' perché onestamente è il primo aggettivo che mi viene in mente – salta su con questa sfavillante opinione: non è stupro, è sicuramente consenziente, infatti non sta lottando. La professoressa, con estremo garbo, anche se potevi chiaramente vedere le sue narici vibrare, ha ricordato che in momenti di estremo pericolo e minaccia, a volte la reazione più istintiva è congelarsi. Se sei circondata da quattro bestioni che intendono zomparti addosso, magari puoi cercare di ribellarti – e buona fortuna – oppure puoi scegliere di assecondare e sopravvivere. Una lunga, esaustiva spiegazione da parte della professoressa. Poi Cretino, dandoci una personalissima interpretazione di violenza sessuale, arguisce che, dopotutto, alla donna della foto è andata bene, sono dei bei ragazzi.
Ah beh, certo. Chi non sogna di essere stuprata da un gruppo di aitanti bestioni oliati? C'è la coda, proprio. Ora, tralasciando gli auguri che gli porto di carcere, saponette cadute e compagni di cella superdotati, andiamo avanti. Questo era solo per far capire quanto spesso accade che un essere umano di sesso maschile, circondato da donne, nel mezzo di un percorso di studi umanistici, possa comunque rivelarsi un demente sotto questo punto di vista.
Ad ogni modo, il libro di cui intendo parlare ci è stato presentato durante questo corso di sociologia. S'intitola 'Questioni di Genere', edito dal Mulino e l'autore è Robert W. Connell. Tra l'altro la mia esimia professoressa ne ha scritto l'interessantissima prefazione. Lo consiglio caldamente a chiunque sia interessato all'argomento, perché ne parla in toni assolutamente comprensibili da qualunque lettore (tranne che da Cretino) anche se non ha mai svolto studi sociologici e riporta una serie di aneddoti illuminanti, stime e studi assai variegati.
Ad esempio, io ho trovato straziante e illuminante il saggio 'Gender Play', di Barry Thorne, su come vengono vissuti i generi sessuali durante le scuole elementari. La differenza delle aspettative da parte degli insegnanti, i momenti in cui bambini e bambine giocano separatamente o addirittura gli uni contro le altre, quel triste momento in cui il bambino impara a sentenziare e la bambina a subire.
E poi la storia dei movimenti femministi, come si sono susseguiti, come sono stati accolti o osteggiati. Le donne nel lavoro, il famoso 'soffitto di cristallo', statistiche che fanno rabbrividire, studi falsati su una supposta supremazia maschile.
Una cosa che mi è rimasta molto impressa è come sia stato ribaltato un vecchio assioma. Ebbene, gli uomini non sono al potere perché resi più aggressivi dal testosterone. Sono le posizioni di potere a determinare un aumento nella produzione del testosterone.
E ancora, la nascita degli studi scientifici di genere, la comunità scientifica che accetta l'uguaglianza e un lato minoritario della stessa – spesso per nulla scientifico, eppure molto più incidente – che si cristallizza su improbabili spiegazioni delle – poche – differenze riscontrate.
Avrei voluto parlare di più di questo libro, ma purtroppo si trova in terra straniera con mia sorella. Sigh. Perciò, giusto per non incappare in grossolani errori, mi fermo qui.
Questo è il mio primo post dedicato alla festa della donna, che ripudio. Non dovrebbe essere una festa. Cosa c'è da festeggiare? Se fosse una 'Giornata della donna' sarebbe tutta un'altra cosa. Vorrei dibattiti nelle scuole, programmazioni televisive tematiche, commemorazioni storiche di tutto ciò che le donne hanno subito nella storia, riflessioni sull'uguaglianza e perché tarda così tanto ad arrivare. Non raccontiamoci cavolate, se fossimo in condizione di parità non avremmo tutte queste donne massacrate nei telegiornali, né dementi che ad ogni stupro saltano su col caro vecchio 'Se l'è cercata, aveva la minigonna'. Tralasciando il fatto che questi crimini hanno smesso da un po' di fare notizia e vengono riportati solo i casi più eclatanti. Yeeee. Buona festa, eh.

martedì 6 marzo 2012

Ciò che non dovrebbe mai mancare dalla libreria di una bambina - Ronja

Buongiorno a tutti. Questa mattina mi ha svegliato il temporale, intorno alle cinque. Pioggia, vento e grandine. Mi ha anche un po' allarmata, perché qui si sa che basta un po' d'acqua perché frani tutto. Fortunatamente non è successo nulla e stamattina il sole risplende allegro e tranquillo, le strade appena bagnate sono l'unico segno dell'acquazzone di poche ore fa.
Forse è stato questo temporale inaspettato a suggerirmi la recensione che vado a cominciare.
Questa mattina, infatti – anche se sarà quasi pomeriggio, quando pubblicherò il post, considerando quanto sono svelta – intendo scrivere di uno dei libri che più ha segnato la mia infanzia e che sicuramente ho già citato qua e là, tra una recensione e l'altra. 'Ronja', di Astrid Lindregn. La mia copia – che in realtà sarebbe di mia sorella, ma soprassediamo – è ingiallita, con gli angoli smussati e la copertina percorsa da pieghe simili a cicatrici. È una vecchia edizione dei Miti Junior Mondadori e un bollino recita un prezzo che mi fa sorridere con nostalgia. 6900 lire. Quale libro, ormai, costa 6900 lire?
Ma andiamo avanti.
Ronja.
Ronja è la protagonista assoluta del libro, una bambina coraggiosa e vivace, figlia di Matteo, capo dei briganti che abitano Castelmatteo, nel bel mezzo del Bosco Matteo. La storia si apre con la nascita di Ronja, l'ansia amorevole del padre, un tremendo temporale e le grida selvagge delle strigi. Lovisa, la madre, canta in attesa della nascita della bimba, nella speranza che nasca allegra. E quando la piccola Ronja si affaccia al mondo, Matteo va in estasi e la banda festeggia. Una bambina dagli occhi vispi e accesi, che sembra già capire tutto. E, soprattutto, l'erede di Matteo. E proprio quella notte, un fulmine colpisce nel mezzo Castelmatteo, formandovi un immenso cratere: il castello rimarrà diviso in due parti, separato solo da quella che i briganti chiameranno 'Bocca dell'Inferno'.
Gli anni passano veloci e allegri. Ronja cresce circondata dal goffo affetto di una banda di briganti e dall'amore solido della madre, Lovisa. Ritenuta ormai abbastanza grande per poter girovagare e crescere ulteriormente, Ronja viene lasciata libera di andare in giro per il bosco e per tutto Castelmatteo, ma solo dopo aver ascoltato le numerose raccomandazioni del padre apprensivo. Fare attenzione a non cadere nel torrente, fare attenzione a non cadere nella Bocca dell'Inferno, fare attenzione a non perdersi nel bosco... E Ronja farà attenzione a tutte queste cose, prendendo il padre molto alla lettera, mettendosi appunto a camminare vicino al torrente, spingendosi più avanti nel bosco, saltando da un lato all'altro della Bocca dell'Inferno, per poter effettivamente fare attenzione a non cascarvi. La logica infantile.
Sarà sulla Bocca dell'Inferno che incontrerà Birk. Si scruteranno da un lato all'altro dell'abisso, due bambini, due figli di briganti, ma di clan rivali. Birk, figlio di Borka, l'acerrimo nemico di Matteo, che impazzirà di rabbia quando verrà a sapere che l'altro lato di Castelmatteo è stato occupato nottetempo dalla banda di Borka. Castelmatteo e Forte Borka e tra loro la Bocca dell'Inferno.
Mi fermo qui. 'Ronja' è un racconto commovente, dolce e vivace. Svelto, perché gli avvenimenti si susseguono veloci tra le pagine, ma intenso. Il ritratto di una ragazzina forte e selvaggia e del bosco che tutti noi vorremmo poter visitare, da piccoli, abitato da creature fantastiche e pericolose – le strigi, i griginani, i culotti e gli ombrignomi. Una freccia che si conficca nel profondo del lettore.
Che altro dire? Ho amato questo libro. Non ricordo bene che età avessi quando l'ho letto per la prima volta, dovevo avere intorno ai dieci anni, ma rileggendolo mi ritrovo persa ancora adesso, a vagare per Bosco Matteo.
Sottolineo, già che ci sono, l'affetto smisurato che provo per Ronja. Lei è stata il mio primo esempio letterario. Ci sono quei personaggi che ti viene da dire 'Voglio essere così. Sarò come lei.' e Ronja per me è stata la prima. Mia sorella una volta mi ha detto che sono venuta su così grezza e mascolina perché desideravo essere forte e vedevo la forza nell'essere uomo. Io non credo sia andata proprio così. Curiosamente, non ricordo di aver mai seguito un esempio maschile. Ho seguito Ronja. Più tardi, ho seguito Lyra e Tonks e ho adorato Mulan al di sopra di ogni altro film Disney. Se avessi letto la Trilogia di Bartimeus o le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco da piccola, sono certa che mi sarei aggrappata all'immagine di Kitty, di Arya e di Brienne. Ma questi, dopotutto, sono affari miei, riflessioni personali e non vedo perché debbano interessarvi. Forse voglio solo lanciare uno spunto su quanto influiscano le letture sul nostro carattere. O più probabilmente sono semplicemente ricaduta nello sproloquio selvaggio.
Ad ogni modo, per questo capolavoro vale quanto ho detto per Strega come me e La figlia della Luna. Se avete nipotine, figlie di amiche, figlie vostre, giovanissime vicine di casa annoiate, regalateglielo. Poi rubateglielo.
E, come sempre, buona lettura :)

domenica 4 marzo 2012

30 giorni di... No, scherzo.

Buongiorno a tutti! Eh, lo so, l'evento per me è ormai terminato, ma ormai ho quest'abitudine di sfrancicare i fattacci miei su codesto blog ogni mattina, quindi...
Ieri sera sono stata al concerto di Caparezza.
Ed è stato bellissimo. Davvero. Non solo perché ci sono andata con due amici che adoro, ma soprattutto perché l'ambiente era così allegro e gioviale che mi ha riempita di una felicità estatica. Io sono un animale da concerti - ove mi tramuto talvolta in una pericolosa belva, mi scuso con tutti quelli che travolgo nella foga - e mi è capitato spesso di trovarmi un po' a disagio nella bolgia. Cori di bestemmie, gente che protesta al minimo ritardo, che minaccia, che lancia bottiglie, che spinge prima ancora che la musica sia partita, che comincia a pogare a caso rovinando dolci ballate... Ne ho viste un po' di tutte, via. Invece ieri sera no. Ieri sera è stato allegro e luminoso e gioviale. Dietro di me c'erano delle ragazzine sotto i dieci anni e ci sono rimasta basita quando mi sono resa conto che sapevano i testi a memoria. Caparezza, forse dopo averle notate, ha allontanato il microfono dalla bocca durante un paio di parolacce. E' stato così simpatico e compartecipe e grato di ogni cartellone, così sorridente. E sono certa di averlo visto mentre si asciugava una lacrima, alla fine di 'Sono un eroe'. Ha commosso anche me, mi ha ricordato i sacrifici che mia madre fa ogni giorno per farmi studiare. Non che me ne dimentichi, però è anche bene che qualcuno celebri queste immolazioni di tempo e fatica e sudore, ogni tanto. Voglio dire, se lo merita, no?
E poi ha fatto quasi tutte le mie canzoni preferite. E tra un pezzo e l'altro c'erano esilaranti siparietti comici, la musica era perfetta e la voce pure. Non si è impappinato neanche una volta e, considerando la velocità della parlata, ciò gli fa onore. Gli fa onore anche l'aver quasi riempito il palazzetto dello sport di una città considerata quasi morta.
Cioè, dai, una serata stupenda. Dovesse capitare dalle vostre parti, andateci. Sono ancora piena di sorrisi.


Forse ne parlo anche perché so quanto spesso viene sottovalutato dai 'detentori della verità musicale'. A volte chi non conosce i suoi testi lo taccia di una superficialità che non lo intacca neanche di striscio. Canzoni sprofondate nei problemi del nostro paese e le mani tese verso la speranza...
Ad ogni modo! Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la letteratura. Me ne scuso. Ogni volta mi riprometto di non farlo più, di non andare a mescolare i fatti miei o i miei gusti con un blog che vorrebbe solo parlare di libri. Poi me ne dimentico, faccio finta di niente. Ormai non lo dico più, tanto so che prima o poi ci ricasco.
Fino ad allora, buon ascolto :)

sabato 3 marzo 2012

30 Giorni di Libri - Ultimo Giorno

Ebbene sì, è l'ultimo giorno. Ultimo ultimo. Possibile che io mi senta malinconica perfino per 'ste piccolezze? Voglio dire, si tratta di un evento Facebook. E' durato un mese. Me ne sono pure dimenticata un paio di volte - in realtà, tre - quindi che senso ha dispiacersene? E invece son qui, seduta davanti al pc, col sorrisino appena accennato di quando si rimpiangono i vecchi tempi.
Cioè, sopprimetemi che facciamo prima.

30) Un libro che ti ha commosso.

... Dannazione.
Non è che ce n'è uno solo. Anzi. Quando mi ci metto posso diventare una specie d'inesauribile fontana salata.
Dunque, dunque, dunque.
Sono un po' indecisa, tanto per cambiare.
La morte di Sirius in Harry Potter e l'Ordine della Fenice mi ha distrutta.
Ma la morte inaspettata di un personaggio - OVVIAMENTE non dico quale - in 'Il Grande Nulla' di James Ellroy, uno dei miei libri preferiti in assoluto, mi ha fatta star male per mesi.
Se ci ripenso mi brucia ancora adesso e l'ho letto... quando? Secondo, terzo anno delle superiori?


Beh, che dire?
Buona giornata e buona lettura, fino alla prossima recensione :)
(e, conoscendomi, ci vorrà un po')

venerdì 2 marzo 2012

30 Giorni di Libri - Giorno 29

Buongiorno a tutti! Oggi mi sono alzata gonfia di buonumore, straordinariamente presto. Mi appresto a rispondere alla penultima domanda di questo lungo evento. Forse mi mancherà un po'. Mi toccherà tornare a scrivere recensioni serie, ahahahah!

29) Un libro che devi ancora leggere.

Beh, non è che ce ne sia uno...
Pastorale Americana di Roth, mi ispira da un sacco ma l'ho trovato in libreria solo ieri.
E ieri non avevo soldi con me.
1984, ce l'ho in libreria da anni ma ancora non riesco a cominciarlo.
I tre moschettieri di Dumas.
Il rosso e il nero di Stendhal.
E chiudo qui, rischio di andare avanti tutta la mattina.


Per la penultima volta, buona giornata e buona lettura.

giovedì 1 marzo 2012

30 Giorni di Libri - Giorno 28

Buongiorno a tutti! Questa mattina mi sono alzata tutta ilare che volevo fare un passo in biblioteca. Poi ho scoperto che c'è sciopero dei mezzi. Tanto per cambiare. Non per essere pignola, ma... perché? Qual è la ragione? No, davvero, non è ironia, giuro che non lo so. So che ogni tot c'è uno sciopero di cui nessuno capisce il motivo e nessuno si muove di casa senza macchina. Ricordo che il governo (brrrr) Berlusconi era appena caduto e si era insediato il governo Monti da qualcosa come due-tre giorni. Non avevano ancora messo le chiappette sulle poltrone che, TAM!, sciopero. Ma per cosa, Domineddio?!
Vabè. E' evidente che i trasporti pubblici ce l'hanno con me. 

28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli.

LOL.
No, beh, dubito che il creatore dell'evento abbia presente la mia naturale predisposizione alla presenza infantile.
Oddio, dipende, ci sono quei bambini fantastici e sorridenti che ti stanno simpatici sin da subito.
Poi ci sono tutti gli altri, che sono la maggior parte e che io non riesco a sopportare.
Vedo un bambino che fa i capricci e spero nella caduta di un pianoforte da un grattacielo.
Lo so, faccio impressione perfino a mia madre quando parlo così. Non ci posso far niente, via, ognuno ha le sue antipatie.
Comunque!
... Oddio, ho toccato dei tasti e sono passata alla navigazione in incognito. Oddio. Perché? Cos'è? Come la tolgo? Aiuto.
Dicevo!
Se prooooprio dovesse essere,
farei leggere agli eventuali pargoli una marea di libri.
Diana, Cupido e il Commendatore della Pitzorno.
Coraline di Neil Gaiman.
La saga di Harry Potter.
Ronja di Astrid Lindgren.
Strega come me di Giusi Quarenghi.
Tutto Artemis Fowl.
La Trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud.
Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr. Che non mi era piaciuto proprio all'inverosimile, ma penso sia importante far capire fin da subito 'Hitler = Cattivo', perché se l'eventuale pargolo mi tornasse a casa con la crapa pelata o una svastica disegnata col pennarello da qualche parte...
Ok, quello che gli capiterebbe è troppo truce e violento per questo blog.
Facciamo la bella faccina sorridente e soprassediamo.
Tra l'altro! Secondo me non si dovrebbe distinguere tra letture per bambini o bambine.
Le bambine hanno bisogno di sapere che possono essere quello che vogliono, da principessa a carpentiere
e i bambini hanno bisogno di sapere che, volendo, le femminucce possono scoperchiargli il cranio e sputarci dentro.
All'occorrenza, dico, mica come hobby.
Vista la risposta multipla che mi inibisce l'inserimento delle copertine, vi lascio una musica che mi piace assai.


Buon ascolto, buona giornata, buona lettura, buon tutto :)