lunedì 23 aprile 2012

Con una velocità che rasenta la luce...

Sono le 6.00 spaccate, le campane fuori hanno appena suonato e io sono terribilmente di fretta. Blogger ha cambiato la grafica e io non ci capisco nulla. Oggi parto per svolgere quelle oggettivamente inutili scartoffiate universitarie per attivare lo stage in biblioteca che mi parte da Giugno - Yeeee! - e poi... beh, girello. Vacanzeggio. Napoli, attendimi trepidante. Non c'è alcun legame tra questo post e il video, comunque. Solo che mi piace questa canzone.


Vi saluto velocemente che devo ancora lavarmi. Per la prima volta, non rileggerò il post prima di pubblicarlo. Quale coraggiosa avventatezza!

venerdì 20 aprile 2012

''Le invio un manoscritto. Attendo contratto'' - Aldo Moscatelli

È la seconda volta in poco tempo che mi ritrovo a parlare di quanto ho trovato su questo blog, ancora un po' e la proprietaria finirà per credermi una stalker. Ad ogni modo. L'altro giorno stavo, appunto, vagheggiando per blog. Tra l'altro, non trovate affascinante il ponte che la rete costruisce tra link e link? Io lo trovo meraviglioso. Saltelliamo da una pagina all'altra, esploriamo un argomento da tutti i punti di vista interessati, ci caliamo in tutte le parti possibili di una stessa questione e tutto con l'ausilio di mouse. Clicchi e sei altrove, nella testa di un altro. Non è spettacolare?
… cosa volete che vi dica, io sono ancora ferma al Commodore64. Ogni tanto mi trovo a stupirmi del funzionamento delle lampadine. L'elettricità e i motori per me sono un mistero insondabile.
Dicevo. Trovo questo post e, dopo averne letto e apprezzato le considerazioni, decido di scaricare in questa pagina l'ebook di cui si narra. Anche perché il titolo ''Le invio un manoscritto. Attendo contratto'' già mi fa sorridere, in virtù delle riflessioni che ho esternato in quest'altro post.
… questo post è l'Inferno dei link. Spero di averli azzeccati tutti.
Ma dicevo. Quest'ebook è interessante proprio per il suo voler essere un'ironica testimonianza dall'interno dell'editoria. L'autore, Aldo Moscatelli, ha creato da sé una piccola casa editrice e la gestisce con affetto, scartabellando manoscritti d'ineffabile orridume e avendo a che fare col peggio del mondo letterario.
Scarico quindi quest'ebook (gratuito) e la lettura mi prende. Sarà anche che oltre le velleità da scrittrice ho pure quelle dell'editor (della serie ''un sogno irrealizzabile non è abbastanza, vediamo di fallire su più fronti'') e mi viene facile comprendere quanto l'autore del suddetto pamphlet ha da raccontare. La sfida della piccola editoria che combatte contro orde di mala-scrittura, contro la malafede di alcuni e l'indifferenza di altri. Ammetto che la parte che mi ha trovata più compartecipe è stata quella sulla mala-scrittura, che mi sollazza particolarmente. Perché? Perché sono una brutta persona che fa delle magagne altrui il vessillo del proprio valore. Abbiamo tutti dei lati brutti, ma io mi crogiolo nell'impressione che, se li rivelo pubblicamente, prima o poi scompariranno. Comunque, anche il resto del pamphlet è fluido, scorrevole, a suo modo avvincente. So che non sono aggettivi da non-narrativa, sarà che l'argomento mi appassiona e mi interessa. Infatti l'ho letto in una sera, una tirata non-stop che mi ha fatto bruciare gli occhi e dolere la testa per ore. Già ho problemi di vista, figuriamoci a fissare uno schermo per ore. Però non volevo smettere di leggere. Davvero.
Consiglio questa lettura soprattutto a chi cova velleità letterarie, in quanto evidenzia alcuni errori assai frequenti negli aspiranti scrittori. Leggetelo. Per favore.
A parte tutto, vorrei dire la mia, come lettrice, su un paio di punti. Capisco il punto di vista dello scrittore-editore, che taccia i lettori d'indifferenza o snobismo verso la piccola editoria. È vero, senza dubbio. D'altronde, quei pochi libri derivanti dalle piccole case editrici che ho acquistato e letto presentavano in buona parte degli errori che l'editor di una BIG difficilmente avrebbe lasciato passare inosservato. Non dico che fossero brutti, ma ammetto che né lo scrittore né l'editore vi avevano lavorato abbastanza. Opere potenzialmente ottime restavano discrete, grezze, in certi casi dilettantistiche. Non posso ancora sapere se la casa editrice dell'autore di questo pamphlet sia più o meno capace delle altre che ho assaggiato. Posso dire che se editano e curano ogni opera come è stato curato quest'ebook, grammaticalmente ineccepibile e privo di refusi (peraltro gratuito), li reputo capaci e competenti, sicuramente meritevoli della mia fiducia e quindi del mio danaro.
C'è anche da dire che io, da lettrice squattrinata, sono molto, molto cauta sui miei acquisti, che ultimamente sono scesi ai minimi storici. Il mio limite massimo di spesa è fisso ai 12-13 euro da diverso tempo, che il libro mi attragga o meno. Non so cosa farei senza biblioteche nei paraggi. Rischiare di spendere più di dieci euro (più spedizione) per un libro che potrebbe rivelarsi una ciofeca... ecco, c'è da pensarci. E per quanto io possa capire il punto di vista del piccolo editore, devo anche chiedere al piccolo editore di capire quello del lettore. Non che una BIG possa garantire sempre e comunque la gradevolezza di un libro – e questo l'abbiamo imparato io e le mie finanze – ma di certo aiuta. E quando un libro riesce ad attrarre la mia attenzione grazie a titolo e copertina – che io reputo fondamentale, perché una copertina scadente per me è un segnale di possibile incompetenza anche su altri fronti – non sto a leggerne solo la trama: lo sfoglio. Leggo la prima pagina, la seconda: se mi convince, bene. Se posso permettermi di acquisirlo, bene. Altrimenti, lo rimetto lì. Negli acquisti via Internet questo non è sempre possibile, fanno eccezione quei pochi casi in cui il sito della casa editrice mette a disposizione un assaggio del libro, cosa effettivamente possibile sul sito della Casa dei Sognatori, casa editrice di Aldo Moscatelli (e anche qui tanto di cappello, perché vuol dire credere davvero in quello che si pubblica.)
Tuttavia, se non fosse stato per il post su Giramenti, non avrei mai letto ''Le invio un manoscritto. Attendo contratto'' e conseguentemente non sarei venuta a conoscenza della Casa dei Sognatori. Visto che le piccole case editrici non entrano nelle librerie, farle arrivare ai lettori va oltre il semplice difficile. Io non ho soluzioni per questo problema, quindi me ne sto zitta e mi limito ad attendere che ci pensino gli esperti.
… No, non è vero. Un'idea ce l'ho. È potenzialmente scema e probabilmente fallimentare, eh, però la trovo praticabile. Allora. Si mette in circolazione una copia di un dato libro. Una sola. Si spedisce a un blogger letterario che ne fa un post e che poi lo spedirà a un altro blogger e così via. E alla fine lo si lascia in una qualche biblioteca o... non lo so. Io la butto lì, anche a costo di fare la figura della finta espertona capace solo di sproloquiare a sproposito.

mercoledì 18 aprile 2012

Black City - Victor Gischler (Come spiazzare il lettore mettendo una vampira popona sulla copertina di un romanzo post-apocalittico)

Quest'oggi comincerò col dire che non mi sono mai imbattuta in una copertina tanto fuorviante. Allora, c'è una classica popona in copertina, pallida come un morto, con gli occhi rossi – che guardando l'immagine da vicino ci si accorge che riflettono un'esplosione alle sue spalle, perciò non so bene che gioco di specchi debba esserci dietro questa prospettiva, ma vabè – e un filo di sangue che le scende dalle labbra. E che le scende malissimo, perché non tenta neanche di seguire la linea del mento, il Photoshop è così palese da sfiorare il ridicolo. Ma a parte questo, cosa mi comunica la popona in copertina? Vampiri. Sicuramente, vampiri.
Ci sono vampiri in questo libro? No. Neanche mezza ombra. Niente creature fantastiche, niente magia, stregoneria, niente licantropi, né streghe né elfi né niente di tutto questo. Cosa me la mettete a fare una vampira popona in copertina? No, perché io questo libro l'ho adorato, l'ho trovato assurdamente brillante e me ne sono goduta ogni pagina. Ma mi sarei io avvicinata ad un libro con una copertina così? Mai. E chi si avvicina ad un libro con una copertina così, lo comprerà mai dopo aver letto la trama sul retro della copertina? No, lo rimetterebbe a posto. Quindi, che razza di target fantasma c'è nella mente del grafico?
Ma andiamo avanti.
Anzi no. Prima ringrazio calorosamente Lady Debora di Happy Red Book per avermi insignito del 'My Beautiful Blog' e Nereia da LibrAngoloAcuto per avermi assegnato il 'Premio Dardos'. Grazie, fa sempre piacere :) Ce li ho doppi, perciò non mi rimetto a fare tutta la trafila dei post appositi con relativa assegnazione, però grazie. Lo apprezzo assai.
Dicevo! 'Black City' di Victor Gischler, edito dalla Newton Compton nel 2011. In origine il titolo era 'Go-go Girls of the Apocalypse' e avrei tanto preferito che Messer Compton l'avesse mantenuto, visto che rendeva molto meglio l'idea. Tra l'altro, mi era già capitato di riferirmi a quest'opera, in questo vecchissimo post. Era questo il libro che cercavo e che, ahimè, non ho trovato. Il destino, eh?
Allora, la trama.
È accaduto, ormai da diversi anni, ciò che l'essere umano temeva. Maremoti, terremoti, inondazioni, guerre nucleari, il Parlamento distrutto e gli Stati Uniti lasciati a sé stessi. Ordine, legge, sicurezza ormai sono i bei sogni di un tempo che fu. Adesso c'è il cannibalismo, ci sono armi, c'è la legge del più forte, ci sono le Strisce Rosse. L'unica autorità riconosciuta sono i nightclub della catena 'Joey Armageddon', venti filiali sparse per gli Stati Uniti nelle quali vengono adoperate le uniche monete ancora valide, i dollari Armageddon. Lo sfondo è questo: lo sfacelo. La razza umana ridotta al suo peggio.
Il protagonista è Mortimer, che dopo il disastro ha passato ben nove anni rifugiato in una grotta nel Tennessee, in totale solitudine. Lui e le sue provviste. Ma dopo nove anni decide di scendere, perché vuole capire cosa ne è stato del mondo dopo che Internet e la radio hanno cessato di funzionare. E lì inizia il suo rocambolesco viaggio, idealmente alla ricerca della moglie Anna. Non uso spesso la parola 'rocambolesco', ma devo dire che questo libro la grida proprio. Durante il viaggio Mortimer si trasforma. Sarebbe assurdo non essere trasformati da una simile devastazione e dalla facilità con cui si uccide e si viene uccisi.
Sono pochi i personaggi secondari dotati di spessore, giusto Sheila e il cowboy post-apocalittico Bill. Per il resto sono tutti molto pittoreschi e molto funzionali alla trama, ma non per questo piatte macchiette. Spesso la loro apparizione è rapida e fuggevole, visto che i nostri sono sempre in viaggio, ma riusciamo comunque a cogliere qualcosa del loro carattere, del loro vissuto, di com'erano prima dell'Apocalisse e di come quest'ultimo abbia agito su di loro.
Va da sé che non ci sono lunghi capoversi poetici pieni di riflessioni sull'umana sorte, si tratta di una lettura cruenta ma a suo modo leggera. Un colpo di scena segue un altro colpo di scena. Alcuni salvataggi sono un po' tirati per i capelli, ma in un'opera del genere la cosa non stride e non infastidisce se non in un paio di punti. Mi ha ricordato molto il Joe R. Lansdale de 'La Notte del Drive-In', in tutto il suo sanguinario e spietato splendore. Certo, non ci sono elementi, per così dire, 'magici', né presenta tutta quell'angoscia. Però ho apprezzato molto l'energico lavoro di fantasia nella creazione dei personaggi, delle varie micro-comunità, dell'ambientazione in sé. Il Jack Daniel's è fantastico. E un'altra trovata che ho adorato e che avrei preferito fosse stata sviluppata un po' di più sono le opere d'arte. Non dico altro, che poi lo leggete e mi maledite per gli spoiler. Sto zitta. Mi liquefo. It's, oh, so quiet.
Però fossi in voi lo leggerei. Tralasciando il fatto che la Newton Compton ce lo tira dietro – in origine 6.90 euri, ma io l'ho trovato ultra-mega scontato a 2.90 – è una figata. Davvero. Posso stare ore a decantare trama e personaggi e originalità, ma alla fine 'Awesome' è la parola più attinente che io possa trovare. Stra-consigliato a tutti coloro che gradiscono il genere.
Aggiungo che l'autore è anche sceneggiatore per la Marvel, per la quale ha sfornato uno dei fumetti più assurdi, geniali e meravigliosi di sempre, ovvero 'In viaggio con la testa', protagonista Deadpool. E io adoro Deadpool.

domenica 15 aprile 2012

Come un ghiacciolo gusto disincanto sull'asfalto rovente - Il Flagello dell'Aspirante Scrittore è l'Aspirante Scrittore?

Ero lì che girellavo per blog. Ultimamente ne seguo tanti, tantissimi, abbastanza da non riuscire a leggerne tutti i post. Tempo fa ho raggiunto il limite massimo dei 300 blog e ho dovuto togliermi da alcuni per poterne aggiungere altri (non vogliatemene, ma se uno non aggiorna da 3-4 mesi, mi pare anche logico rimuoverlo per fare spazio). E così, vagheggiavo. La quasi totalità dei blog che seguo trattano di letteratura, un paio di fumetti, qualcuno di cinema e una manciata di attualità.
Un blog in particolare mi ha tenuto compagnia ieri sera, quando ho passato più di un'ora a rileggerne post sempre più vecchi. In certi punti sono scoppiata a ridere da sola, spaventando i gatti che polavano tranquilli sul mio letto. La proprietaria del suddetto blog, Giramenti, ha l'hobby di andarsi a cercare le domande postate su Yahoo da 'aspiranti-semi-forse-in-un'altra-vita-wanna-be-scrittori' e presentarcele adeguatamente commentate. E il risultato, giuro, è esilarante.
Premetto che i blog creati al solo scopo di spalare cacchina sulle altrui creazioni mi irritano, anche perché di solito le critiche che presentano si basano sul nulla più inconsistente e sulla cattiveria più becera. Come se bastasse scrivere 'La trama è banale, lo stile artefatto, illeggibile.' per rendere un manoscritto tale. Voglio dire, magari posso anche essere d'accordo sul fatto che un libro sia illeggibile, ma non sulle motivazioni, che a volte sembrano tirate su a caso come le lettere dello Scarabeo e messe insieme sottoforma di una recensione. Soprattutto, non riesco a comprendere che gusto possa mai esserci nel denigrare opere altrui. Non voglio dire che non capisco le critiche negative, anzi. Apprezzo, come lettrice, che mi si metta in guardia contro un dato libro. Ma dal criticare oggettivamente al lanciare palline di sterco ce ne passa.
Comunque, non è questo il caso. Ci tenevo solo a precisarlo, non so neanche perché. Forse per quello che sto per dire adesso. Cioè che a volte l'incompetenza è estremamente divertente, finchè non realizziamo quanto possa essere dannosa.
Apro un'altra parentesi. Ho velleità letterarie, lo ammetto. Il mio ego è tale da farmi passare ore ed ore a progettare trame e scribacchiare al pc, ripensare, cancellare, riscrivere e quant'altro. E un giorno, quando avrò finito, corretto e ricorretto e ricorretto ancora quanto avrò scritto, lo manderò ad una qualche casa editrice – che, con ogni probabilità, mi cestinerà. Il fatto è che... Cristo, ma quanti siamo? Ma soprattutto, COME siamo?
Gente che scrive 'k' al posto di 'ch', gente che non riesce neanche comprendere le sottigliezze del congiuntivo, quindi figuriamoci della successione temporale. Gente per cui 'Era una notte buia e tempestosa' è un incipit interessantissimo. Gente per cui 'Era triste e sconsolato' corrisponde ad una dettagliatissima indagine psicologica. Gente che sparge punteggiatura come Katy Perry sparge panna dalle tette. Gente che asserisce con assoluta convinzione di essere abilissima nello scrivere ma chiede in prestito trame in giro per la rete.
Ma quelli che più mi indignano non sono tanto gli analfabeti che si credono Erri De Luca (e già loro mi irritano, eh) quanto i fenomeni che guardano alla letteratura come ad una pentola d'oro da cui attingere tranquillamente. Tralasciando il fatto che sono dei poveri illusi i cui sogni di notorietà si scioglieranno come un ghiacciolo gusto disincanto lasciato cadere sull'asfalto rovente, come diavolo fanno a pensare cose del genere? La scrittura meretrice, le parole che si piegano a novanta gradi innanzi al vile denaro... che diavolo di idea si sono fatti? A 'sti punti mi viene quasi da apprezzare la presenza al mondo delle case editrici a pagamento, predatori naturali di questi piccoli Newton colpiti molto probabilmente ad un enorme cocomero. Andate, prego, prendete i loro sterili sogni di gloria e fateli a pezzi e che il vuoto nelle loro teste possa riempirsi di rammarico e delusione. È colpa di questi geniacci incompresi se le case editrici sono sempre più serrate verso gli esordienti, se fanno fatica a leggere tutto ciò che gli viene mandato, se ci mettono mesi a rispondere ad una semplice mail, se certe hanno perfino smesso di ricevere manoscritti. Non è solo colpa loro, va bene, ma vogliamo negare che abbiano almeno una parte di responsabilità?
È come se io andassi da un allenatore di basket e gli chiedessi di farmi entrare in squadra. Io che ho più la forma della palla che dell'atleta, io che cammino eretta dove gli altri devono abbassarsi, io che non arrivo agli scaffali alti del supermercato e devo girarmelo con un mestolo che mi possa facilitare l'arrivo al detersivo. Solo che non ci sarei solo io, ci saremmo io e centinaia di migliaia di altri tappi rotondetti, tutti ad accerchiare lo stesso allenatore dell'NBA per chiedergli di farci entrare in squadra. E mica come riserve, eh, titolari o niente.
Anni fa, chiacchieravo con un amico. È un tizio intelligente, nel suo campo. Un fisico nucleare, figuriamoci. Riesce a fare calcoli mentali che io manco con la calcolatrice. Infatti evito di fare i suddetti calcoli e mi tengo gentilmente alla larga da quel campo matematico-scientifico che di certo non mi compete. Eppure, eravamo lì a chiacchierare e ad un certo punto lui salta fuori:
  • Il mio sogno sarebbe scrivere un romanzo di fantascienza e vivere di rendita.
Oh, dimenticavo. Non ha mai letto un libro in vita sua, tolti i testi di studio. Mai. Neanche uno. E lo dice quasi con orgoglio. Ma allora come fai a saltare fuori con un'uscita del genere? Non ami leggere, non ami la letteratura, cosa c'entri tu con questo mondo?
Poi mi fermo, rifletto e mi domando con che diritto io possa mettermi a dare giudizi. Magari me la credo tantissimo e poi scrivo da schifo. Fin dove può arrivare l'oggettività di un'aspirante-wanna-be-prima-o-poi-chi-può-dirlo-sarebbe-bello-scrittrice nei confronti delle proprie creazioni? Magari io sono tutta fiera e gongolante e chi mi legge storce il naso e non sa come dirmi che faccio schifo. Può anche darsi, no? A vedere tutta la convinzione di cui si ammantano i geni di poc'anzi vengono anche dei dubbi. Forse un giorno la Fazi/Gargoyle/Rizzoli/Quant'altro getterà i miei messaggi direttamente nella cartella dello spam, forse accoglieranno i miei manoscritti con urla disperate, forse mi arriverà una denuncia per stalking dagli editor della Fanucci. E allora mi viene anche da chiedermi cos'ho io da ridere e denigrare davanti ai vari 'Skusate, sn una skrittrice o 17 anni voglio skrivere un autobiografia aiutatemi pls', ai 'Voglio scrivere un romanzo potete consigliarmi una trama grz 10 punti' e quant'altro.
Certo che lo ripeto spesso, 'quant'altro'.
Non so. Perché vedo l'arrivo di questi analfabeti come un'invasione del mio spazio? Perché mi irritano così tanto? Chi sono io perché mi possano irritare fino a questo punto? Eppure non hanno viso né voce, non li conosco e non intendo neanche arrivare a conoscerli. Perché li detesto così? Quali sono le mie credenziali? Ho davvero la faccia di credere che IO arriverò dove loro aspirano arrivare?
So che tra voi ci sono altri 'aspiranti-prima-o-poi-sarebbe-bello-scrittori'. Voi come la vivete?
… Giuro, spergiuro e ri-giuro che questo non è un post per chiedere conferme sulla mia scrittura. Voglio davvero e soltanto discutere di come ci sentiamo, di cosa vediamo quando ci guardiamo attorno in questo ambiente popolato da fantasmi senz'anima. Vi capita mai di chiedervi se magari non avete un'anima? In senso metaforico, intendo.
Cristo, questo post sembra il manifesto dell'Aspiranti-Scrittori-Anonimi.
Lo so, le immagini inserite non hanno molta attinenza col testo. Però mi piacciono.

venerdì 13 aprile 2012

Premio Dardos (e facezie)

Ammetto che quest'oggi sono un po' di fretta. Lo sarò per qualche tempo, perché a maggio ci sono gli esami, a giugno inizio lo stage in biblioteca - non vedo l'ora! - e... beh, sempre esami. Che non passerò. La vita è crudele e il destino è beffardo.
Ma giunge Mirial, da Sogni di una Notte di Luna Piena a rinfrancarmi, passandomi il 'Premio Dardos', che viene assegnato ai blogger che 'hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali'. Quindi sì, proprio un bel premio. Grazie Mirial :)
E adesso, il momento più arduo, ovvero la selezione dei blogger cui passare il passare il premio. Considerando tutte le limitazioni che mi impongo da sola, non è facile. Quindi, ancora una volta, non raggiungerò i quindici blog e me ne scuso. Capitemi, i libri di giapponese mi guardano male perché oggi non li ho ancora aperti T_T


... e chiudo ai 6, perché ci metto davvero troppo, troppo tempo @__@'
Quindi! Beh, due facezie ci stanno, no?
1. Ieri ho portato Pulce a castrare e il mio miciottero è 'diventato signorina'. Povero patato. Ovviamente, ora sta benissimo.
2. Stamattina sono passata a fare un giro nella libreria interna ad un centro commerciale e vi ho trovato scontatissimo, 2.90 euri appena, un libro che cercavo da mesi, Black City. Non veggo l'ora di leggerlo *__*
3. Poco fa ho finito di leggere 'Un lavoro Sporco' di Christopher Moore. Spero di trovare il tempo di recensirlo.
4. Spero che il caffè bevuto poco fa mi basti per studiare. Lo spero davvero.
5. HO DANNATAMENTE FREDDO.
E ancora grazie, Mirial. Oggi potrò darmi agli ideogrammi con viva e vibrante soddisfazione :)

mercoledì 11 aprile 2012

Inchiostro del mio inchiostro - Gli scrittori nel mio patrimonio genetico

Buongiorno a tutti! Oggi mi sono alzata con l'animo calmo e pacifico. Un sottile buonumore che porta un sorriso altrettanto sottile. Sarà che ieri ha piovuto e che io sogno ancora di cieli gravi e lattiginosi? Sarà che l'ingurgitare cioccolata e zuccheri in generale mi ha dato una botta di serotonina che devo ancora smaltire.
Allora, quest'oggi volevo riprendere un tema che ho appena accennato nello scorso post, quello su Benni. Il tema delle parentele letterarie. Ha continuato a ronzarmi in testa, forse mi frulla per le sinapsi già da un po', forse da prima che me ne accorgessi.
Ci sono quegli scrittori che sentiamo come genitori, no? Questo perché, dopotutto, una parte di noi può essere considerata legittimamente e pienamente figlia loro. Sono loro che hanno creato, nutrito, cresciuto e accarezzato quella parte di noi. Poi, a lettura finita, si sono tenuti in disparte, guardandola germogliare e mettere radici. A volte quella parte non ce la fa e deperisce, perché è troppo debole senza le loro parole a svezzarla. Altre volte, continua a svilupparsi, autonoma e indipendente. E poi possiamo essere noi a correre ai ripari quando la sentiamo indebolirsi, tornando a chiedere consiglio alle pagine che l'hanno fatta nascere. Quale genitore rifiuterebbe il figlio, quale libro chiuderebbe la propria copertina in faccia al lettore?
E così, sono piena di figure materne, fraterne, paterne, nonnerne (sì, lo so, 'nonnerno' non esiste, ma l'italiano è costellato di neologismi ben più irritanti) sparse per tutto il mondo. È un legame a senso unico, Neil Gaiman non si chiederà mai come stia la sua adorante figlia d'inchiostro, Terry Pratchett non mi manderà mai una cartolina d'auguri, Anne Rice non mi citerà nel testamento e così via. Eppure c'è un lato di me che è convinto che se mai mi capiterà d'incontrare questi parenti d'inchiostro, potrò legittimamente correre loro incontro, urlando 'BABBO!' o 'MAMMA!' o 'NONNA!' o quant'altro.
È un albero genealogico assai complicato.
Poi certo, non è detto che tutti gli scrittori che adoro ne facciano parte. Con alcuni lo avverto, con altri no. Ad esempio, adoro Joe R. Lansdale e Pete Dexter, ma non li sento come zii né come genitori. Non risiedono nel mio patrimonio genetico, non sono inchiostro del mio inchiostro. Sono certa che il momento della lettura, che sia lontano o vicino nel tempo, non costituisce un parametro e nemmeno il numero di libri che ho letto di un certo particolare scrittore. Forse si tratta semplicemente di affinità.
Al momento queste sono le mie parentele:
Le mie nonne: Bianca Pitzorno, Diana Wynne Jones, Astrid Lindgren, Margaret Mahy, Anne Rice, Marion Zimmer Bradley.
I miei nonni: Stefano Benni, George R. R. Martin, Terry Pratchett, Chaim Potok, Arthur Conan Doyle, Philip Pullman, Roald Dahl.
I miei padri: Neil Gaiman, Honorè de Balzac, Christopher Moore, Dan Rhodes, Eoin Colfer.
Le mie madri: J. K. Rowling, Susanna Clarke, Giusi Quarenghi.
I mie fratelli: Niccolò Ammaniti, Roddy Doyle, Walter Moers.
Le mie sorelle: Charlotte ed Emily Bronte, Jane Austen, Susan Vreeland.
Voi come siete messi, a parentele? Sentite anche voi questo legame o sono l'unica psicopatica?
Ah, segnalo, già che ci sono, segnalo con entusiasmo la prima uscita della rivista online 'Speechless'. Datele almeno un'occhiata, perché è spettacolare. Tralasciando la grafica riuscitissima e la semplicità della consultazione – perfino per una diversamente tecnologica come me – è davvero un lavoro ben fatto, dove la letteratura e la produzione letteraria vengono scrutate da ogni punto di vista, da lettori a editori a scrittori. Davvero, merita. No, nessuno mi sta pagando per questa pubblicità così come nessuno mi ha chiesto di farla. Ma è fatta troppo bene perché io non ne parli.
Aggiungo anche, tanto per spammarmi un po', che sulla pagina Feisbuc – tuttora desertissima – sto creando un album contenente le mie 'Strane convinzioni di una Lettrice'. Me ne consigliate qualcuna? Tra l'altro, non essendo io capace di scaCOUGH!COUGH!COFF!care Photoshop e simili, mi ritrovo a creare immagini con Paint, perciò figuriamoci quanto possono venire bene.
Sono una blogger patetica. Basta. Mi dimetto dal ruolo di essere umano.
… Noto che la serotonina sta calando. Correrò ai ripari. A me altra cioccolata!
(E buona giornata a tutti, ovviamente)

lunedì 9 aprile 2012

Stefano Benni - E di tutto un po'

Beh, buongiorno a tutti. Non so a voi, ma il mio stomaco è incendiato d'ingordigia e cioccolata e ho passato la notte a rotolarmi dolorante nel letto. Almeno l'insonnia mi ha permesso di guardare – finalmente – la prima puntata di Game of Thrones.
Allora!
Quest'oggi volevo parlare di una delle mie varie figure paterne, che ho sparse un po' per tutta la letteratura. Ho anche caterve di figure materne, fraterne, zierne... magari dedicherò un post a questa concezione che ho di alcuni scrittori. Ma non oggi. Oggi voglio parlare solo di lui.
Stefano Benni, nato a Bologna nel 1947. Scrittore, poeta, giornalista, regista, sceneggiatore. E parte integrante del mio essere.
Benni l'ho scoperto piuttosto tardi, nonostante in casa i suoi libri la facessero da padrone. È lo scrittore preferito di mio padre, in termini assoluti. Se mai dovesse comparirgli davanti, credo che lo abbraccerebbe fino a strangolarlo. Pensandoci bene, non ricordo se ho iniziato a leggere Benni partendo da 'L'Ultima Lacrima', raccolta di racconti pubblicata da Feltrinelli nel 1994 o con Spiriti, pubblicato nel 2000. O forse è stato con Bar Sport, edito da Mondadori nel '76 e poi ripreso dalla Feltrinelli nel '97? Non ricordo chiaramente. E dire che non ero certo una bambina, dovevo essere già ai primi anni delle superiori. Mi sconcerta un po', questa dimenticanza. Ricordo chiaramente la luce calda della lampada appesa sopra il divano che si spargeva tenue per la sala, mentre leggevo 'La Figlia della Luna', ricordo com'ero stesa di lungo, affossata nei morbidi cuscini consumati, ricordo che faceva bel tempo e che di lì a poco sarebbe stata una magnifica, soleggiata giornata di primavera... eppure non riesco a ricordare quale libro abbia decretato la mia imperitura e assoluta passione per Benni. È strano.
Stefano Benni ha una fantasia brillante e sconcertante. Parte dalle piccole cose, dai piccoli fatti, dalle piccole sconfitte, dai piccoli uomini, da personaggi semplici e banali, poi trasporta tutto in un mondo che alla fine è sempre il nostro, ma esasperato fino alla caricatura. La protesta sociale e una satira acuta sono sempre presenti nei suoi romanzi come nei suoi racconti. Wikipedia m'informa che il suo genere viene definito 'realismo magico', in quanto prevede la comparsa di elementi magici in un contesto altrimenti realistico e credibile. A volte, certo. Ma non sempre e non in termini assoluti. Magari quell'elemento magico è nella testa di un personaggio e finisce per spargersi nella narrazione senza esistere realmente nel contesto raccontato. Chissà. Dipende sempre.
In 'La Compagnia dei Celestini' compaiono demoni e fantasmi e profezie. È la storia irriverente di una manciata di bambini che fuggono dall'Orfanotrofio dei Padri Zopiloti per poter partecipare ai mondiali di Pallastrada, inseguiti da Don Bracco e Don Biffero e dall'avido interessamento dei media.
In 'Baol' il mago Bedrosian Melchiade Baol vive immerso in un 'tranquillo regime', quando gli viene chiesto dal leggendario comico – ormai ritiratosi – Gratapax di impedire la diffusione di un filmato falso che lo ridurrebbe alla stregua di un buffone. Gli si chiede quindi d'introdursi nell'Archivio Zero e trovare il filmato originale. Poi, verrà a galla il suo segreto. Che giustamente, qui non rivelo.
'Achille piè veloce', edito nel 2003, si discosta dagli altri romanzi. È più tagliente, affilato, ancorato a questo mondo, l'occhio puntato sulle sue miserie. Il protagonista è Ulisse, modesto scrittore che lavora in una piccola casa editrice in crisi. Riceve, un giorno, una lettera da parte di Achille. Un manoscritto, mi sembra di ricordare – abbiate pazienza, non ho con me tutti i libri di Stefano e la mia memoria sa essere infame. Si recherà a casa di questo Ulisse e lo troverà allettato, ammalato, impossibilitato a muoversi. E tra loro nasce una strana amicizia, dolorosa ma necessaria. Non so se sono in grado di spiegarmi. È quasi una reazione chimica. Un legame commovente, quasi biologico.
'Pane e Tempesta' è un romanzo intervallato da piccoli racconti incastonati magistralmente al suo interno. Vicende del piccolo paesino in cui tutto ha luogo e dei suoi abitanti. Lo sfondo di un enorme centro commerciale che sta sorgendo e che minaccia di divorare le vite dei paesani, attoniti di fronte alla bestia. Tutto narrato alla Benni, quindi allegorie ed elementi fiabeschi si sprecano.
Tra tutti i libri di Benni, quello che ho amato di più in assoluto è anche uno dei più dibattuti. 'Margherita Dolcevita', pubblicato nel 2005. Margherita è una ragazzina di quindici anni che scrive poesie brutte, vive con un padre gentile che non butterebbe via niente e che cerca di riparare tutto ciò che può, con un fratello orribilmente tifoso e una madre di cui onestamente non ricordo molto. Oh, e il nonno. Un gran bel nonno. Accanto alla loro casetta modesta sorge un giorno un orribile cubo nero, una casa che sembra la navicella di un Impero del Male. I nuovi vicini, i signori Del Bene, intendono legare con loro. E l'infezione morale inizia a colpire. Ricordo con affetto e dolore la Bambina di Polvere e la sua cantilena. ''Uomo nero, uomo nero, sto sognando o è tutto vero?'' E Song to the Siren di Tim Buckley. E una malinconia straziante.
Uno degli argomenti cardine di Benni è quella macro-economia che divora gli esseri umani dall'interno e il loro benessere. Gli interessi smodati, l'ingordigia, l'avidità, la legittimazione del disinteresse e della crudeltà che ne derivano. Nelle sue opere, Benni innalza la semplicità e la coesione sociale come soluzioni per quei mali che, ce ne rendiamo conto, ci stanno mangiando vivi. Quello che Benni ha raccontato dieci o venti anni fa, a seconda del romanzo, sembra quasi una profezia giunta a compimento. Chi avrebbe mai detto che saremmo arrivati a questi punti di controllo sociale di silenzio sfacciato o di risposte che sembrano schiaffi in faccia ai cittadini e all'Italia intera?
Non fraintendetemi e quietate le vostre anime, non sto per partire per una lunga dissertazione su quanto il governo attuale sia incompetente o inadatto. Me ne guardo bene. Se penso alla rabbia che mi ribolliva dentro quando sentivo di ristoranti pieni, mele il cui sapore ricorda parti intime, giovini meretrici improvvisamente diventate nipoti di capi di Stato esteri, comunisti che spuntavano dalle ombre della storia come funghi dopo un temporale... onestamente, non riesco a non tirare un sospiro di sollievo. Parlo del prima. Parlo del forse. Parlo del 'Ma ce la faremo?' e del 'Non potete lasciarci così a brancolare nel letame'. Spero. Mi auguro. Incrocio le dita. È un delitto? Non mi va di parlare di politica su questo blog. Ma d'altronde il passo tra Benni e politica non è poi troppo lungo, il collegamento viene automatico. Perché Stefano Benni lo sa, ce lo ripete e insiste con forza, che la politica entra nelle nostre vite più di quanto non si sia soliti pensare. Rimango perplessa di fronte al disinteresse e al qualunquismo imperanti. Come se le decisioni che prenderanno in Parlamento non avessero nulla a che vedere con la vita di tutti i giorni. Come se i tagli all'Università, al sostegno allo studio, alla sanità, la cancellazione dell'Ici non avessero determinato... ok, basta. Chiudo qui. Non è un blog politico. Tanto, credo che ormai si sia capito come la penso, no?
Pensandoci bene, il bisogno quasi fisico che ho d'informarmi e discutere di politica lo devo anche a Benni. Ai suoi personaggi, alle sue analisi, ai suoi mondi esasperati che sono diventati, tra brividi e occhi chiusi, così vicini alla realtà da farmi paura. Leggevo i giornali e mi sentivo smarrita come la Bambina di Polvere.
Speriamo, dai. Speriamo.

sabato 7 aprile 2012

Buona Pasqua (o, in alternativa, Buon Fuffofaffafifa)

Il mio momento di riflessione è il bagno. Quando sono immersa nell'acqua – caldissima anche d'estate – con le narici invase da profumi discordanti e dolcissimi, mi metto a divagare con la mente. È dalla mia vasca che prendono il via molte delle recensioni che scrivo. Anche questo post, che non ha nulla a che vedere con una recensione – tanto per cambiare, eh? - è nato nella vasca meno di mezzora fa. Ho ancora i capelli grondanti d'acqua e gli occhiali appannati dal vapore, ma voglio scriverlo prima che si defili dalla mia mente.
Domani è Pasqua e io sono atea. Ciò nonostante, festeggerò con mia madre, con mia zia e coi nonni. Tutti indiscutibilmente e assolutamente atei. Coi libri di Augias del nonno a fissarci dagli scaffali, apriremo colomba e uova di Pasqua e ci scambieremo degli auguri così inspiegabili che tanto varrebbe augurarsi reciprocamente 'Buon Fuffofaffafifa!'.
Domani è Pasqua e, anche se sono atea, mi sento di augurare 'Buona Pasqua' a chi non lo è. A quelli per cui la giornata di domani significa qualcosa. Immagino che ce ne siano, tra voi che 'followate' il mio umile blog.
Ammetto che la possibilità di un progetto divino mi sconcerta. E ammetto anche che il fatto che così tante persone riescano a credere ad una simile eventualità mi perplime ancora di più. Però.
Però c'è anche da dire che ho conosciuto troppi cristiani – o credenti in generale – intelligenti e mentalmente spalancati per poter semplificare il tutto a 'Mah! Che manica di creduloni!' e andare avanti a fare di tutta l'erba un fascio, giudicando e spargendo presunzione. Dopotutto, cercare di spiegare la fede con la scienza è un po' come cercare di spiegare la scienza con la fede.
Quindi auguro una Buona Pasqua ai credenti in ascolto.
A tutti gli altri, Buon Fuffofaffafifa.


martedì 3 aprile 2012

Le 5 cose che non sopporto quando leggo un libro.

Buongiorno a tutti!
Questa sarà un'ottima giornata, per due ragioni.
  1. Da stamattina ho cominciato a mettermi la sveglia per evitare di alzarmi sempre troppo tardi e perdere così mezza giornata a brancolare per casa in pigiama e poco dopo le 8.30 ero già in piedi con la mia bella tazza di caffelatte in mano.
  2. L'aria è umida, il cielo è bianco e lattiginoso, si respira odore di pioggia e il tempo pare essersi addormentato. E questo è il mio clima ideale.
Quindi, sorrido.
Il tema di oggi è... beh, è stato rubato nottetempo da Bookshelf – La Libreria di Nicky – previo consenso della stessa (gentilissima xD) in quanto l'ho trovato davvero carino. Ella stessa ha riadattato il tema che aveva incontrato nel video di una Youtuber che qui linko, visto che dopotutto è partito da lei e mi sembra doveroso citarla.
Quali sono le cinque cose che proprio non si riescono a sopportare in un libro? Quelle pecche che fanno rabbrividire e insultare, mentalmente o meno, scrittore o casa editrice o chiunque l'abbia sventuratamente messo al mondo?
Ecco, io vado a elencare i miei. Voi, se vi va, fate lo stesso :)
  1. La non plausibilità di un salvataggio. È una cosa che ripeto spesso: se non vuoi che quel personaggio muoia, non metterlo in una situazione dalla quale non può uscire in modo credibile. Non farlo, perché io smetto di crederti, la fiducia lettore-scrittore s'interrompe e io comincio a irriderti. Mi irrita molto, mi fa sentire presa in giro come lettrice. Cioè, per chi mi hai presa? Pensi che una scappatoia così fragile possa convincermi? Davvero, mi rovina un libro senza appello.
  2. Una traduzione scadente. E qui effettivamente la colpa non è dello scrittore, quando dell'editor, del traduttore e, diciamo, di chiunque faccia parte del processo di adattamento dell'opera. Soprattutto, mi fanno scoppiare a ridere quando i giochi di parole o i modi di dire vengono tradotti letteralmente. Tipo il 'Abbiamo una situazione' di Dexter, che considero emblematico.
  3. Personaggi macchietta, senza spessore, usati solo per far procedere la trama. Io li odio. Ogni personaggio, per quanto marginale, dovrebbe avere una sua dignità, un proprio scopo, un perché che non sia solo quello della storia. Un personaggio dovrebbe aggiungere qualcosa alla trama, non essere usato come un mero rattoppo per un buco che non si sapeva come riempire. Io esigo caratterizzazioni almeno decenti, che siano comprensibili e in linea con il percorso del personaggio stesso. Sennò, se non hai voglia di lavorare ai tuoi personaggi, ti sceglievi un altro lavoro.
  4. Le ripetizioni ossessive non necessarie. Mi parli di qualcosa. Mi chiarisci il concetto. Ti assicuri che io abbia tutti gli elementi per capire quella cosa e per tenerla a mente. Ora basta. Piantala di ripetermela, mi hai presa per demente? O vuoi solo allungare la zuppa perché altrimenti il volume viene troppo corto? Non so, o aggiungi nuovi elementi o te ne stai zitto, non puoi continuare a ripetere qualcosa per farmela capire e il fatto che tu lo stia facendo significa che non sei un bravo scrittore. Se tu vuoi che io capisca qualcosa, tanto per cominciare non me la devi spiattellare davanti, ma farmela subodorare. Devi fare succedere qualcosa, puntare l'attenzione sulla reazione che questa cosa provoca, fare succedere qualcos'altro... altrimenti è come se stessimo giocando a nascondino e tu mi urlassi ossessivamente i nascondigli di tutti i giocatori. Non è così che si fa, stai solo rovinando il gioco a tutti. Stai zitto e lasciameli cercare.
  5. La scopiazzatura. Il plagio. La ruberia. E qui so che qualcuno smetterà di seguire questo blog, perché la serie che ho in mente e che secondo me non è altro che una ladrata malfatta è una serie di successo più che discreto, della quale leggo recensioni entusiastiche per l'Internet e della quale ho letto solo i primi due volumi. Mi riferisco al Ciclo di Sookie Stackhouse di Charlain Harris. Ora, io non critico mai senza dare spiegazioni, quindi mi appresto a chiarirmi immediatamente. Vi ricordate la Sookie del primo volume? Alta. Bionda. Timida. Gentile. Un po' tonta, imbranata. Esattamente il contrario di Anita Blake, che è bassa, bruna e stronza. Quindi, già dal primo volume – che ho trovato una lettura simpatica, non proprio un granché, ma visto che me lo prestavano... - avevo già intuito che la Harris stava tentando di distinguere la sua eroina circondata dai vampiri da quella della Hamilton, rendendola il suo opposto sotto ogni punto di vista, sia per l'aspetto che per il carattere. E io, diciamo, ho apprezzato la cosa. Anche perché, nonostante non mi fosse piaciuto molto il primo volume, ho pensato che sarebbe migliorato col tempo e che, dopotutto, un paio d'intuizioni non erano male.
    Poi, secondo volume. E il carattere di Sookie, senza alcun avvenimento a spiegarlo o almeno a legittimarlo, si trasforma radicalmente. Diventa volgare, sboccata, sicura di sé, battute spaccone e quant'altro. Chi vi ricorda? Se non avete letto la saga di Anita, ve lo dico io. È Anita. Quindi, per quanto mi riguarda, la serie di Sookie Stackhouse è una ricalcatura malriuscita della saga di Laurell K. Hamilton. E questo mi disgusta.
    (Mi dicono che la serie televisiva è millemila volte meglio, ma io non la riesco a guardare da quanto mi irrita.)
Quindi, ho finito la mia lista e sto qui, in attesa della vostra. Spero di non aver offeso nessuno con l'ultimo punto, ma specifico che le mie opinioni sono... beh, le mie opinioni. Non pretendo di avere in tasca la verità assoluta su nulla, perciò... beh, buona giornata a voi :)
E già che ci sono posto una canzone di uno dei miei gruppi preferiti, i Musica per Bambini, i cui live mi mancano ormai come l'aria.


lunedì 2 aprile 2012

Un post veloce...

... anche per sciacquare via la tristezza dell'ultimo. Ricostruiamoci il sorriso e voltiamo pagina.
Ma anche per:
1. Ringraziare Acalia di Prevalentemente Anime e Manga che m'insignisce di un ulteriore 'My Beautiful Blog Award'.
2. Ringraziare Claclina di A Clacca piace leggere... per avermi assegnato un nuovo 'Versatile Blog Award'.
Siete state entrambe carinissime e vi ringrazio tantissimo :)
... Anche se per motivi di assoluta e inappellabile pigrizia mi rifiuto di ri-assegnare i premi, perdonatemi!
3. Volevo anche aggiungere, giusto per spammarmi un po' da sola, che lì in alto a destra ci sono la bellezza di due link, la mia pagina Facebook creata da poco (al momento deserta xD) e il mio secondo blog, decisamente più 'allegrotto' di questo, dedicato prevalentemente ai fumetti e, presto, alle serie tv e... beh, a tutto ciò che mi andrà di schiaffarci. Questo preferirei tenerlo al sicuro dalla mia nerdaggine spicciola, quindi ho creato l'altro, Dead Nerd Walking. Me ne vanto tantissimo, perché il titolo è oggettivamente geniale. Infatti non so come mi sia venuto in mente.
4. E tu. Tu che non leggerai mai qui, ma spero che le mie maledizioni ti giungano. Tu che recensisci su Anobii e spiattelli come se nulla fosse il colpo di scena di un libro che avrei voluto leggere, avendo anche il lampo d'arguzia di premettere che quella era 'L'unica parte inaspettata'... tu. Tu che non posso trovarti un nome con cui appellarti, perché quelli che mi vengono in mente sono tutti troppo volgari. Tu. Che tu e il tuo ricordo e ogni traccia della tua sventurata esistenza possiate sparire per sempre dall'Internet per non comparirvi mai più.
Ma guarda te. 'Sta decerebrata.



E ribadisco i miei ringraziameti ad Acalia e a Claclina, visto che mi hanno fatta sorridere con l'anima rugginosa di spoiler :)


domenica 1 aprile 2012

Addio, Edd.

So che, ancora una volta, quanto posto non ha nulla a che vedere con la letteratura e so anche che probabilmente molti di voi non hanno mai sentito nominare questo ragazzo giovanissimo la cui morte prematura ha spezzato il cuore all'Internet. Qualcuno avrà visto uno dei suoi video e si sarà fatto due risate, sicuramente almeno uno dei vostri amici lo conosce. Edd Gould, creatore del canale Youtube 'Eddsworld', animatore dei celeberrimi ASDFMovie... un ragazzo di ventiquattro anni, inglese, con un'insana passione per la Coca-cola, una fantasia e un senso dell'umorismo incomparabili e, sfortunatamente, la leucemia.
È la prima volta che mi trovo a parlare della morte di un 'personaggio famoso' sull'Internet e ora capisco perché non ne ho mai sentito il bisogno. Il fatto è che finora non era mai morto nessuno dei miei idoli, delle mie figure di riferimento, di quelli che fanno un po' parte della mia quotidianità, perché nonostante già da diversi mesi Edd non riuscisse più a caricare video sul suo canale, ogni tanto tornavo a controllarlo, a guardare un qualche vecchio video per la millesima volta. Ora capisco perché la gente lo fa. Tutti noi abbiamo perduto qualcosa di meraviglioso, anche quelli che non ne hanno idea o che non se ne rendono conto. Ci restano le risate che ci ha regalato, ma non possiamo sapere quello che abbiamo perso. Il suo futuro è stato rubato anche a noi e, maledizone, una risata è dannatamente preziosa. Quanto una bella canzone, quanto un bel quadro, quanto un buon libro.
Mi dispiace, Edd. E mi dispiace, Mondo che ha perso Edd.