venerdì 31 maggio 2013

What Women (don't) Want

Avrei dovuto parlarne prima e avrei dovuto parlarne molto. Sicuramente avrete visto più volte dei post su questo ebook, io stessa ne ho linkati parecchi nelle ultime settimane. Eppure ancora non mi ero decisa. Giusto stamattina, forse memore della notizia letta ieri sera, ovvero la volontà di Facebook di bloccare il proliferare di messaggi d'odio, ecco, mi sono sbloccata. Non ricordo dove avevo letto questa frase, però mi è rimasta impressa, 'un mondo dove solo chi è maschio, bianco e cristiano non deve temere insulti e ritorsioni non è un mondo libero'. O qualcosa del genere, capitemi, l'ho letta un bel po' di tempo fa.
Al Salone del Libro sono stata all'incontro con la Lipperini e la Murgia. Parlavano di violenza sulle donne, di come è percepita, di come è narrata, di come è nascosta. Ieri passeggiavo per strada e ho incontrato un titolo di giornale su un uomo che maltrattava la moglie e la madre ed è finito – giustamente – in carcere. E mi sono detta che questa notizia non avrà alcun riverbero su scala nazionale, perché è 'finita bene'. Ci pensate? Solo le storie finite nel peggiore dei modi ci vengono riportate. I maltrattamenti vengono rivelati solo se culminano con la morte, tutto il resto è sotterrato.
Ora, il mio blog è prevalentemente seguito da donzelle. So che non lo farete, ma 'alzi la mano' chi ha subito molestie per strada, a scuola, sui mezzi pubblici, in discoteca. Alzi la mano chi le ha subite ripetutamente. Alzi la mano chi si è vista ridere in faccia per essersene lamentata, perché dopotutto 'è normale così', perché 'l'uomo è cacciatore' o cagate del genere. Alzi la mano chi ancora si rammarica per non aver risposto a insulti e provocazioni per evitare di finire pestata.
Non so se un uomo può capire fino in fondo. Essere donna al giorno d'oggi è un po' come essere un nero negli anni '50. In Texas. Se ti succede qualcosa, ci sarà sempre lo stronzo che verrà a dirti che te la sei andata a cercare. Magari non sei sceso dal marciapiede per lasciare il passo a un bianco. Magari avevi la minigonna corta.
Sarò franca, per me non è finito proprio niente, finché la parola Bitch non si sarà tramutata in un timoroso B-word, come è successo per 'Nigger'. Perché è incredibile come le parole 'troia' o 'puttana' diventino curiosamente universali, generiche, bombe lanciate su una qualsiasi donna, qualsiasi cosa faccia o dica o voglia.
La guerra c'è e non è tra i sessi. È tra 'gente normale' e 'teste di minchia'.
Non fingiamo che non sia così.



Ma dicevamo, What Women (don't) Want, di cui ancora non ho detto praticamente nulla. Un ebook gratuito scaricabile e sfogliabile qui, progettato dal blog Diario di Pensieri Persi in collaborazione con SpeechlessBooks. Sostiene La casa delle donne di Bologna e Zeroviolenza.it. Contiene soprattutto racconti inerenti alla violenza sulle donne, ma anche articoli e saggi scritti da giornalisti e saggisti.
Scaricatelo, leggetelo, condividetelo.
Punto.

7 commenti:

  1. Non sono, in senso lato, particolarmente combattivo. Le molestie le vedo ogni settimana in ufficio, solo che se è il capo a perpetrarle vengono accolte con il sorriso e zitti - è anche difficile, sul posto di lavoro. C'è poi da dire che anche le donne sono responsabili di questo stato di cose. Io la menata sul "maschio cacciatore" (poi io personalmente nel Pleistocene sarei morto di fame) l'ho sentita sempre e solo da donne. Ok, non è un campione rappresentativo, ma diciamo che si sente una certa pressione a comportarci in un determinato modo. Lo vedo intorno a me: chi fa proprio questo atteggiamento ha successo. E, ok, è una statistica fatta a caso e potrebbe essere il contrario, non sono certo la persona più ferrata in materia - e mi cerco un riparo, per eventuale frutta marcia.
    Sul fattore mediatico, è meglio leggere/vedere queste notizie o quelle di casi in cui finisce bene? Non so. Penso che parlarne sia già qualcosa, dato che non è poi da molto che si "sa" che la maggior parte delle violenze si verificano in ambiente domestico. Cioè, passi avanti ci sono.

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    1. Ma infatti ti dirò che sono molto sorpresa da quanto siano pochi in percentuale gli ommini che si dichiarano femministi o anti-sessisti. Cioè, è una condizione che effettivamente danneggia pure voi, visto che un maschio appena un filino più gentile/sensibile rischia di venire calpestato fino alla fine del percorso scolastico ò_ò Cioè, alla fine siamo tutti forzati in costruzioni di genere che spesso non ci competono.
      Io credo che chi fa proprio quell'atteggiamento, ha successo con chi ha l'atteggiamento opposto. Ovvero, il super-macho ha successo con l'ultra-fighetta. Io personalmente, citando gli Afterhours, ci scatarro su.
      La roba del 'maschio cacciatore' e simili ti dirò che l'ho sentita fino alla nausea. Non so quanto tu vada a impelagarti in discorsi di genere, su siti appositi o discussioni su fb o anche incitando la nascita di una discussione fuori dal virtuale. Io ne ho sentite di ogni. Pure quella che la donna fa violenza sull'uomo mostrandosi provocante perché quello, povera stellina, non può resistere ai suoi istinti da cacciatore (io fossi uomo mi sentirei anche insultatissimo, ma vabé ò_ò) e deve molestare. O quello che la violenza psicologica di una madre severa è uguale alla violenza fisica.
      MMMmadonna.
      Passi avanti ci sono... speriamo.

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    2. @Salomon: Magari non tutte le donne sono "responsabili" di questo stato di cose, non generalizzare, anzi non fare di una minoranza una totalità. Contro le persone ignoranti e cresciute in contesti difficili non ho nulla da dire, a parte che andrebbero aiutate; coloro però che nonostante abbiano tutte le possibilità di informarsi, leggere e capire e non lo fanno perché hanno paura di abbandonare una mentalità retrograda (e sì, ne ho conosciute di ragazze così) mi fanno davvero arrabbiare.
      Hai mai discusso con degli uomini della loro mentalità? Io ho sentito molti più uomini che donne, in articoli, commenti etc, difendere ed edulcorare il loro atteggiamento. Oppure di quelli che "guardate che le donne ammazzano e fanno violenza molto più degli uomini"...
      E alla fine non c'è nemmeno bisogno di leggerlo, basta camminare per strada nei panni di una ragazza: quando sono oggetto di occhiate "di apprezzamento " a me viene la nausea, che si tratti di un bel ragazzo della mia età o di un vecchio lurido. Sì, l'atteggiamento da macho ha successo con la donna che punta tutto sul suo aspetto fisico, ma non credo che nemmeno lei sia felice di essere oggetto di molestie più gravi, che invece spesso accadono. E soprattutto, ci sono tante, tantissime donne (quindi non ragazze di 20-30 anni col fisico perfetto) che puntano sul talento e sull'intelligenza.

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    3. @Irene: Ma certo, non devo guardare lontano per incontrare pessimi esempi comportamentali dal lato maschile. Non è una questione di "chi più e chi meno", né lo è mai stata. Così come sono sicuro di non essermi meritato la tua accusa di generalizzazione.

      @Leggy: Sì, mi sento offeso. Ma conta zero.

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  2. Alzo la mano. Rispondo alla tua domanda. Sì, a 3 anni. Ero una donna o una bambina? Ho subito un abuso sessuale da parte di un ragazzino con cui avevo (ho?) lontani rapporti di parentela. Quell'episodio mi ha segnato, perché quando sei piccola ogni cosa che ti accade si ripercuoterà sulla tua vita con forza e prepotenza. E a ripensarci mi dà molto fastidio che non sia mai stato denunciato. Da parte mia, denunciarlo dopo così tanto tempo non ha neanche più senso. Finirei in un ginepraio di processi e rinvii.

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    1. Oddio che cosa orribile. Mi dispiace tantissimo. Capisco la tua reticenza e capisco che non servirebbe certo a farti sentire meglio, però... non so che dire. Mi dispiace e basta. Anche se non serve a niente.

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  3. Ti dirò che spesso non vogliamo vedere e certe cose preferiamo tenerle alla larga dalla nostra vita "tranquilla", come se non ci appartenessero. Abbiamo smesso di indignarci, di lottare per quello in cui crediamo fermamente. A me è capitato una cosa che mi ha fatto molto riflettere: nel 2008 ho pubblicato una raccolta di racconti che ha come tema principale il femminicidio e la violenza sulle donne, nel 2011 ho pubblicato un romanzo in cui all'interno alcuni personaggi femminili vivono condizioni di disagio a causa di mariti violenti. Sono stata tacciata, da alcune lettrici e sottolineo lettrici, come una sadica, incapace di descrivere la realtà sociale delle donne del Duemila. Io non so se per "parlare" di questi argomenti fosse necessario che diventasse argomento di "moda", ma credimi leggere le frasi di queste ragazze, alcune donne, mi ha fatto capire che la strada da fare è davvero lunga perché tantissime persone sono convinte che il femminicidio e la violenza sulle donne riguarda quattro ignoranti del Sud, che vivono in qualche conca dimenticata del mondo. Il punto è un altro: la violenza sulle donne riguarda tutti, senza distinzioni geografiche, di età, e persino di scolarizzazione. Le statistiche dicono che nell'80% dei casi le donne uccise vivevano al Nord, erano donne che avevano studiato e che lavoravano. Donne che hanno pagato la loro emancipazione con il sangue.
    Fino a quando, mi chiedo? Ancora per molto, dico io se non prenderemo consapevolezza che bisogna crescere i nostri figli nel rispetto dell'essere umano(e non del genere sessuale!) bisogna attuare leggi degne di questo nome e smetterla di inventarsi patologie psichiatriche per consentire agli assassini di farsi due mesi di carcere e poi di essere liberi come l'aria, come se avessero ucciso una formica, e soprattutto noi donne dobbiamo renderci conto che la prossima potremmo essere noi, potrebbe sbucare dal nulla uno stolker e fare della nostra vita un colabrodo e non avere neanche il tempo di dire "Perché?".

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