giovedì 1 agosto 2013

Gli artisti della traduzione

Quello del traduttore è un lavoro ingrato e bastardo, soprattutto in Italia, dove è pure malpagato. Ci si danna su un testo altrui, si suda sulla sintassi, si sanguina sulle sfumature di quel doppio senso così difficili da rendere, si inciampa sui giochi di parole per settimane, mesi. Anni, qualche volta. E tristemente, di rado si viene ricordati.
In realtà neanch'io mi ricordo di tutti i traduttori che incontro sulla mia strada di lettrice. Certo, li cito sempre nelle recensioni, ma di rado mi restano in testa. Però oggi ero in libreria e, mentre mettevo a posto alcuni nuovi arrivi – due me li sono accuratamente messi da parte, coff – ho visto che uno era tradotto da Massimo Ortelio e mi sono accorta di come, dopo aver letto il nome del traduttore, la mia considerazione per quel libro, di cui comunque non avevo mai sentito parlare, fosse salita considerevolmente. Magari non ci se ne accorge, di quanto può fare una traduzione, di quanto può massacrare o giovare a un testo. Giusto un paio di giorni fa ho abbandonato alle prime pagine la lettura di Il grande Gatsby, che tra l'altro mi stava piacendo, perché l'edizione – Newton Compton '89 – faceva orrore. Dopo un 'Ti piace saperlo?' mi son detta che era il caso di attendere di potermi permettere la traduzione della Minimum Fax, che ha vinto pure dei premi.
Ordunque, tutta questa manfrina perché oggi mi va di dedicare un post a quei pochi traduttori che mi hanno colpita così tanto che, a distanza di mesi dalla lettura, ancora mi ricordo di quanto siano stati abili. Che sarà anche vero che la traduzione migliore è quella che non si nota, ma al tempo stesso, a mio avviso, tanta mirabile abilità ogni tanto va anche omaggiata e ringraziata. Eccheddiamine.
Vediamo.
Massimo Ortelio, appunto, che la Neri Pozza sembra volersi – saggiamente – tenere ben stretto. Traduttore di Tracy Chevalier, della mia adorata Susan Vreeland, di David Benioff – e qui si dimostra estremamente adattabile, vista la differenza di genere.
Anna Martini, di cui non riesco a dimenticare l'inimitabile performance in Gli inganni di Locke Lamora e nel suo seguito, I pirati dell'Oceano Rosso. È stata magistrale, ha trasposto alla perfezione la stessa atmosfera scherzosa, la stessa ironia di Locke e dei suoi amici in italiano. Impareggiabile.
Luciana Bianciardi, che con la sua trasposizione di Una banda di idioti si è portata a casa un meritatissimo Premio Monselice nell'83. Non oso immaginare quanto sia stato difficile adattare le lunghe lamentazioni di Ignatius all'italiano.
Matteo Codignola, editor e traduttore per Adelphi, per la quale ha sapientemente curato sia La versione di Barney che Zia Mame, riuscendo a trovare una voce diversa e adattissima per ognuno dei due libri.
Anna Luisa Zazo, la 'doppiatrice' italiana di Georgette Heyer. Non dico nulla, se avete assaggiato uno di quei libri capirete da voi quanto sia stata abile, le frasi scorrono così leggere che sembra quasi che la Zazo si sia divertita quanto la Heyer.
Alberto Bracci Testasecca, traduttore per la E/O di Jane Gardam. Che poi ha tradotto anche un sacco di altre cose, ma io non le ho lette, quindi lo cito solo per la Gardam. Così british che pare annegato nel tè.
Lia Sezzi, traduttrice di L'ombra del vento di Zafòn. Credo che sia stata lei la prima a farmi capire l'importanza dei traduttori. Voglio dire, non che da prima osassi negarla, però non ci pensavo poi molto. Poi ho trovato la meraviglia nel suo adattamento e, beh, la traduzione è diventata per me una componente decisamente importante. Per bellezza, dico.
Ce ne sono anche altri di traduttori bravi, che ammiro e apprezzo. Però in questo post ho voluto citare soltanto quelli che hanno raggiunto e superato la perfezione, facendo della traduzione una vera arte. I 'maestri', ecco.
Voi avete dei traduttori 'preferiti'? Qualcuno da segnalarmi?

49 commenti:

  1. Io adoro Vincenzo Mantovani (principale traduttore di Roth, e Stefania Bertola che ha tradotto magnificamente quel capolavoro del Teatro di Sabbath). Poi Raul Montanari (trad. Cormac McCarthy). Ivan Cotroneo (trad. Michael Cunningham).
    Piace anche a me Matteo Codignola :)

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    1. Effettivamente Roth lo ricordo tradotto veramente ma veramente bene, però chissà perché non mi è venuto da aggiungerlo alla lista ò_ò Uhm.
      Di Cunningham non ricordo quasi nulla, l'ho letto alle superiori T_T
      McCarthy devo assolutamente leggerlo, è in lista da anni...

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  2. Rita Desti, traduttrice del mio amatissimo - e difficilissimo! - Saramago. Meriterebbe, secondo me, un monumento.

    P.S. Un post davvero bello (e doveroso)!

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    1. Saramago ancora non l'ho letto T^T
      Ma mi fido.
      Grazie :)

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  3. In genere non guardo ai traduttori, tranne per evitare Altieri, ma è bello ricordare anche quelli che fanno benissimo il loro lavoro :)

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    1. Io ho iniziato a farci caso dopo Lia Sezzi. O meglio, dopo il secondo libro di Zafòn... cos'era, Il gioco dell'angelo? Si vedeva subito il cambio di traduttore, la Sezzi era perfetta T^T
      Giusto oggi chiacchierando di cattive traduzioni con la libraia2 è saltato fuori Altieri, comunque xD

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  4. Bellissimo post!
    Per me una traduttrice speciale rimane Emanuela Guercetti, e ho avuto il piacere di seguirne un corso all'uni. Magistrale traduzione dal russo del Maestro e Margherita nonche' di altri autori, classici e contemporanei.

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    1. De Il maestro e Margherita avevo letto una bellissima edizione Rizzoli, se è stata tradotta dalla Guercetti, allora tutta la mia stima *__*

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    2. No, è l'edizione Garzanti...

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  5. Voglio segnalare anche Yasmina Melouah, che ha portato in Italia un grandioso commissario Adamsberg (traduce tutti i romanzi di Fred Vargas).
    Che poi pare sia più famosa per essere stata la traduttrice di Pennac, ma a me l'autore non va tanto giù perciò non lo leggo e non posso constatare la bellezza o meno della traduzione. Ma con la Vargas è stata meravigliosa.

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    1. Mmh, io di Pennac qualcosa l'ho anche letto, però ammetto che conoscendo veramente bene solo l'inglese non mi pronuncio sui traduttori dal francese o dallo spagnolo... la Vargas non mi piace granché, ma non per la traduzione T^T

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  6. Io vorrei segnalare Silvia Pareschi, impagabile traduttrice di Franzen e Zadie Smith, tra gli altri, come Girasonia76 credo che Yasmina sia di una bravura eccezionale, sia per Pennac, che con la sua funambolica scrittura deve essere davvero complesso, che per la Vargas, della quale riesce a rendere tutte le atmosfere! Un'altra segnalazione che mi sento di fare è quella di Giorgio Amitrano, che traduce Murakami e la Yoshimoto, tra gli altri. Banana non mi piace, ma Murakami l'ho letto spesso e Amitrano riesce a trasmettere tutta quell'essenza di giapponesità con grande maestria.

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    1. La mia professoressa di cultura giapponese diceva sempre che la Yoshimoto e Murakami non sarebbero stati così osannati in Italia, se non fosse stato per Amitrano xD
      Uhm, Franzen lo devo ancora attaccare, se la Pareschi ha tradotto anche L'uomo autografo di Zadie Smith allora me la ricordo eccelsa.

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  7. Grazie del tuo elogio, Erica, me lo hanno segnalato ed è stata una graditissima sorpresa! Lavorare sui testi di Scott Lynch è stato faticoso, stimolante, divertente... e soprattutto lungo :) Il nostro avrebbe dovuto scrivere altri 5 volumi, ma sembra abbia avuto qualche problemino. Peccato, mi ero affezionata a Locke e alla sua banda. Ti ringrazio, in generale, per l'attenzione che dedichi al nostro umile lavoro. Se un giorno saremo un po' meno bistrattati, in questo paese, sarà anche grazie alla sensibilità di persone come te.

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    1. Oh! Onorata *O*
      Me lo immagino... però io ho appunto questo flash di un momento in cui stavo leggendo Gli inganni di Locke Lamora e mi sono dovuta fermare per mandare un sms a mia sorella su come fosse tradotto bene, visto che è l'unica persona che conosco pignola almeno quanto me sulla traduzione xD
      In realtà è appena uscito - o sta per uscire - il terzo capitolo della serie di Locke e, anche se la Nord ha detto che non l'avrebbe pubblicato, spero vivamente che cambino idea... avevo pensato a una petizione, ma non so esattamente come ci si muova in questi casi ò_ò
      In ogni caso, ancora mille complimenti. Sono davvero contenta di aver potuto leggere Locke in un così perfetto adattamento.
      (Il vostro lavoro non è affatto umile, è pura dedizione T_T Spero che un giorno ve lo vediate riconosciuto come merita)

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    2. The Republic of Thieves... La sua uscita è data imminente da tanto di quel tempo che non ci credo più molto. Stavolta vedo che è prevista per ottobre. Aspettiamo e speriamo! ^-^
      Grazie ancora!

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  8. Bel post. Talvolta si tende a scivolare, a glissare sulla traduzione, come fosse naturale leggere un autore straniero in italiano. Se però si prova a leggere in originale, anche in una lingua che si conosce bene, ci si accorge di quanto sia difficile tradurre non nella propria testa ma su un foglio di carta.

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    1. Grazie :)
      Secondo me una traduzione è ben fatta quando il libro sembra scritto direttamente in italiano, quindi credo sia anche per questo che si tende a non farci troppo caso... infatti ho iniziato a fare caso alle traduzioni quando me ne sono trovate davanti di orride.
      La 'maglietta a t' è uno degli esempi più tremendi...

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  9. Laura Prandino ne La bastarda di Istanbul

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  10. Concordo in pieno con quello che scrivi, dissento su Alberto Bracci Testasecca: la sua traduzione dal francese de "Au bon roman" di Laurence Cossé cigola e fa acqua in più punti... forse andava di fretta?

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    1. Uhm, non lo so... che poi non so quanto sarei in grado di rendermi conto dell'abilità di un traduttore dal francese, bene bene so solo l'inglese ò_ò E per quello devo dire che Testasecca l'ho apprezzato assai...

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  11. Laura Frausin Guarino, traduttrice di Georges Simenon.

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    1. Ti credo sulla parola, non l'ho ancora letto T_T

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    2. Concordo al 100%, la sua traduzione di "Suite francese" della Némirovsky è fantastica.

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  12. Posso fare una lunga lista di colleghi traduttori bravissimi da tutte le lingue.

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  13. Ah boh. Però leggo sempre con piacere le note del traduttore, quando ci sono! Fastidioso è quando cambia traduttore - penso anche anche alle retrospettive antologiche.
    Però sono un lettore disattento, se non ci sono assurdità non faccio caso alla traduzione!

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    1. Io se penso al 'Ti piace saperlo?' ancora rabbrividisco >_>'
      Le note a volte sono proprio belle, specie quelle della Zazo, che a volte si mette a puntigliare coi personaggi xD

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  14. Post davvero molto bello e che rende giustizia a noi traduttori letterari, cui spesso l'occhio del lettore è poco attento. Per la precisione, dii Susan Vreeland ho tradotto io "La passione di Artemisia" (di cui ho anche curato in parte l'editing) il suo romanzo in assoluto più di successo in Italia e "Ritratti d'artista", prima di lasciare quell'editore dopo dieci anni di collaborazione, poiché ho seguito altrove la mia amata Anita Nair.
    Grazie anche da parte mia.
    Francesca Disno

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    1. 'La passione di Artemisia'? Mi spiace un sacco di averlo letto quando ancora non ero minimamente attenta alla traduzione, ero ancora alle superiori T_T
      Però è il mio libro preferito della Vreeland *__*
      Ti rincontrerò quando inizierò a leggere la Nair, allora :)

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  15. Grazie!!! In effetti è il suo libro più letto e apprezzato. Sono una storica dell'arte oltre che traduttrice e mi sono molto divertita a tradurlo.
    Allora ti aspetto con uno dei miei tanti autori tradotti e in particolare Anita.
    Buone letture e un caro saluto

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    1. Grazie, un salutone a te :)
      (Io Artemisia Gentileschi non la conoscevo, prima di leggerlo... è diventata un po' una delle mie figure di riferimento.)

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  16. A me come traduttore piace tanto Nino D'Angelo, anche notevole uomo di spettacolo.

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    1. Ma quel Nino D'Angelo? ò_ò Non sapevo fosse anche traduttore...

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  17. So abbastanza bene l'inglese ma mi ritengo una profana in fatto di traduzioni di libri, non riesco a cogliere la qualità di una traduzione anche nel caso di autore anglosassone.Quali sono i parametri/criteri che ti fanno dire che il traduttore ha fatto un buon lavoro? Grazie,mi piacerebbe prestare più attenzione alla traduzione, particolare sui cui spesso il lettore non si sofferma,sbagliando secondo me.

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    1. Uhm, forse io la colgo abbastanza bene anche perché ho studiato inglese all'università e di traduzioni ne facevamo un mucchio. O forse perché guardando un fracco di serie tv quasi esclusivamente in inglese mi sono diventati familiari molti modi di dire, alcune sfumature del linguaggio... non lo so. Solo che se vedo una frase tradotta dall'inglese, mi viene da chiedermi quale sintassi ci stia dietro. E se vedo un errore, di solito riesco a capirne la fonte.
      Non uso proprio dei criteri precisi, credo che una buona traduzione debba sembrare scritta direttamente in italiano e non mostrare segni della vecchia sintassi. Non è facile, a volte mi accorgo di come ogni tanto mi trovo a usare la sintassi inglese per abitudine, mi escono frasi di struttura improponibile in italiano xD

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  18. Grazie di cuore, Erica,

    Massimo Ortelio

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    1. Non c'è bisogno di ringraziare, ho solo scritto quello che mi andava di scrivere :)
      Grazie per essere passato, anzi.

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  19. A me piacciono molto Franca Cavagnoli, Anna Nadotti e Yasmina Melaouah (anch'io non conosco il francese, ma secondo me la sua voce per i personaggi della famiglia Malaussène è perfetta).

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  20. Anche io faccio molto caso alla traduzione e quindi sono davvero felice che tu abbia scritto un post a riguardo :D
    Ci sto ancora più attenta, se possibile, da quando ho cominciato a indicizzare sul blog anche i traduttori: vedendo i nomi che si ripetevano, i diversi libri e generi, il mio apprezzamento per la categoria è salito ulteriormente!

    Detto questo, evitando i nomi celeberrimi (Eco/Queneau, Montale/Shakespeare, Pivano/Hemingwway - qualità eccelsa, non c'è nemmeno bisogno di dirlo), mi fa piacere segnalare questi traduttori:
    - Giuseppe Iacobaci & Elena Molho / Neil Gaiman (leggendo il suo blog conosco il suo stile "originale" e loro due, nella raccolta di racconti "Il cimitero senza lapidi...", hanno fatto un ottimo lavoro;
    - Stefano Manferlotti / George Orwell (ha tradotto "1984" - e ha reso la neolingua in maniera magistrale, fornendo pure un piccolo saggio, in appendice, per spiegare le sue scelte: chapeau);
    - Susanna Basso / Ian McEwan (ho letto un libro in lingua e un libro in traduzione, e sono rimasta stupita dall'abilità con cui la Basso è riuscita a mantenere la "voce" di McEwan);
    - Riccardo Cravero / Alissa Walser (qui la lingua di partenza è il tedesco, quindi parlo con meno certezza; ma la sola resa dei dialoghi scritti sotto forma di discorso indiretto, ne "La musica della notte", gli valgono la menzione);
    - Enrico Cicogna / Gabriel Garcia Marquez (di nuovo, non parlo spagnolo, ma i periodi lunghissimi di Marquez ne "L'autunno del patriarca" devono essere stati incredibilmente ardui da tradurre);
    - Donata Feroldi / Victor Hugo (il francese lo parlo pochissimo, ma credo che lei sia riuscita a tradurre, sia le parole, sia lo spirito romantico di Hugo)

    Perdonami se ho scritto un commento così lungo - spero non ti scocci >< E' che, pur non essendo traduttrice, l'argomento mi appassiona :)

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  21. Anna Nadotti, Susanna Basso, Enrico Cicogna, Angelo Morino e Glauco Felici. Elena Lowenthal per gli scrittori israeliani, veramente bravissima!!

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    1. Lowenthal mi chiedo se siano tutte opera sua le traduzioni che firma, ne sforna una decina all'anno!

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  22. Bello questo post! Credo che la qualità di una traduzione si possa comunque intuire anche se non si conosce la lingua di partenza, che ovviamente permette di godersi il libro al massimo. Secondo me, una buona traduzione deve stare in piedi in italiano, sia nella sintassi che nei dialoghi. Poi deve avere un tono, un quid, che non la faccia sembrare piatta.
    Mi permetto di segnalare Elisabetta Bartuli, per i notevoli cambiamenti che ha apportato nella traduzione dall'arabo, e Silvia Pozzi, prolifica traduttrice dal cinese.

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  23. Altri due molto bravi sono Martina Testa e Norman Gobetti.
    Grazie per questo post. Serve più attenzione al lavoro dei traduttori. Forse sarebbe anche utile segnalare le pessime traduzioni (in un altro tuo post? :) ), opere di traduttori improvvisati o semplicemente incapaci ma assoldati da case editrici che non hanno interesse a curare questo aspetto fondamentale della costruzione e della riuscita di un libro quanto ne hanno per i compensi minimi. Se hai voglia di sapere qualcosa di più delle attuali condizioni dei traduttori italiani, ecco il sito di Strade: http://www.traduttoristrade.it/

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  24. Anch'io segnalo Elisabetta Bartuli, il suo lavoro di traduzione dall'arabo è fondamentale (tra gli autori tradotti: Elias Khoury, Jabbour Douaihy, Rabee Jaber)... Ha saputo secondo me trovare il giusto approccio - contrario a ogni tipo di "esotizzazione" - con questa cultura ancora poco conosciuta in Italia.
    Un'altra brava e promettente traduttrice dall'arabo è Ramona Ciucani, ha tradotto alcuni capolavori di difficile resa come Rapsodia Irachena (di Sinan Antoon, Feltrinelli) e Il Gioco dell'Oblio (di Muhammad Barrada, Mesogea).

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  25. Tra le lingue meno gettonate segnalo anche Bianca Maria Filippini, traduttrice dal persiano e animatrice assieme a Felicetta Ferraro della casa editrice Ponte33, l'unica che in Italia traduce narrativa iraniana e afghana. Consiglio di fare un giro sul sito: www.ponte33.it

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  26. Yasmina Melaouah, la bravissima traduttrice di Daniel Pennac, Susanna Basso, la voce italiana di Ian McEwan e Paul Auster.

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  27. Ho letto nei commenti sopra che non conosci il francese, ma poco importa...
    Prova a prendere in mano "Esercizi di stile" di Raymond Queneau tradotto da Umberto Eco con il testo originale a fronte.

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