sabato 26 gennaio 2013

Libri e Youtube - Canali Caldamente Consigliati

La giornata è cominciata con un sorriso. Non so da dove sia venuto, perché tra l'altro ho pure dormito poco e male e non mi sembra di aver fatto sogni particolarmente allegri, però tant'è, mi tengo con gioia l'inaspettato buonumore.
Quest'oggi ho pensato di condividere con voi un paio di canali Youtube che potrebbero risultarvi interessanti. Si occupano di recensioni librose, quindi capirete bene perché ve ne stia parlando.

Il primo è Pensieri di carta di Luisa85, la prima che ho scoperto, dopo averne visto un video linkato su un altro blog, mi pare Bookshelf – La libreria di Nicky. Le sue recensioni sono particolareggiate, fondono impressioni soggettive e caratteristiche formali, i generi variano molto ed è una delle Youbookers che seguo con più interesse.



Il secondo canale che vi consiglio è Pennylane's corner, che mi ha conquistata con la sua esilarante recensione di un librobbrutto che non ho intenzione di nominare in questi luoghi. Anche lei, come Luisa85, recensisce senza dimenticare la distanza tra fattori oggettivi e soggettivi, ma lo fa con più brio, con una certa allegra ironia che fa scivolare i suoi video con un sorriso. Adoro il contrasto tra la sua assoluta competenza e le sue battute.


Il terzo canale è Bookclub - Quelli con gli occhiali e lo definirei un po' atipico. Prende spunto dal format dei Vaginal Fantasy Hangout di Felicia Day – forse solo i più nerdacchioni avranno idea di chi sia... altrimenti, consiglio fortemente la visione di The Guild, una webserie esilarante sui giochi di ruolo online – ovvero una video-chat collettiva in cui tot persone si trovano a ciacolare di uno stesso argomento. In questo caso gli argomenti sono i libri, in particolare il titolo che scelgono a turno ogni mese e di cui discutono, analizzandolo nel dettaglio tra battute e interessantissime considerazioni sull'editoria in generale. Ve li consiglio caldamente, offrono spunti assai variegati e la struttura 'a chiacchierata' rende piacevoli e leggeri video che durano anche più di un'ora. Occhio però agli spoiler, che ne fanno parecchi. Sì che di solito analizzano libribbrutti, però ieri hanno disquisito di Cercando Alaska – ne avevo parlato pure io qui – svelandone appunto anche il finale. Di norma avvertono prima degli spoiler, però non si sa mai, io vi ho avvisati.



Negli ultimi tempi seguo moltissimi canali Youtube – pochi in italiano, ma comunque in crescita rispetto agli anni scorsi... - e sto anche cominciando a considerare l'idea di aprirne uno, ovviamente sempre dedicato a libri e recensioni. Ho già in mente qualche ideuzza, il tutto sta nel saperla mettere in pratica e gestire. E non è che io sia proprio un drago con la tecnologia. O con qualsiasi cosa che abbia dei pulsanti.

Detto questo, vi saluto. Spero che andrete a dare un'occhiata ai suddetti canali, che ve li consiglio spassionatamente e, frattanto, buon fine settimana e buone letture.

mercoledì 23 gennaio 2013

Piccoli scorci di libri, ovvero recensioni assai brevi e poco impegnative #10


Un giorno di gloria per Miss Pettigrew di Winifred Watson – traduzione di Isabella Zani – Neri Pozza, 2008, Beat Edizioni 2012

Che dire della suddetta lettura? È leggera, divertente, in certi punti esilarante. Sono scoppiata a ridere diverse volte, da sola, spaventando mia madre. O gli anziani alla fermata dell'autobus. Diciamo che non ho fatto proprio delle grandi figure...
Dicevo, una lettura indubbiamente piacevole, ma non eccelsa. Sono presenti alcuni difetti, cui si può scegliere se far caso o meno – io ho scelto di disattivare il mio lato critico e di godermi una storia simpatica – ma che comunque non posso fare a meno di segnalare. Ma prima, la trama.
Miss Pettigrew ha quarant'anni, qualche acciacco e... lasciamo stare, mi stava uscendo una citazione musicale ferocemente impropria. Dicevo, è un'istitutrice disoccupata, senza soldi e senza amici, alla disperata ricerca di un lavoro. Viene indirizzata verso una certa Miss LaFosse che, solo con l'aprirle la porta, le farà vivere una giornata splendente ed emozionante, mostrandole un mondo di cui l'istitutrice non aveva mai nemmeno immaginato l'esistenza, facendole scoprire un nuovo lato di sé e... etc. E' un libro davvero breve, che ho letto in poche ore. Quindi non posso dire molto sulla storia, che si dipana nell'arco di un unico giorno. Rischierei d'incappare in spoiler tremendi.
Prima accennavo ai difetti. Ecco, i personaggi. Sono stereotipati al massimo, le loro azioni risultano quasi incomprensibili, in certi punti sono oltremodo irritanti e... e non dico altro, sempre per la questione 'spoiler'.
Che dire? Mi è piaciuto, ma ho dovuto silenziare il mio lato critico perché potesse piacermi. Ha aiutato il fatto che, in questo periodo di studio sento particolarmente il bisogno di disattivare il cervello. Quindi il libro della Watson è capitato al momento giusto. Non so se in altri momenti l'avrei gradito allo stesso modo. Comunque, divertentissimo.

Strane creature di Tracy Chevalier – traduzione di Massimo Ortelio – Neri Pozza, 2009

Ammetto che ho delle difficoltà a parlare della trama di questo libro. Tratta del ritrovamento dei primi fossili, della teoria dell'evoluzione e di quanto faticosamente si sia fatta strada nelle menti degli studiosi. Ma è anche la storia di una strana amicizia e della condizione delle donne nell'Inghilterra di inizio dell'Ottocento.
Le protagoniste sono Elizabeth Philpot e Mary Anning. Entrambe realmente esistite, entrambe appassionate di fossili. La prima una zitella di buona famiglia, trasferitasi con le sorelle ugualmente zitelle a Lyme, un villaggio sul mare. Mary Anning, all'inizio della storia, non era che una ragazzina sporca che andava a caccia di fossili sulle spiagge, per rivenderli nell'umile bottega del padre.
È una storia che si dipana nel corso di diversi anni, che vede Elizabeth passare dalla gioventù alla maturità e Mary diventare donna.
Non ho molto da dire sull'accuratezza del contesto storico, visto che non ne so poi molto. Sicuramente la Chevalier ha svolto ricerche mastodontiche, dando un volto a famosi studiosi e paleontologi. Invece sulla vita di Elizabeth e Mary... non lo so. Il ritratto che l'autrice ci offre pare molto più crudo e stringente rispetto a quello che invece dipingono le autrici dell'epoca, è difficile farsi strada tra filtri culturali così distanti nel tempo.
Ad ogni modo, scritto ottimamente, ovviamente ben tradotto (non c'è niente da fare, la Neri Pozza è una sicurezza.) e consigliatissimo. In certi punti ammetto di essermi un po' annoiata, ma dopotutto non è che l'argomento fossili mi appassioni granché. Anzi.

sabato 19 gennaio 2013

Dibattimento sulla gradevolezza di Jane Austen - e infamante comparazione finale.


Qualche giorno fa sono incappata in questo post su Le Librerie Invisibili, '200 anni e non sentirli', dedicato al celebre capolavoro di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio. È un post interessante, in cui ci si domanda dove si trovi la ragione del successo eterno e dell'adorazione imperitura per questo libro e in cui vengono citate le risposte date da alcuni scrittori contemporanei. Ne condivido alcune, altre un po' meno. Ma non è che io voglia offrirvi uno sterile riassunto di un articolo altrui, anche se mi rendo conto di non potervi aggiungere nulla di ferrato o competente.
Il fatto è che da quando l'ho letto mi è sorto un tarlo nel cervello e l'esperienza mi ha insegnato che l'unico modo per cacciarlo è disquisirne qui. Il tarlo si chiama dubbio e la domanda è 'Perché mi piacciono così tanto zia Jane ed eredi di penna?'. Le sorelle Brontë, Elizabeth Gaskell. E anche Georgette Heyer, nata all'inizio del Novecento eppure fortemente ancorata alle scrittrici classiche di poc'anzi. Non riesco a non domandarmi di quale magica sostanza siano intrisi i loro scritti, perché io le idolatri a tal punto.
Ora, voi non mi conoscete di persona. Altrimenti sapreste che mi trovo perfettamente a mio agio tra i truculenti massacri di George R. R. Martin e le improbabili e sanguinosissime sparatorie di Joe R. Lansdale, nell'assurda e fangosa ironia di Terry Pratchett o nelle efferate carneficine della prima Laurell K. Hamilton. Gocciolanti fori di pallottola e boccali straripanti di birra mi regalano sospiri di quieto relax, quel senso di tiepido comfort dato dalla consapevolezza di trovarsi nel proprio ambiente.
Sarà che ormai vivo più nei libri che nella realtà, però la situazione mi confonde. È come alzarsi in piedi dopo aver partecipato ad una strage, scusarsi con gli astanti coperti di sangue e melma e allontanarsi alla volta di un candido salotto coperto di pizzi, invaso da pallide donzelle intente a ricamare e sorseggiare tè. Dalle urla della battaglia al più delicato sussurro, dal clangore di spade che cozzano al tintinnio delle tazze di porcellana sul piattino.
Ho sempre pensato – e in parte lo credo ancora – di non avere nulla a che fare con quei salotti. Una parte di me si atrofizza ogni volta che qualcuno mi parla di trucchi, vestiti o matrimoni. Eppure zia Jane & compagnia, nel corso delle loro narrazioni, si trovano spesso a dilungarsi sul vestito di uno e sui gioielli dell'altra, di piccoli inganni e lunghi corteggiamenti. E una parte di me arriva perfino a rallegrarsi in quei lieti finali di gioiose nozze.
E già il fatto che io consideri un matrimonio un lieto evento è di per sé bizzarro. Eppure...
In questo vecchio post dedicato a zia Jane avevo ipotizzato che parte del mio interesse verso tale forma di letteratura dipendesse in parte dall'affidabilità storica dell'autrice, nella sua personale interpretazione, come donna e come intellettuale, della condizione sociale del genere femminile all'inizio dell'Ottocento. Però non è soltanto questo, perché l'interesse storico non spiega il piacere nella lettura.
Sempre nel post sopracitato di Le Librerie Invisibili, una delle ipotesi si rifà al bisogno di buone maniere. Di educazione, di rispetto tra esseri umani, di cortese distanza tra le persone. Può darsi. Il che mi incuriosisce, perché tendo a cercare un rapporto quasi simbiotico e inquietantemente schietto con i miei amici più stretti. Eppure...
Un'altra delle ragioni evidenziate da Le Librerie Invisibili è l'ambientazione in un contesto in cui tutto ha un suo posto e una sua collocazione, i confini sono netti e definiti e tutto risulta più semplice. Magari più duro e ingiusto, ma semplice.
Poi, poco fa, ho letto un post sul blog di Nina Pennacchi, ove la suddetta scrittrice di romance si dichiara orgogliosa del genere cui ascrive la propria opera – e sulla quale vorrei tanto mettere le manacce, non fosse che sono ligure e ho il budget azzerato... - in cui leggo '… non credo che un uomo potrebbe capire davvero quello che voglio dire. Più che ottusi, non hanno sfumature.'
Parole che sento, quantomeno statisticamente, di condividere. Se mi seguite da un po', probabilmente saprete che non sostengo in alcun modo la tesi della differenza biologica tra uomo e donna che va a definire la distanza caratteriale. Per me – e per molti sociologi, coff – la distanza tra i generi dipende dal condizionamento ambientale e culturale.
Però questa distanza c'è, non è che posso negarne la presenza. Crescere come femmina è estremamente diverso dal crescere come maschio. La differenza che c'è tra micro-machines e una lavatrice di plastica, per dire. Quella stessa differenza che in un certo senso mi fa sentire che Orgoglio e Pregiudizio è mio, che appartiene a me più di quanto non potrebbe appartenere a mio padre.
Ma non voglio mettermi a polemizzare, non è questo l'intento del post.
In realtà non ce l'ho chiaro nemmeno io, l'intento di questo post. Alla fine ne ha davvero uno, tolto il bisogno di mettere per iscritto i miei dubbi e i miei arrovellamenti? A ben vedere non ho fatto altro che riprendere un post che avevo già scritto un anno fa e arricchirlo con frasi trovate su altri blog.
D'altronde – e forse qui sta l'unica vera goccia d'utilità di questa lunga manfrina – credo sia il caso di sottolineare la costanza e l'ascesa del successo di questi libri. Di queste donne che spiccano per intelligenza, che osservano, analizzano, riflettono. Anche se costrette in corsetti e cipria, donne acute e forti della propria sagacia.
Soprattutto, credo sia il caso di sottolineare questa tendenza in contrapposizione ad un'altra, ben più recente e che spero di non nominare mai più in questi lidi, fatta di libri in cui non c'è una donna lieta senza un collare o un'arrossata sagoma di frusta sul didietro. Protagoniste la cui sagacia rivaleggia con quella di un cocker e la cui arguzia si ferma ben prima. Non parliamo della forza, che par di sparare sulla croce rossa.
Quindi, ecco, quando ci piange il cuore alla vista di eserciti di libri il cui eroe è un disadattato privo d'eloquio ma ricco di cuoio, consoliamoci pensando all'imperituro successo di zia Jane e dei suoi personaggi.
Non è poco. 

giovedì 17 gennaio 2013

Women Challenge, concorso 3Narratori, di tutto un po'.


E dunque, miei fedeli lettori! Mi sento in vena d'altisonanza. Forse perché sto leggendo Il labirinto dei Libri Sognanti, l'ultimo di Walter Moers, seguito di La città dei Libri Sognanti, che per me è un eccelso capolavoro... o forse perché ho bevuto troppo caffè. Non mi sentirei di escluderlo, ecco.
Dicevo, non sono in vena di recensire alcunché, stamattina. O forse sì, solo che non ne ho il tempo. Perciò vi offro un post di variegati avvisi, così, per rimanere in contatto.

Allora, la Women Challenge indetta da Valentina di Peek-a-Book (qui il link della sfida e qui il mio post d'adesione) mi è sfuggita di mano in queste prime settimane di Gennaio... non so per quale meccanismo inconscio, ma finora ho letto 9 libri, di cui 8 scritti da donne. Due settimane e sono a metà della sfida. Sigh. Comunque creerò un'apposita pagina per appuntare tutte le letture interessate, così evito anche di dover tornare a controllare su Anobii ogni volta.



Poi!

Recentemente Salomon Xeno ha indetto un concorso per racconti chiamato 3Narratori, cui sono invitati a partecipare tutti gli amanti del fantastico in tutte le sue variegatissime forme e i cui 3 vincitori... beh, per saperne di più, vi consiglio ardentemente di cliccare su questo link, visto che deficito del dono della sintesi. Orsù!



Concludo dando una vaga infarinatura dei post che intendo scrivere. Uno su tutti la recensione di Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, pubblicato dalla giovanissima casa editrice Jo March. L'ho adorato. È il libro perfetto per gli orfani della Austen. E l'edizione è così ben curata che stento a credere sia il primo frutto di un minuscola casa editrice. Sono cose che danno speranza. Ma rischio di spostare l'attenzione sulla casa editrice e non sull'opera in quanto tale, quindi taccio. Che mi sono innamorata della Gaskell. Qualcuno pubblichi le altre opere, che ne sento orrendamente la mancanza...
Cercherò di scrivere qualcosa anche sulle ultime letture, come Strane Creature di Tracy Chevalier e su Il gioco degli equivoci di Georgette Heyer – anche lei perfetta per le amanti di zia Jane. Forse dopo l'angoscia di Il seggio vacante e di Eravamo bambini abbastanza ho sentito il bisogno di rifugiarmi in libri più sicuri, più delicati. La Heyer e la Gaskell mi hanno dato l'impressione di accogliermi in un rifugio di montagna, piazzandomi una tazza di cioccolata fumante in mano e drappeggiandomi un plaid sulle spalle, mentre fuori infuria una tempesta di neve. Ne avevo bisogno.
Ed ora mi accingo a liberarmi del pigiama e a cercare le chiavi di casa perdute, che devo uscire. Se mi sbrigo riesco a fare un salto in libreria...

domenica 13 gennaio 2013

Piccoli scorci di libri, ovvero recensioni assai brevi e poco impegnative #9


Eravamo bambini abbastanza – Carla Susani – Minimum Fax 2012

Questa è stata una lettura terribile. Non nel senso di brutta, anzi, è ben scritto, scorre, interessa. Non posso scrivere 'diverte', perché un groppo alla gola si alterna a un brivido. Però è un bel libro. Narrato in prima persona da Manuel, giovane protagonista dodicenne che comincia a raccontare del suo rapimento ad opera del Raptor, quest'uomo zoppo e silenzioso che si è contornato di uno stuolo di bambini e ha insegnato loro a rubare. Non ho capito bene quanti anni avesse Manuel il giorno del rapimento, mi sembra non lo dica mai esplicitamente, ma immagino intorno agli 8-9 anni. Viene rapito e si trova parte di una strana famiglia, pieno di fratelli e sorelle, tutti bambini rapiti. È strano il legame che si crea tra loro, quella strana fratellanza, quella fredda lealtà. E l'affetto provato verso Raptor, che dai calci nello stomaco a Filip – punizione per quando Manuel ha cercato di fuggire – passa alle carezze sulla testa. E le storie che Alex racconta ogni sera, incentrate su ognuno di loro e su come sia avvenuto il rapimento...
Una delle cose che ho apprezzato molto è che, nonostante il narratore sia un ragazzino, Carla Susani non infarcisce la narrazione di termini giovanili o pseudo-giovanili per farcelo tenere a mente. Inoltre lo stile è perfetto per la voce di Manuel, non ho mai trovato un punto in cui ho storto le labbra per la poca coerenza o veridicità. Il che è tanto.
Che altro dire? Lo consiglio a chiunque regga questo genere di storia.

L'isola del tesoro!!! - Sara Levine – traduzione di Claudia Valeria Letizia – Edizioni E/O 2012

Questo libro è stato altalenante. L'inizio mi è piaciuto un sacco, perché ancora non conoscevo la protagonista e credevo fosse una persona normale. Poi andando avanti – non c'è voluto molto, effettivamente – ho capito che stavo leggendo una storia filtrata dagli occhi di un'imbecille. Davvero. La protagonista di questo libro è tra le più insopportabili che io abbia mai incontrato. Egoista, infantile, auto-indulgente, incapace, avida... davvero, il peggio che si possa trovare in una persona. E il libro è scritto in prima persona. Ammetto quindi che ci sono state quelle 10-20 pagine in cui ho considerato l'idea di mettere giù il libro, perché la protagonista mi stava eccessivamente sulle scatole. Fortunatamente non l'ho fatto, perché il fastidio dopo un po' lascia il posto al divertimento. Ci si abitua all'idiozia della tizia – non ho un'amnesia, il nome non è riportato – e si comincia a voler bene a sua sorella, ai suoi genitori, al pappagallo Richard...
Allora, inizia con questa Tizia che, a 25 anni, lavora in una 'zooteca'. Ha pescato un libro dalla pila della sorella, L'isola del tesoro di Stevenson e ha cominciato a leggerlo, rimanendone folgorata. Decide di voler vivere così come L'isola del tesoro professa, secondo 'AUDACIA – RISOLUTEZZA – INDIPENDENZA – BATTERSI LA GRANCASSA' e il micro-mondo attorno a lei viene rivoltato come un calzino. È assurdo quello che l'ossessione di un'unica persona può fare a quelli che le stanno intorno.
È un libro divertente, folle, assurdo. Originalissimo. Ve lo consiglio col sorriso sulle labbra, davvero. Se deciderete di leggere Eravamo bambini abbastanza, questo sarà utilissimo per sciacquarvi via l'angoscia.

venerdì 11 gennaio 2013

Il seggio vacante - J. K. Rowling


E dunque, ho finito di leggere Il seggio vacante di zia Row, che per me è un po' la vera Regina d'Inghilterra. Che dire? Una montagna di critiche negative avevano livellato le mie aspettative, perciò non l'ho iniziato con l'entusiasmo potteriano che distingueva le mie letture di origine rowliana. Già molto prima di iniziarne la lettura, sapevo che sarebbe stato un libro molto volgare, per adulti, totalmente diverso dalla saga di Harry. Però non credevo così tanto.
L'impatto con lo squallore dei personaggi è stato improvviso e inaspettato. È stato come tuffarsi nell'acqua gelida, uno shock termico. Di Harry Potter ricordo la luce che scaldava il cuore di tutti i personaggi, esclusi giusto i Mangiamorte. Perfino Dudley quando dice addio a Harry. Perfino Draco che non vuole uccidere. Perfino Narcissa. Quelli che non splendono sono pazzi, rotti, feriti. Invece ne Il seggio vacante l'unica luce forte e genuina si spegne alle prime pagine. Era quella nel petto di Barry Fairbrother, che muore per un aneurisma lasciando il proprio seggio nel consiglio scoperto, una famiglia e una città spiazzata.
È difficile riassumere la trama di Il seggio vacante. È un discreto mattone, ma gli avvenimenti sono pochi, leggeri, privi di svolte risolutive. Sembra che per tutto il libro ci si prepari per le ultime cento pagine, che sono una corsa impazzita di angoscia. È un romanzo corale, tipologia che prediligo. E conosciamo bene tutti i personaggi implicati nelle vicende. Una cosa che mi ha stupito è che non ho fatto alcuna fatica nel tenermi a mente i nomi di tutti i personaggi, i legami tra una famiglia e l'altra. Ci sono Howard e Shirley, genitori di Miles, che è sposato con Samantha e lavora con Gavin, che frequenta Kay, la cui figlia Gaia va a scuola con Andrew ed è amica di Sukhvinder, figlia di Parminder Jawanda, che è amica di Tessa, che è madre di Stuart 'Ciccio' e moglie di Colin. E comunque Shirley è amica di Ruth, sposata con Simon e madre di Andrew, che è il migliore amico del già citato Ciccio, che 'esce', diciamo, con Krystal, la cui famiglia è seguita dall'assistente sociale Kay. E tutti questi personaggi li conosciamo bene, entriamo comodamente a sbirciare nelle loro teste, anche se spesso sono testoline in cui eviteremmo volentieri di mettere piede.
L'umanità al suo peggio. Ciccio che si trincera nell'egoismo, che ferisce e ridicolizza il mondo, Parminder che disprezza la figlia, Simon che maltratta la famiglia e la moglie, Ruth, che non fa nulla per impedirlo. Samantha che scivola piano piano lungo una scia d'alcol e odio, Shirley che guarda il mondo dall'alto in basso e gioisce alla morte di Barry, Howard che farebbe di tutto per far chiudere il centro di disintossicazione di Pagfort... un miscuglio di vigliaccheria, falsità, indifferenza, debolezza. Certo, zia Row non manca di farci capire come abbiano fatto a marcire così. Però fanno impressione lo stesso.
Vediamo, se proprio dovessi fare un sunto della trama credo che ne evidenzierei alcuni snodi principali. Primo, la morte di Barry Fairbrother. Secondo, la battaglia combattuta da decenni perché la malfamatissima zona chiamata Fields passi dalla giurisdizione di Pagfort a quella di Yarvil, in quanto considerata dispendiosa e covo di criminalità. Quindi la comparsa di 'Il fantasma di Barry Fairbrother' come utente del sito di Pagfort, una presenza che pubblicherà i segreti più tremendi e reconditi di alcuni membri del consiglio o aspiranti tali. E le vicende di Krystal, che si collegano al centro di disintossicazione frequentato dalla madre Terri.
Non posso dire molto altro, se non che ho adorato dolorosamente questo libro. Non posso etichettarlo come 'perfetto', in quanto ho notato qua e là un paio di imperfezioni, come certi punti un po' troppo esplicativi sulla psicologia dei personaggi. Secondo me zia Row avrebbe fatto bene a lasciarci gli indizi perché potessimo ricomporre il puzzle, in quei punti, piuttosto che mostrarci l'immagine finita. Ma accade giusto un paio di volte, non vi preoccupate.
Dicevo, all'inizio, che ho letto moltissime critiche a questo libro. Non riesco a togliermi dalla mente il pensiero che, se sulla copertina vi fosse stato un altro nome, le critiche sarebbero state molto meno aspre, se non assenti.
Non somiglia  alla saga di Harry Potter. Per nulla. Credo che zia Row abbia voluto mettere più distanza possibilie tra sé e il suo maghetto e che proprio per questo abbia scritto un libro pieno di melma e ipocrisia, avidità e sorrisi mascherati. Se cercate Harry, fareste meglio a non leggerlo. Oppure abituatevi all'idea. A me, comunque, è piaciuto un sacco.

lunedì 7 gennaio 2013

Le peggiori letture del 2012

A parte il fatto che il mio cervello non ha ancora accettato di trovarsi nel 2013... beh, spero che tutti voi abbiate passato una buona Epifania. Io sì. Ho anche ricevuto una calza più piena del solito. Che, va bene, lo so che il prossimo compleanno fo' un quarto di secolo, però la calza della Befana è per me imprescindibile. Certo, poi sto male per giorni perché mi ingozzo di dolci finché l'ultima briciola non è scomparsa nel mio stomaco pericolosamente dolciovoro, però...
Ad ogni modo, le peggiori letture del 2012. Un gruppuscolo raccattato veramente a fatica dagli scaffali di Anobii, una manciata di titoli che dopotutto qualcosa da offrire ce l'hanno, ma che ho dovuto citare per allungare il brodo, altrimenti mi sarebbe uscita una mini-lista di due titoli. Il fatto è che se una lettura non mi prende, la interrompo subito. Senza neanche starci troppo a pensare, il mio cammino di lettrice è fatto di cadaveri mezzi divorati con la pagine che ondeggiano fredde al vento.
... scusate, è che sono un po' fissata con Grey's Anatomy e vedo cadaveri ovunque, in questo periodo...
Dicevo! Poiché non posso certo elencare libri che non ho finito, ho davvero pochissimi titoli davvero brutti da proporvi. In realtà di 'davvero brutto' ne ho trovato soltanto uno - e ne ho già parlato più che diffusamente in passato...


Ne ho disquisito fino alla nausea, cliccate sul titolo se volete i particolari.

La sposa e la vendetta di Jacqueline Carey

Quarto libro della seconda saga di Terre d'Ange, ho scelto d'infilarlo nella lista perché era noioso, prolisso, il protagonista - che non dico chi è perché sennò è uno spoiler pure della prima saga che invece merita un sacco - continua a pensarsi addosso in maniera insopportabile, ripetendosi continuamente. Considerando la prima saga della Carey, un vero peccato.


Ecco, questo non è un libro brutto. Solo che ad un certo punto ho faticato ad andare avanti con la lettura, a confondermi tra luoghi, personaggi... la caratterizzazione era un po' raffazzonata, i dialoghi esagerati, certe situazioni poco credibili, anche con tutta la buona volontà... però è anche divertente e originale, devo darne atto al buon Millar.

Shirley di Charlotte Bronte

Eh, qui la delusione è stata tanta. Però non posso farci nulla, Shirley era proprio tirato via. Peccato, perché c'erano anche dei riferimenti veramente interessanti sulla situazione economica e... e boh, però è stato davvero un po' così. Non lo sconsiglio, perché comunque è opera della Divina Charlotte, però non crogiolatevi in rosee aspettative.

Eddy Il Santo di Jakob Arjouni

L'inizio mi era piaciuto un sacco. Avrebbe potuto dare, esagerare, giocare. E invece si sgonfia tutto come un palloncino vecchio. Peccato. Lo stile divertente, il protagonista truffatore, l'assurdo casino in cui si ritrova invischiato... si poteva dare il via a fughe rocambolesche, osare con personaggi assurdi, situazioni al limite del pulp... e invece no. Peccato.

La vendetta di Sasha di Alina Bronsky

Anche questo mi aveva preso tantissimo, all'inizio. Una ragazzina che si arrovella su come uccidere l'uomo che ha ucciso sua madre. Parte con un botto e fila velocissima, poi ad un certo punto rallenta, il tema cambia, la protagonista diventa incomprensibile e pure i personaggi che si muovono attorno a lei... che peccato.

Ebbene, la lista è già finita. Vorre specificare che gli ultimi due libri, Eddy il Santo e La vendetta di Sasha, non sono 'brutti', ma li ho infilati nell'elenco:

- per allungarlo
- perché mi dispiace immensamente quando una lettura potenzialmente esaltante si risolve in una lettura piacevole. Quando uno scrittore non sfrutta appieno ciò che si ritrova tra le mani è un tale peccato...

Però non è che li sconsigli, anzi. Vedete un po' voi.
Quindi, dal prossimo post dovrei tornare a scrivere recensioni, che poi sarebbe anche lo scopo del blog. A presto!

mercoledì 2 gennaio 2013

Le 10 migliori letture del 2012


Beh, prima di tutto spero che abbiate passato una bella festa di fine anno e che il 2013 sia meglio dell'anno appena passato che, per quanto mi riguarda, non è che sia stato proprio 'sto granché. Neanche il 2011, a pensarci bene. Forse è colpa dei tatuaggi, che averli in numero pari porta male. O forse è perché non indosso mai le canoniche mutande rosse la sera del 31, chissà.
Ad ogni modo, bilancio di fine anno! Le migliori 10 letture del 2012.
perché proprio dieci? Non saprei. Forse perché tutti ne stanno scegliendo 10, quindi non è che posso cambiare le carte in tavola creando microscopiche liste in tre punti o lunghi papiri che ne contengano 50. Dieci non è male come numero, via. Quindi, in ordine assolutamente sparso...





Espiazione di Ian McEwan

Villette/L'angelo della tempesta/Collegio femminile/Miss Lucy di Charlotte Bronte






Non è stata una lista difficile, anzi, fin troppo facile da riempire. Sono tutti diversi tra loro, compaiono generi che non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro e libri che non riesco ad ascrivere a nessun genere. L'unica cosa che tutti questi titoli hanno in comune è la mia imperitura adorazione. Quindi, neanche a dirlo, ve li consiglio tutti. Tutti.
Prossimamente cercherò di riempire la lista del 'peggio' del 2012. Quello sì che sarà difficile. Non so se riuscirò a mettere insieme dieci titoli, visto che tendo ad abbandonare senza rimpianti quello che non mi piace. Beh, si vedrà.