venerdì 30 maggio 2014

Come un respiro interrotto - Fabio Stassi

Non so cosa mi abbia svegliata stamattina intorno alle 7, ma sono contenta di avere un'oretta extra per scrivere questo post. Anche se prevedo un consumo titanico di caffè per tenermi in piedi nell'arco della giornata.
Fabio Stassi lo presenterò il 14 giugno durante una manifestazione della mia zona chiamata Libri per strada. Quando la Libraia me l'ha detto ho corso e ballato attorno al tavolo espositivo urlando il nome di Stassi, inframezzato da 'Ommioddio' e variegate esclamazioni di gioia.
Erano presenti due bambini. Non credo che si riprenderanno.
Di Stassi avevo già letto L'ultimo ballo di Charlot, ne avevo anche parlato qui. Così, tanto per. Nei prossimi giorni è il caso che io butti giù gli argomenti di cui chiacchierare, anche se sono un po' indecisa. Il fatto è che in Come un respiro interrotto si parla molto del clima politico degli anni '70 e verrebbe logico fare domande sul contesto, su cosa sia cambiato secondo l'autore, questo genere di cose. Eppure non riesco a impedirmi di pensare che macchiare un incontro letterario con discussioni politiche sarebbe una scelta volgare. Però...
Ma del libro in sé non sto parlando affatto. Pardon.
Dunque, Come un respiro interrotto è uscito pochi mesi fa per Sellerio, ma questo immagino lo sappiate già.
Inizia con Matteo, che parla del suo primo incontro con Sole. È una cantante che gli presenta il fratello la sera stessa in cui si trovano a suonare in un locale di Roma. Matteo ha l'orecchio assoluto, suona il contrabbasso, gioca con la voce di Sole, che è meravigliosa fino quasi all'ipnosi. Il loro è un legame che scorre per tutto il libro, indissolubile fino all'arrivo della prova contraria, che è il tempo.
La narrazione è discontinua, i punti di vista cambiano da un capitolo all'altro, variando dalla terza persona di un narratore onnisciente alla prima persona di Sole e di Matteo. La storia dei personaggi – mi viene strano chiamarli 'personaggi', li sento respirare come fossero vivi, in quello spazio minuscolo tra la pagina e le parole stampate – viene stiracchiata lungo gli anni '70 e '80, poi rivista più o meno dai giorni nostri. Parlando di Sole non si parla soltanto di Sole, ma anche della sua meravigliosa famiglia. Non 'meravigliosa' nel senso disneyano del termine, beninteso, ma nel senso che è composta da tanti piccoli personaggi potenti. Lo zio 'zapatero', che non parla con la voce, ma calando con forza il martello sulle scarpe che ripara, soprattutto per i morti. Il fratello Tommaso, con quella straziante ferocia da animale ferito. La debolezza del padre, la dolcezza della madre, i nonni con le loro storie e le migrazioni. E con Matteo conosciamo anche il fratello Lorenzo, uno scorcio di rapporto col padre, un angolo di zio... è un libro straordinariamente completo e sfaccettato.
Dicevo, gli anni '70-'80, vissuti da Sole e Matteo e tutti gli amici che, per lo spazio di un capitolo, gravitano loro attorno. Attorno a Sole, soprattutto.
Le lotte per la casa, l'abitudine di chiamarsi 'compagni', le discussioni su come si sarebbe potuti arrivare alla giustizia sociale, chi va in India e poi torna, chi raggiunge i propri ideali nel Sud America e non torna più. I concerti, Sole che splende, manifestazioni, le rese.
Leggendo non mi ero resa conto immediatamente di quanto volesse raccontarmi Stassi, di quale fosse il perno su cui avrebbe fatto roteare il romanzo. Accanto a Sole, quella generazione che ormai mi risulta incomprensibile, più lontana del Medioevo. È quasi impossibile credere in persone che credono. Che agiscono senza mettere i 'ma', i 'forse' e soprattutto i 'non conviene' tra ideali e azione. Siamo cinici, noi. E vigliacchi. Non riusciamo neanche a concepire di poter avere un reale effetto sul mondo, e ci spogliamo di armi e di linguaggio. L'azione improntata al disturbo è diventata quasi terroristica, poco importa se è l'unico modo di attirare l'attenzione. Rimango basita ai palmi verso l'alto di chi dice che 'tanto non cambierà niente', quando è quest'inerzia il primo motore della stasi.
Ma è a questo che sono abituata ad assistere, quindi la generazione speranzosa di cui mi parla Stassi mi risulta così strana e fantastica, manco fossero elfi tolkeniani.
Questa recensione è lunghissima, chiedo venia.
Rubo ancora un paio di righe perché non posso non parlare della bellezza di questo libro. Non della trama, o dei personaggi, ma della scrittura, del nudo stile. È bello, caloroso, sussurrante e inclusivo. Ci si sente avvinti dalle singole frasi, ma non ci si perde. Sapete, quando uno ha una tale padronanza del linguaggio da riuscire a scrivere in un modo bello che non sia anche confusionario o onanistico. Solo 'bello'. Però è un 'bello' enorme.
quindi beh, certo che lo consiglio. Senza meno.

E se avete consigli sulla chiacchierata con Stassi, vi scongiuro di scrivermeli. Che in mezzo alla trepidante attesa c'è un tantinello di terrore.

martedì 27 maggio 2014

Caduta e ascesa di Reginald Perrin - David Nobbs

Beh, ben ritrovati. Sono in Italia. E Berlino mi manca. Mi manca mia sorella, mi manca la confusione dei semafori privi di arancione, quelle torte immense, lo spiazzamento che provi almeno due volte al giorno, quando qualcuno accanto a te inizia a parlare italiano e pensi che magari ti sei sbagliato, non sei affatto a Berlino ma a Pordenone.
Mi manca la gente che canta e suona la chitarra, che sorride, che chiacchiera sotto il sole nei parchi pienissimi. C'è una rilassatezza nell'aria che noi ce la sogniamo. Ma davvero. Com'è cambiata l'Italia, com'è cresciuta Berlino.
Ad ogni modo! Sono tornata ieri, dopo un viaggio in aereo tutto sommato non troppo traumatico. E fa freddo. Qui, in Italia, fa tanto più freddo che nel nord della Germania. Ciò mi destabilizza.
Dunque, Caduta e ascesa di Reginald Perrin di David Nobbs, tradotto – benissimo – da Clementina Liuzzi e Daniele Parisi, edito da Astoria nel 2011. È stato il mio primo acquisto al Salone, che la Astoria la fiuto da lontano e la trovo subito, senza neanche doverla cercare.
Questo libro tratta con una certa disinvolta leggerezza le tragicomiche vicende di Reginald (Reggie), che lavora in un'azienda che produce dessert di frutta. Ha da poco superato i quarant'anni, ha una moglie che ama ma con cui non riesce più ad avere un rapporto normale, la routine lo annoia. Ha due figli cresciuti, un aspirante-più-o-meno-qualche-volte attore e una sposata con due figli con un uomo mortalmente tedioso.
Reggie non lo cogli subito, un po' anche perché è lui stesso ad avere seri problemi d'identità, che sfoceranno in soluzioni pirandelliane a dir poco.
È questo tizio ordinario, inglese, che ha fatto dell'abitudine la propria gabbia e inizia a chiedersi come lo vedano gli altri e come sarebbe la sua vita se provasse a inserirvi dei nuovi elementi. Si passa dal lasciarsi sfuggire parole a caso durante i discorsi. Pastinaca, in primis. Comincia a spostarsi su quell'asse precisissimo che era la sua giornata, destabilizza volutamente, si chiede cosa succederebbe se, o cosa sarebbe successo in caso.
Sì, beh, è una crisi di mezz'età, credo. Ma molto british. Sapete, quell'umorismo inglese leggero e un po' amaro, un po' nostalgico. Detto così pare quasi un libro 'serio' o drammatico. Non lo è. Le vicende di Reggie sono divertenti, ma... beh, sono anche qualcos'altro.
Quindi sì, lo consiglio. Assai.
Devo dire che questa recensione è stata veramente un lampo. E dire che è la prima dopo un sacco di tempo... beh, alla prossima. Che giungerà in tempi brevi, si spera.

Cioè, lo spero io.

martedì 20 maggio 2014

Libri orgogliosamente allegri #2

Beh, buongiorno.
Non so se si è ancora capito, ma sono a Berlino, a casa di mia sorella. Berlino è... beh, stupenda. Per un sacco di ragioni che è difficile condensare in quella che vorrebbe essere una breve introduzione di saluto. Intanto è pulitissima. Poi è piena di verde, alberi ovunque. Pochissimo traffico pure in centro. Magari interesserà a pochi – oddio, pure gli intolleranti al lattosio... - ma qui ci sono anche tanti locali vegani, in uno dei quali ho mangiato la torta al cioccolato più buona della mia vita. E poi le persone sono gentili, ridono, sorridono, ti ringraziano quando lasci il passo sul marciapiede. E l'amalgama di culture, poi... ecco, Berlino è un esempio meraviglioso. E poi c'è mia sorella, che mi mancava un sacco.
Dunque, sabato era la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Io e mia sorella ce ne siamo ricordate perché passeggiando vedevamo bandierine arcobaleno ovunque, dopo un po' c'è venuto da chiederci perché. Quindi, ecco, questa è la ritardataria continuazione di questo post, quindi non mi metterò a riscrivere la manfrina iniziale su come vanno le cose e su come dovrebbero andare. Mi limiterò a consigliare un po' di libri.

Chiamami col tuo nome di Andrè Aciman. Un libro che ho cercato in quanto mi veniva consigliato spesso e da più parti, tutte librosamente affidabili. È la storia d'amore tra due ragazzi, un giovane romano e un ospite della sua famiglia. Detto così non è molto, ve ne do atto, ma il modo in cui è scritto e in cui sono resi i sentimenti di Elio, il protagonista... è un bel libro, è da leggere.

Apocalypse Baby di Virginie Despentes è il primo libro a tema lesbico che nomino. Mi sarebbe piaciuto raggrupparli tutti in un singolo post, ma ultimamente ho poco tempo per scriverli e, diciamolo, non ce ne sono abbastanza. I libri che parlano dell'amore tra due donne – o in cui compaiano in posizione abbastanza rilevante donne omosessuali – sono pochi, e sono ancora meno quelli belli. A me questo era piaciuto. Un sacco. Parla della ricerca intrapresa da un'investigatrice privata, Lucie, per ritrovare una quindicenne scappata di casa. Lucie però deve chiedere aiuto a 'La Iena', un'altra investigatrice meravigliosamente violenta e 'badassa'. E lesbica.
Questo libro è una figata. Checché ne dicano su Anobii, era veloce e dinamico e violento, tutte cose che ogni tanto ci vogliono. A secchiate.

Strangers in Paradise, di Terry Moore, ora pubblicato da BAO, non è un libro. È una lunga graphic novel che ho seguito e adorato per anni, che ancora dopo tanto tempo torno a rileggere perché... beh, perché è perfetta. In tutti i suoi personaggi. Moore ha questa capacità di farteli conoscere tutti, ti affezioni perfino a Freddie Femur, cui nel primo volume vorresti fare lo scalpo. Ti affezioni a Tambi, a Casey, a David... a tutti. Neanche a parlarne, delle protagoniste Katchoo e Francine. A Katchoo soprattutto. Diciamo che è stata un po' una delle mie eroine e guide spirituali. Bassa e incazzata. Come si fa a non volerle bene? Strangers in Paradise inizia piano, con una trama basilare. Katchoo e Francine coabitano, sono migliori amiche fin dalle superiori. Katchoo è innamorata di Francine, Francine è irrimediabilmente etero e fidanzata con Freddie, che è un emerito idiota. Poi iniziano complotti, spie-prostitute, sparatorie... e tanto altro. E nel contempo, prosegue l'amicizia tra Kathoo e Francine e... e boh. È da leggere, punto. Davvero. Tra l'altro adoro come Moore disegna i suoi personaggi femminili. Sono realistici. REALISTICI. In un fumetto, non è cosa da poco.

Gli svergognati di Delia Vaccarello l'ho letto millenni fa. Sono racconti, tutti diversi, che spaziano da un punto all'altro della sessualità. Transgender, uomini gay, donne gay... ne ricordo pochissimi, e non molto bene. Ricordo però il momento in cui lo leggevo, alla luce della abat-jour, la sera, spaparanzata sotto le coperte. E se mi è rimasto così impresso, deve essere stata una lettura niente male.

Due ragazzi, Dublino, il mare di Jamie O'Neill è vecchiotto e, temo, introvabile. Io l'avevo trovato in biblioteca – miracolo – millenni fa, e ricordo che mi era piaciuto un sacco. Non solo, mi aveva anche insegnato un sacco sulla situazione irlandese. Siamo nel periodo della Grande Guerra, di cui si sentono e si temono gli echi, ma è la questione anglo-irlandese a farla da padrone, qui. Ricordo che mi era piaciuto moltissimo, anche se il tempo me ne ha cancellato una buona parte dalla memoria. Però, se riuscite a trovarlo, ve lo consiglio assai.


Ora, mi tocca chiudere coi consigli. Spero me ne vengano in mente altri, perché mi rendo conto che sono un po' pochini. Soprattutto quelli a tema lesbico, che tristezza. Davvero ne ho letti così pochi, che meritino di essere citati in un post?

martedì 13 maggio 2014

Resoconto del Salone #1

Beh, non è che si possa evitare di scrivere un post sul Salone, no? E anche se si potesse, lo scriverei uguale, perché è un buon modo di tenere a mente quanto è stato bello.
L'amica che mi ha ospitata – quest'anno come l'anno scorso, santa subito! - mi ha accolta amorevolmente e ogni sera, esauste – ella lavora/ha impegni/fa cose/vede gente – ci mettevamo a guardare film di elevato spessore etico-morale. E comunque secondo me il Re Leone si può leggere anche come una storia di segregazione razziale. Scusate, ma che colpa ne avevano le iene? Tenute alla fame, ineducate, disprezzate... via, c'avevano anche un po' ragione loro.
A parte questo. La mia amica è stata meravigliosa, io le ho fatto un hummus più che decente, e sua madre mi ha amorevolmente nutrita prima che io prendessi il treno per tornare a casa, visto che a pranzo avevo mangiato un pacchetto di cracker offertomi dall'adorata Silvia.
Il Salone... beh, è il Salone. Facciamo che ne parlo a pezzetti tematici?

Gli sconti

Ecco. Via il dente, via il dolore.
Non è vero, adoro lamentarmi, praticamente sto partendo dal 'dulcis in fundo'.
Va bene che bisogna ripagare gli stand. Verissimo. Costeranno minimo minimo, quelli più piccoli, duemila euro a cranio editoriale. Va bene, sono costosissimi, capisco che ci si debba rifare. Ma quando si vende al Salone, significa guadagnare un 60% in più rispetto a quanto si guadagna vendendo lo stesso libro in libreria. Salta il passaggio intermedio – e costosissimo – del distributore, niente percentuale per il libraio... ci si tiene l'intero malloppo. Quindi, saggio editore, porchissimo boia, fai un minimo di sconto. Vendi di più te, compro di più io, e siamo tutti contenti, no? Non mi riferisco agli editori piccoli, che hanno tirature ben più basse e devono ammortizzare maggiormente la spesa dello stand, ma a quegli editori che un 20%-30% se lo possono pure permettere. Quest'anno non hanno fatto sconti – a parte l'ultimo giorno, ma comunque sconti bof – né E/O né Marcos y Marcos né Minimum Fax né Neri Pozza. E io sono andata via dal Salone senza aver preso nulla dai loro stand. E io li adoro, domineddio, li adoro. Ma perché dovrei prenderli lì, scarrozzarmeli dietro che pesano pure, quando posso trovarli senza troppe difficoltà in libreria? Tralasciando le super-mega-big, che tanto...
Il penultimo giorno di fiera sono finalmente riuscita a incontrare due amiche che erano salite in treno con me e... beh, non hanno fatto acquisti. Hanno girato, sguardicchiato in giro e poi, quando ci siamo messe sedute a riposare, hanno chiamato la loro libreria di fiducia e hanno ordinato i libri. Beh.

Gli incontri

Ho partecipato a pochissimi incontri, giusto tre. Il primo è stato quello della Tunuè, in cui veniva presentata la nuova collana di narrativa, il secondo quello della Jo March con Giuseppe Ierolli – che avrei voluto rapire – e l'autore di Una vita da libraio, Mucci.
Nel primo c'erano Vanni Santoni, direttore editoriale della nuova collana, Christian Raimo – traduttore e editor Minimum Fax – poi uno che non ho idea di come si chiami ma è interno alla Tunuè e gli autori dei due libri.
Ora... non so, mi secca moltissimo parlare male di quell'incontro, perché la Tunuè la adoro, e pure Santoni e Raimo in realtà mi risultano davvero simpatici, sprizzano competenza editoriale da ogni poro, però... però.
Non mi è piaciuta la presentazione in sé. Ho avuto un'impressione di paternalismo verso i due autori, che non hanno potuto parlare quasi per nulla. Forse la cosa mi ha irritata perché hanno la mia età, e vederli trattare come fossero ragazzini da guidare... cioè, possiamo smetterla di dire che a 25-27 anni sei giovane? No, cazzo. Non siamo giovani. Siamo dei disgraziati e costringerci in un'adolescenza perpetua non migliora le cose. Anzi.
Ad ogni modo, bellissima la veste grafica – sono contenta che Santoni non l'abbia spuntata, visto che voleva i volumi tutti ugualmente neri – e sicuramente interessanti le storie. Erano nella mia 'lista della spesa', ma poi ho gozzovigliato eccessivamente e... ecco, me li prenderò in ebook. Soprattutto Stalin+Bianca.
Mi sa che parlerò più diffusamente di quest'incontro più avanti, oggi è giusto un abbozzo.
E poi sono corsa all'incontro della Jo March, al quale sono arrivata con un quarto d'ora di ritardo perché non riuscivo a trovare il luogo. Ci ho trovato Sonia, mi ci sono seduta vicino e... beh, parlava Ierolli, fondatore della JASIT (Jane Austen Society of Italy) e di letteratura ne sa a pacchi. Ha parlato prima di Vecchi amici e nuovi amori di Sybil Brinton, e poi della quasi-guida scritta da due sorelle, Jane Austen – I luoghi e gli amici, Constance e Ellen Hill, che nel 1901 decidono di partire e visitare tutti i luoghi citati dall'adorata zia Jane, non solo nei suoi libri, ma anche nelle lettere.
E poi parlano di Gli innamorati di Sylvia di Elizabeth Gaskell. E io mi sdilinquisco.
Poi parlano di Una vita da libraio di Mucci e... ecco, c'è stato un fraintendimento in cui siamo cascate io, Sonia e temo molti altri presenti all'incontro. Credevamo che la parte di cui stessero discutendo nei particolari, e che stavano fino leggendo, fosse alla fine. Rabbrividivamo allo spoiler, ma in realtà quel pezzo è all'inizio. Meno male.
Comunque... beh, non li ho ancora letti, quindi non posso dirne nulla. Però sono fiduciosa.

Blogger

Sentite, noi non possiamo continuare a vederci così. Davvero, è sfibrante. Ben venga che ci si riunisca ai Saloni, alle Fiere, in tutti quei luoghi carta-librosi che ci possono venire in mente. Ma per una volta, possiamo organizzare un incontro anche al di fuori? Perché con tutto quel frastuono di persone e quel frusciare di pagine che chiamano, io mi confondo. Non sono riuscita a scambiare che una mezza parola con Nicky, Valentina di Peek-a-Book, che inizialmente avevo capito 'picabook' e non l'ho manco salutata decentemente, e poi quando ho capito era troppo tardi... cioè, ti trovi lì con un sacco di persone che adori e con le quali vorresti discutere di un sacco di argomenti interessanti, perché le ammiri un sacco, però... però si parla solo di 'Chi fa gli sconti? Quale mi consigli tra questi? Chi altro c'è in fiera? Che hai preso finora?' con le risposte che si perdono mentre si avanza tra gli stand.
Tra l'altro io al Salone arrivo sempre stanchissima. Solo l'ultimo giorno ero appena più vitale. Avreste dovuto vedermi all'incontro con la Jo March, sembravo uno zombie.
(Nella meravigliosa foto, io e Silvia cerchiamo di sfuggire al temibile bambino gigante)

In realtà ci sono ancora un sacco di cose da dire, ma ho il biologico e naturale bisogno di fare un bagno. E poi devo uscire a fare un minimo di spesa, che intendo festeggiare – con l'ovvio e colpevole ritardo – la festa della mamma.

Temo che dovrò spezzare i post-salone in due parti, perché devo ancora parlare di alcune case editrici – grazie a Elisa (quella Rampante) che ha tanto consigliato la Spartaco, perché credo che diventerà una delle mie preferite – e dell'incontro con Ammaniti e Lansdale... sono ricolma di gioia.

mercoledì 7 maggio 2014

Libri orgogliosamente allegri #1

Non so se lo sapete, ma il periodo maggio-giugno è quello delle manifestazioni del Gay Pride. Non so se abbiate mai partecipato o pensato di partecipare a una marcia, ma vi assicuro che sono allegre e divertenti, anche se negli ultimi tempi ho iniziato a pormi qualche dubbio sulla loro effettiva utilità. Voglio dire, un gruppo di uomini nudi e ben oliati che sculettano su un camioncino sono davvero il modo migliore per chiedere più diritti? Cioè, non mi risulta che il dottor King inneggiasse all'uguaglianza da un palco pieno di rapper seminudi.
Ad ogni modo, qualcosa mi suggerisce che viviamo ancora in un triste mondo in cui queste manifestazioni sono più che necessarie, e in cui non è così scontato specificare che sì, tutti dovremmo poter manifestare apertamente la nostra sessualità – o la mancanza della suddetta – senza timore di incorrere in aggressioni di alcun genere, verbali o fisiche che siano.
Diciamo che il mondo fa ancora un po' schifo, ma una visione più ottimista punterebbe la luce sugli ampi margini di miglioramento. Io invece mi concentro sui libri.

David Leavitt è uno scrittore statunitense che ha esordito nel 1984 con Ballo di famiglia. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Mondadori e sono lieta di dire che ce ne sono parecchi. È omosessuale, e spesso lo sono anche i suoi personaggi. È uno scrittore che mi sento di consigliare un po' a chiunque, perché... beh, perché i suoi libri sono bellissimi. Punto. A prescindere dalla sessualità dei personaggi. Apprezzo particolarmente il fatto che non basi le storie unicamente sull'essere gay. Certo, è un aspetto importante che cambia le carte in tavola, così come accade nella realtà, ma la trama non si esaurisce lì. Consiglio moltissimo Il matematico indiano e Martin Bauman, nonché Ballo di famiglia e Mentre l'Inghilterra dorme. Sottolineo la cura con cui racconta del contesto storico in cui prendono forma le sue storie. Ci sono avvenimenti e personaggi storici di cui non ho letto né imparato altrove.

Giuseppe Patroni Griffi non è molto famoso. Almeno, non che io sappia. In realtà neanch'io lo avrei mai conosciuto, se un ex-amico non mi avesse prestato La morte della bellezza quando andavamo ancora alle superiori. È un libro che ricordo come stupendo, poetico, meraviglioso e che racconta della storia d'amore tra Lilandt, un insegnante italo-tedesco e un quindicenne di nome Eugenio nella Napoli della Seconda Guerra Mondiale. Ok, prima di ricontrollare, non ricordavo che Eugenio avesse quindici anni, e ammetto che la cosa mi dà un po' fastidio. All'epoca, visto che avevo più o meno la stessa età, la cosa non mi pareva così tremenda. Anche perché Lilandt... non so, è da leggere. Per un po' è stato il mio libro preferito.

Il mondo dei ragazzi normali di K. M. Soehnlein credo si possa definire una lettura importante per un ragazzo che si scopre omosessuale, visto che è di questo che parla principalmente. Ne parla molto bene, scava in fondo e intorno, però è lì che la trama si esaurisce, al contrario di come dicevo prima per Leavitt.

Un libro meraviglioso e temo tristemente sconosciuto è Gli occhi di Mr. Fury di Philip Ridley. Ne ho dimenticato gran parte della trama, ma ci sono un paio di scene che mi sono rimaste così impresse... come la descrizione di Petra Gerda, con le sue labbra lisce, non piegate al centro, che detto così non vuol dire nulla, ma vi giuro che la simbologia è potente. È la storia di un paese e di un ragazzo che si innamora di un ragazzo, con tutto quello che ne consegue, però è anche così tanto di più. È così visionario, e poetico e malinconico, per quello che il ragazzo scopre e per il passato che svela.
Ecco, questo non è che lo consiglio, lo ingiungo proprio. Leggetelo, punto.
Se riuscite a reperirlo, perché è fuori catalogo.

Qualche tempo fa Virginia De Winter – c'è forse bisogno che io la presenti? Devo parlare nuovamente di lei e della serie Black Friars, che adoro a livelli improponibili? - ha pubblicato soltanto in versione ebook Oscure gioie: Bijoux de Deuil in cui i personaggi principali (di sesso maschile) hanno una relazione. Ora, io sarei indegnamente lieta di potervelo consigliare, di darvi due dritte sulla trama, spenderci sopra almeno due frasi e un mezzo commento.
Ma il mio lettore ereader – Lucy – ha deciso che non è proprio il caso di farmelo leggere. Cioè... non sto a spiegare come, ma Lucy si rifiuta di collaborare. Quindi più che consigliarvelo, Oscure Gioie ve lo segnalo soltanto. Anche se, essendo scaturito dalla divina mente della De Winter, come dire.


Dunque, qui concludo la prima parte (sì, ce ne saranno altre) dei consigli librosi a tema omosessuale. Se avete titoli da consigliare, la zona commenti è tutta vostra :)

domenica 4 maggio 2014

Beware! Salone del Libro

Negli ultimi tempi i miei post si stanno un po' diradando, non posso che riconoscerlo. Non so davvero come facciano certi blogger a pubblicare quasi quotidianamente. E non parlo di robe tipo '30 giorni di' o rubriche lunghe un paio di righe, ma proprio post interessanti e ragionati, pure recensioni. Da dove si fregano il tempo per sedersi davanti al computer, concentrarsi e scrivere? È forse parte di un complotto? C'entra forse con gli Uomini Grigi di Momo?
Ad ogni modo, Salone del Libro! Sarò lì da venerdì a lunedì e credo sia abbastanza palese quanto io non veda l'ora. Ancora una volta sfrutterò disgustosamente l'immensa carineria di un'amica torinese che mi ospiterà per diversi giorni, e potrò buttarmi in mezzo a stand e blogger, conferenze e SANTODDIO LIBRI. Libri. Libri ovunque. Scontati. Libri. Ovunque.
Mi è aumentata la salivazione.
Quest'anno a dire il vero non mi sono segnata molti incontri. Intanto buona parte di quelli che mi interessano sono solo per professionisti dell'editoria – e ti pareva – e poi so già che non riuscirei a seguirli tutti come meritano. Ovviamente sarò lì, quando Ammaniti dialogherà con Joe R. Lansdale, domenica alle 16.30. Lansdale, tra l'altro, ha inventato una sua arte marziale fondendo quelle di cui già era esperto, e la voglia di chiedergli di giocare un po' è forte, ma credo che mi accontenterò, se l'emozione mi lascerà parlare, soltanto una foto in posa da combattimento.
Poi alle 18 del venerdì la Lettrice Rampante presenta Le giocatrici di Marilena Lucente. E io ammetto di non avere letto ancora nulla di suo, ma della Lettrice ci si fida a occhi chiusi, quindi spero vivamente di riuscire a essere presente.
Per il resto, in realtà non ho ancora deciso. Mi guarderò intorno, scruterò il programma con più calma quando sarò lì.
Più che altro, farò un sacco di spesa.
La Jo March presenta al Salone ben due libri, Gli innamorati di Sylvia della Gaskell e Una vita da libraio di Nicola Mucci, che si discosta violentemente dalle loro prime pubblicazioni ma, essendo un libro sui libri, mi fa assai gola.
Poi l'Astoria. Ah, l'Astoria. Intanto ci sono un paio di vecchie pubblicazioni che vorrei recuperare, poi inizia a pubblicare un'altra serie della stessa autrice di Agatha Raisin, M. C. Beaton. Solo che questa è ambientata nel periodo della Reggenza. Quindi LO VOGLIO. LO BRAMO. MIO.
E poi?
L'Isbn, di cui ancora – mea culpa – non ho letto Le cose cambiano, Toxic e Buon compleanno Malcolm.
E Nutrimenti, di cui ho letto un solo libro, che però...
E la Tunuè, che sabato presenta la nuova collana di narrativa.
E Las Vegas, Fazi, Sellerio, Minimum Fax, Marcos y Marcos e tutte le case editrici che ancora non conosco e che però potrei adorare...
Eccetera. Saranno giornate lunghe ma troppo brevi, e meravigliose. Attendo il Salone con trepidazione perché è il MIO habitat naturale, e c'è solo una volta all'anno.
Ah, quasi dimenticavo! Venerdì pomeriggio ci sarà un piccolo incontro informale e ufficioso tra blogger, proposto da Start from Scratch e che si tenta di organizzare in QUESTA PAGINA. Alcuni dei partecipanti li ho già incontrati, certi anche diverse volte, però sono lieta di rivederli. Però Cristina di Athenae Noctua, Maria di Start from Scratch e Irene/Nereia di LibrAngoloAcuto ancora mi mancano, quindi YEEEE!

... in realtà potrebbe rivelarsi imbarazzante, dev'essere alquanto deludente scoprire che dietro il mio alias bloggoso si nasconde una rimbambita entusiasta. Però YEEEE! lo stesso.