venerdì 12 giugno 2015

Scribacchiolando #9 - Ma come è possibile?

Era un po' che non mi veniva da scrivere una puntata di Scribacchiolando. Forse anche perché negli ultimi tempi ho cercato di scribacchiolare senza ammorbarmi di dubbi e falsi problemi, che sono cose che ammalano la tastiera.
E dunque, il “Ma come è possibile?”, duplice dilemma, lama a doppio taglio della narrativa, specie se irta di elementi fantastici. C'è chi non spiega nulla e chi spiega troppo. In teoria credo che il primo caso sia anche la soluzione migliore, a meno che non si tratti di semplificazioni date dall'impossibilità di dare una ragionevole spiegazione a qualcosa. Penso che sia preferibile lasciare inspiegati aspetti come il funzionamento sotterraneo della magia, o l'origine di certe creature mitologiche, o perché il mondo fantastico è fatto da regole strane e ferree. Cioè, perché i licantropi reagiscono all'argento mentre le creature fatate reagiscono al ferro? Sono cose che vanno lasciate stare, alzata di spalle e via. La risposta è che è sempre stato così, lo sa l'autore e lo sa il lettore. Perfino il personaggio, ne avesse la possibilità, scrollerebbe la testa e mostrerebbe i palmi delle mani per farci vedere che sono privi di risposte.
Però anche dal “non spiegare nulla” sorgono i problemi, soprattutto quando il racconto vira su elementi che sono vicini al nostro mondo. Mi irrita sempre moltissimo leggere del comportamento incomprensibile di un personaggio, curiosamente risolutivo per la trama, e di cui però non viene data alcuna spiegazione. Che non deve essere necessariamente esplicitata, tutt'altro, però ci vorrebbe.
Io ho il problema inverso, purtroppo. Mi viene da spiegare qualsiasi cosa, davvero qualsiasi cosa. Magari evito lo spiegone, e cerco di spezzettare nozioni e informazioni utili alla decodifica del problema nei dialoghi, in brevi descrizioni dei comportamenti, magari un paio di righe di racconto. Però potessi spiegherei pure da dove vengono i nomi dei personaggi, com'è che quando sorridono lo fanno in un certo modo, perché preferiscono una cosa all'altra. Cerco di dare spiegazioni al rapporto tra licantropi e luna piena, alla simpatia di un tizio, alla diffidenza dell'altro, ai raggi del sole che bruciano i vampiri. A tutto, dall'ovvio al comprensibile, dall'improbabile al superfluo. Soprattutto al superfluo. È un orrido vizio di cui sto cercando di disfarmi, e spero di esserci riuscita negli ultimi tempi. Ci sono cose che più le spieghi e più si rovinano. Anche quando continuano ad avere senso, perché sono più belle con un velo di non detto sopra. Come una strizzata d'occhio da scrittore a lettore.
In realtà sento che forse con una delle cose che sto scrivendo sto andando un po' troppo oltre quanto a "non detto". Da qualche tempo mi è venuta voglia di scrivere qualche intervista impossibile, non ad autori morti da tempo, ma ai loro personaggi. Ho fatto un paio di tentativi con Intervista a Victor Frankenstein (che non mi è riuscita come avrei voluto) e con Intervista a Lord Ruthven, vampiro (che invece mi ha divertita un sacco. Forse è la cosa che ho scritto che più mi è piaciuta negli ultimi anni). E, ecco, credo che i racconti di per sé, singolarmente possano anche funzionare, se letti con la giusta atmosfera e nella giusta ottica di accettabile improbabilità. Però cosa succederebbe se cercassi di spiegare il modo in cui l'intervistatrice riesce a mettersi in contatto e a incontrare i suddetti personaggi? In che modo sono usciti dai libri? Oppure erano preesistenti alle storie? E perché sopravvivono immutati nell'aspetto e nel carattere? Perché il mondo è a conoscenza della loro esistenza? E sono umani? Fino a che punto? Cosa succederebbe se ad esempio Dracula venisse ucciso, scomparirebbe anche dal libro?
Se cercassi anche solo di ipotizzare una spiegazione a queste domande, i racconti crollerebbero. Ci sono storie per le quali la sospensione dell'incredulità è un castello di carte traballante, e questo è il caso. Più la situazione è improbabile e a forte rischio di incoerenza, e più il lettore deve essere lasciato a crearsi da solo le sue risposte. Altrimenti da una risposta data nascerebbe un'altra domanda, ancora più pignola, e così via. Certo, questo può valere solo per i racconti brevi, non penso che riuscirei a scrivere una storia lunga quanto un romanzo scatafregandomene della ragionevolezza del suo universo. Però è un primo passo per guarire dalla mia Super-Spiegazione-Mania.
Qualcuno scribacchiola e presenta simili disordini dello scrivere? E da che lato del problema vi ponete, dal “troppo” o dal “niente”?

Link alle puntate precedenti di Scribacchiolando:

2 commenti:

  1. Allora c'era un periodo in cui spiegavo ogni cosa, però adesso ho rallentato un po' e forse ho raggiunto un equilibrio. Insomma non più Signore degli Anelli style, per fortuna, perché mi impegolavo in situazioni in cui le spiegazioni poi erano dovute e, molto spesso, non le avevo.
    Per quanto riguarda l'idea delle interviste e di come è stato possibile intervistare certi personaggi, io come lettore mi direi che il mondo dove ambienti queste storie è immaginario, e in questo mondo esistono tutti i personaggi inventati della letteratura. In un contesto del genere sarebbe anche possibile scrivere un racconto più lungo, penso, che ne dici?

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    1. Caro vecchio info-dumpone, prima o poi croce di chiunque voglia scrivere. Io non so se sto trovando il giusto equilibrio, ma almeno lo spero.
      Beh, il contesto sarebbe sì quello, però come ci sono arrivati? Ho un'idea, ma non sono ancora certa di come e se esporla. Forse lo farò solo se dovesse diventare necessario.

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