lunedì 4 gennaio 2016

Il cosmo secondo Agnetha di Daniele Vecchiotti

Non saprei dire come mai mi ci sia voluto così tanto per finire di leggere questo libro. Fin dall'inizio è stato un allegro rincorrersi di pagine, un salto in mezzo alle sfighe e alle insicurezze del protagonista e narratore, Daniele. A Capodanno mi sono eclissata per un momento per leggerne qualche pagina, e per descrivere cosa stessi leggendo mi sono avvoltolata in un “C'è questo tizio che una serie di circostanze portano a scrivere porno gay. Però è etero e ci soffre un sacco.” In realtà Daniele sembrerebbe soffrire più della propria eterosessualità che della situazione che si è andata a creare. Situazione dalla quale volendo potrebbe svicolare in qualsiasi momento, non fosse che è un pusillanime fatto e finito, che si crogiola nella sicurezza di un percorso tracciato da altri. E non è che gli si possa voler bene per questo, e non è neanche così facile comprenderlo né averlo in simpatia, specie per le sue piccole ritorsioni passivo-aggressive, quelle pungolature sulla vita altrui che hanno il solo scopo di far credere a Daniele di non essere poi quella foglia al vento priva di direzione. Daniele sarebbe fastidioso, se non fosse così candidamente patetico.
Ma andiamo con ordine. Il libro inizia con uno sguardo da metà libro, con Daniele che fa la spesa in un supermercato insieme a Claudio, o meglio Claudette, che gli indica con entusiasmo un tipo “bono”. E da questo punto in poi Daniele inizia a raccontare come ci sia arrivato a fare la spesa col suo migliore – unico – amico Claudette, un omosessuale che vira verso la quarantina, pelato e panciuto e portatore di tutti i luoghi comuni più teatrali e fastidiosi mai concepiti sull'omosessualità.
Ora, breve paragrafo di spiegazione. Le Claudette esistono. Non sono tante. Sono una percentuale infinitesimale. Ma cristo se esistono. Ne ho conosciuti un paio. Non so perché riversino su di sé tutta questa informe masnada di preconcetti. Ma esistono. Non prendetevela con l'autore. Questo libro è omofobia-free.
Dicevo che Daniele inizia a raccontare di come sia arrivato a conoscere Claudette e a farsi una carriera come scrittore di porno gay per la rivista Vero Maschio. Inizia dalle basi, da quando viveva coi genitori, succube della madre, la Signora Lina, che è riuscita a condurlo sulla strada della traduzione della collana Golden Heart – tipo Harmony – facendogli incontrare il direttore Ernesto, che l'ha poi preso con sé nel passaggio alla narrativa gay. E poiché Daniele non è che sappia molto del mondo gay – o di qualsiasi altro mondo – decide di approcciarvisi e di studiarlo dall'interno.
Daniele non ha un vero e proprio punto fermo. Rifugge la responsabilità di una decisione propria, si lascia scorrere lungo le altrui direzioni. Prima la Signora Lina, poi il direttore di collana Ernesto, poi Claudette. È un personaggio buffo, anche per il modo in cui accetta la propria ignavia. Sa di essere quello che è, almeno in parte. Almeno in parte.
È curioso che una lettura così scorrevole e leggera possa rivelare una doppia lettura più complessa. Sul finale Daniele analizza la situazione sentimentale di Claudette, ed è chiaro che le parole a lei dedicate potrebbe rivolgerle anche a se stesso. Ad un certo punto uno dei romanzi commissionati dalla collana Vero Maschio inizia ad avere riferimenti piuttosto evidenti con la vita di Daniele, e davvero non è chiaro fino a che punto, in che modo. “Se”, ecco. Se.
Di più non dico, per ovvi motivi. Però consiglio questo libro veramente un sacco, mi sono divertita moltissimo a leggerlo. Ed è raro trovare un libro così apertamente divertente, così poco serio e insieme intelligente. 

2 commenti:

  1. Lo voglio. Non si fanno questo cose Leggy, mi fai mandare all'aria il mio unico proposito del 2016: leggere qualche libro che ho a casa da più tempo. Invece te mi fai distrarre! Non si fa.

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    Risposte
    1. Te lo passerei, se non fosse della biblioteca.
      In compenso tra oggi e domani vedo di spedirti l'altro xD
      Sono malefica, lo so. MALEFICA.

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