giovedì 2 febbraio 2017

I nerd salveranno il mondo di Fulvio Gatti

E questa recensione dovremmo metterla nell'elenco di “cose che avrei già dovuto scrivere un sacco di tempo fa, mannaggia a me”, insieme a... beh, insieme a un sacco di altra roba che accantonerò ulteriormente. Tipo il post su Louisa May Alcott e l'educazione, che mi gironzola in testa da settimane.
Dunque, vediamo, il titolo dice già molto. I nerd salveranno il mondo, ci dice Fulvio Gatti, in questo volume recentemente pubblicato da Las Vegas (che ringrazio per l'invio, vi offrirò un caffè al Salone :P) Lo salveranno da cosa, ci chiediamo noi? Dalla cornice. Questo brevissimo saggio – davvero troppo breve, per un argomento così ampio – parte da una precisa intenzione, quella di spiegare la galassia “nerd” ai non iniziati, o forse a quelli che vorrebbero iniziarsi e non sanno bene come fare, che dopotutto non è che il mondo nerd sia una setta bizzarra ma ufficiale cui si può accedere tramite test d'ingresso; ci sono caselle da barrare, forse, ma i contorni sono così labili che... che mi sto perdendo.
Dicevo, l'intento del libro è spiegare la galassia nerd, dalle sue origini ai suoi molteplici campi d'interesse. E poiché l'autore vuole spiegare tutto, ma proprio tutto, dando per scontata la totale ignoranza del lettore in materia, il suo interlocutore all'interno del saggio stesso è un alieno. La cornice, i cui capitoli si alterneranno a quelli di spiegazione, mostra il rapimento dell'autore da parte di un alieno curioso, che in mezzo alle varie minacce di morte rivela un interesse sociologico per l'universo nerd. In questo modo è semplice per l'autore partire dal basso; l'alieno, essendo tale, non sa nulla, è tabula rasa. Per questo mi verrebbe da consigliare la lettura del libro ai neofiti; gli spunti sono tanti, si toccano un sacco di tematiche, dalle serie tv alle prime riviste di fantascienza, dal fantasy a Lovecraft. Ribadisco però che si tratta di un saggio breve, e che gli esperti troveranno poco e nulla di nuovo; c'è anche da dire che io la mia tesi di laurea l'ho dedicata interamente al fandom, e da lì al mondo nerd il passo è breve, sono ricolma di nozioni sull'argomento e difficilmente mi si può dire qualcosa che non so pure sui fandom che non seguo – tipo, lo sapevate che la prima fanfiction propriamente detta, pubblicata su una fanzine di bassa lega, era su Star Trek? O che il primo fandom ufficialmente riconosciuto è stato quello di Sherlock Holmes, per via del coinvolgimento emotivo e attivo del pubblico? Sì, scrivere la tesi è stato divertente.
Ma torniamo a I nerd salveranno il mondo.
Devo ammettere che, per via della brevità del saggio, non mi rimane moltissimo da dirne. Lo stile è semplice e fluido, l'autore si figura dall'altra parte sì un neofita, ma anche un compagno di chiacchierata appassionato. L'argomento diletto è forse la fantascienza, soprattutto televisiva e cinematografica, e compaiono un buon numero di riferimenti a specifici prodotti culturali. Il che può essere più che utile se qualcuno volesse diventare più esperto dell'argomento, se volesse percorrere la via dello sci-fi e non sapesse bene a quali titoli dedicare il proprio tempo. Voglio dire che non compaiono solo Star Trek, Star Wars e Doctor Who, ci sono pure titoli più di nicchia la cui fama magari è stata fagocitata dall'enormità degli altrui successi.
Certo, i riferimenti culturali poi servono a poco se non vengono inquadrati in un punto di vista e in un contesto specifico; seppure costretto dall'esiguità delle pagine, Gatti spiega la sua posizione, racconta in un capitolo assai gradito il panorama italiano – anche se più dal punto di vista cinematografico – come la particolarità dell'universo Marvel, le “democrazie stellari” e quant'altro.
Ammetto però che con I nerd salveranno il mondo un paio di problemi li ho avuti: il primo sta nella struttura forse troppo fluida dei capitoli, in cui si salta da un argomento all'altro senza che vi sia stato un approfondimento completo. Ma questa forse è una cosa mia, e ad altri che non hanno fatto i miei stessi studi probabilmente non darà fastidio.
Una cosa che mi ha fatto storcere il naso, a livello certamente più personale, è che... come dire, io e Fulvio Gatti siamo i due tipi di nerd – sono nerd? In realtà non ne sono certa. Sono una book-nerd, una fantasy-nerd, mi piace giocare di ruolo, vado di cosplay e sono socialmente inadatta, ma è abbastanza, quando la fantascienza cinematografica mi interessa poco e nulla? - che in una conversazione si darebbero orrendamente ai nervi. La mia impressione è che l'autore si fidi troppo dei propri giudizi soggettivi, che comunque sono spesso condivisi da buona parte della nerd-society. Denunzio, invero, un certo snobismo nei confronti di prodotti mainstream di successo, come The Host di Stephanie Meyer – l'autrice di Twilight, lo so, ma a me The Host è piaciuto un sacco, per semplice che fosse.
Ora, so che mi sarei dovuta segnare i punti in cui ho avuto la suddetta impressione, piuttosto che affidarmi a una vaga memoria parandomi il derrière specificando che si tratta appunto di un'impressione e che potrei ben sbagliarmi, ma il tempo è tiranno e io ancora non ho imparato ad ammansirlo. Dunque ecco, leggendo ho avuto l'impressione che Gatti faccia parte della fetta di nerd che preferisce la galassia chiusa, impermeabile all'esterno, in grado di tenere fuori i non-saputi, i non-impegnati. Pure la comunità nerd, come ogni comunità, è fatta di strati che sfumano gli uni negli altri, e una larga fetta predilige rimanere protetta, a sé stante, un “noi” che implica un “loro”. Io se proprio dovessi definirmi nerd credo che mi atterrei alla parte ludica e disimpegnata, quella scialla e accessibile.
Ad ogni modo, ribadisco quanto già detto: per i neofiti è una lettura consigliatissima, a prescindere leggera e gradevole. I più esperti troveranno poco di nuovo, questo sì.
(C'è da dire che mi piacerebbe riuscire a organizzare una presentazione in biblioteca, diamine. Pure col dibattito. Uhm.)

2 commenti:

  1. Quel che ho capito dalla recensione mi lascia un po' perplesso... perché mai qualcuno dovrebbe voler "essere nerd" o avvicinarsi al mondo "nerd", senza sapere prima di cosa si tratti e senz avere un interesse specifico?
    Nella mia esperienza di solito è il contrario: ci si appassiona a qualcosa (un libro, un gioco, una serie TV...) e approfondendo quell'elemento ci si avvicina ad una cultura. Poi un giorno si uniscono i puntini e si scopre: "Thò guarda, sono un nerd!"

    Pensi che questo saggio potrebbe invece servire a figure esterne che vogliono capire terze persone? Ad esempio ad un insegnante che voglia gettare un occhio nel mondo dei suoi alunni o ad un genitore che voglia capire di cosa si interessino i figli?

    RispondiElimina
  2. Sono arrivato a dubitare del termine "nerd" per l'uso che ne viene fatto. Il significato originale corrisponde allo sfigato con gli occhiali dei college americani, mezzo emarginato e (forse) immerso nelle sue eterne fantasticherie. Oggi chi è questo "nerd", chi guarda i film Marvel o di Star Wars, che cita a memoria i motti delle casate di Game of Thrones? Perché questi tre sono fenomeni di massa, così mainstream che definirli "nerd" equivale a dire che un hipster veramente si veste di stracci. Non so... E' come mettere sullo stesso piano i protagonisti di Stranger Things e chi oggi questa serie la guarda. Penso che si tratti delle due "fette" di cui parli anche tu, una più ristretta (da una parte, ed emarginata dall'altra) e un'altra che include mezzo mondo. In quest'ottica, potrebbe essere interessante leggere questo saggio, anche se in molte cose penso di essere un "saputo". ^^

    RispondiElimina