sabato 16 settembre 2017

L'università non è questa gran cosa, ma.



È passato un bel po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento del blog; non è mai stata mia intenzione avvalermi di pause estive per riposarmi, e ultimamente posso dire di aver letto un sacco di libri più che meritevoli di una recensione – prevedo infatti che il mio prossimo post riguarderà tutte quelle letture di cui non ho ancora parlato, ma di cui vorrei prima o poi chiacchierare. Tipo Zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas Llosa, Le cose che restano di Jenny Offill, I sette pazzi di Roberto Arlt… e tanti altri. Troppi altri perché io me ne ricordi e riesca a fare onore a tutti, accidenti.
Dicevo, è da un sacco che non aggiorno il blog, e la ragione sta tutta in un’endemica mancanza di tempo. Tutto lì. Un po’ dipende dagli impegni di Servizio Civile, – in biblioteca finisco a novembre, e non credo di essere in grado di spiegare quanto mi mancheranno l’ambiente e i colleghi – un po’ da quegli impegni simil-lavorativi che hanno a che fare con l’editing e la scrittura (e presto vedrò bene di implementare il tutto, diamine), un po’ dal tempo con gli amici cui non riesco a rinunciare. Presto aggiungerò una nuova voce alla lista delle Cose Che Mi Tengono Lontana dal Blog, ed è questo il tema centrale del suddetto post.
Non è che io abbia un motivo particolare per scriverne qui; non ho bisogno di confidarmi né di far convalidare le mie scelte da chicchessia. È tutto più o meno pronto, o quantomeno deciso. Diciamo che, non nutrendo una grandissima fiducia nella burocrazia, continuo a temere che i miei progetti si dissolvano in castello di sabbia, ma per il resto so già che lunedì tornerò a studiare. In teoria. Se non crolla l’Ateneo.
Un paio di anni fa mi sono laureata, e ho rotto mai tanto le scatole sia qui sul blog che sulla pagina facebook collegata. Mi sono lamentata di studio, esami, professori scomparsi e/o reticenti; mi sono vantata della mia tesi, ho gioito del voto ottenuto e ho sparso immani quantità di sollievo per essermi finalmente tolta dalle scatole la questione laurea.



Sì, quella è una foto della mia laurea. Sì, una delle mie migliori amiche si è vestita da super-eroina. Beverly Debby, ora non vi sto a spiegare. Oh, e se ben notate sono vestita coi colori di Grifondoro, rosso e giallo. Ne vado ancora fiera.
Dunque, tornando a noi e ai miei sproloqui.
Poco dopo la laurea aveva iniziato a formarmisi in testa un post dedicato alla mia esperienza, un post che ho rimandato finora, e che mi va di scrivere ora che sto tornando sui miei passi, con una visione ben diversa dell’università e del mondo accademico in generale.
Più o meno.
Il mio percorso triennale è stato una lunga agonia. Non tanto lo studio, sotto sotto rimango un’inguaribile secchiona. Erano gli esami a devastarmi emotivamente – e no, il termine “emotivamente” non è usato con accezione ironica. Lo stress, l’ansia, la perdita di capelli, l’insonnia, le innumerevoli crisi di panico. Mi presentavo agli esami manco dovessi salire sul patibolo, attendevo l’arrivo dei professori cercando di gestire la tachicardia. Un paio di volte mi sono dovuta prendere a schiaffi per non svenire.
La farò breve, non ha senso tergiversare né ammorbarvi con problemi da cui non sono più afflitta. L’università è stata un’esperienza devastante, mi ha divelto le energie e mi ha resa una larva.  Mi ha resa così insicura e instabile che per anni non sono riuscita a essere me stessa. Pensavo di essere cambiata, di essere diventata una persona seria, un’introversa incapace di avere a che fare con le persone. Ero solo triste, e arresa. Avevo i libri, avevo il blog. E per quanto fossi circondata da amici meravigliosi, sentivo di non avere nient’altro.
Sono anni che ho perso, ma che sarebbe sciocco pretendere indietro. Quel che è stato è stato, e tutto sommato mi va già bene essere riuscita a uscirne.
Dunque, il post che volevo scrivere sulla mia esperienza universitaria quando l’avevo appena conclusa. Mi dicevo, e con una certa convinzione, che potendo tornare indietro avrei bellamente evitato. Finite le superiori pensavo che avrei dovuto avvalermi di un titolo di studio per poter entrare nel magico mondo dell’editoria, e con quell’unica idea in mente mi sono imbarcata in una triennale durata sette anni di fatiche. Ho scoperto col tempo e col blog che l’editoria è un mondo variegato, fatto più di talenti e competenze ottenute più con l’esperienza che con lo studio, che valgono più un paio d’anni spesi dietro un progetto interessante che una magistrale con master. A saperlo, mi dicevo, avrei dedicato quei sette anni a fare ben altro. Una delle cose che ripetevo sempre parlando di università era che “Quando vedo un’università attraverso la strada, non voglio manco passarci davanti.”
Poi a fine luglio mi sono messa a chiacchierare con una collega in biblioteca. Mi parlava di una sua amica e di come soffra gli esami, lo stato di fuoricorso che col tempo si trasforma in una prigione fangosa dalla quale non si riesce a uscire. Un problema che peggiora ad ogni appello non superato.
Ed ero lì che mi spiacevo per la donzella sconosciuta, con la mia sana prospettiva post-laurea - che ti rendi conto solo dopo di come non valga la pena di farsi tutto quel sangue marcio, che un esame non passato non è niente di che, andrà meglio la prossima volta - e puff, dal niente mi è tornata una violentissima voglia di tornare a studiare. Dal niente.
L’università non dice niente di te come persona. Non c’è esame che possa ampliare le tue vedute più di una discussione accesa con altre persone. Non è che un ente in cui l’insegnamento viene organizzato per il meglio, un luogo in cui si va per imparare nel modo più funzionale possibile.
Il che non è poco, certo. Riuscissi a organizzarmi da sola per immagazzinare quelle conoscenze che voglio ottenere, non credo che tornerei a studiare.
Ma non è questa gran cosa. Non ti migliora, non ti definisce. È un posto dove vai a imparare le cose, niente di più e niente di meno.
È molto probabile che nel post che volevo scrivere anni fa avrei aggiunto una postilla volta ad allontanare i lettori dall’ambiente accademico. Non ce n’è bisogno, avrei detto. Ed è vero, sono ancora d’accordo con Erica-2015, l’università non è poi ‘sta gran cosa, non è così importante. Ma non è neanche l’inferno.
Tutto sta nel rapporto che stabiliamo con l’idea che ci facciamo di università, e con quei fallimenti in cui incorreremo per forza di cose. Sono rapporti che voglio recuperare, e questa è una delle ragioni principali per cui ho deciso di tornare a studiare. Non per riscrivere sette anni di orrore, ma per rifarmi di un’esperienza di cui sento di non aver goduto appieno. Come fossi andata al concerto del mio gruppo preferito col mal di testa; ora sono sana come un pesce e il gruppo è tornato in città, sarebbe imperdonabile da parte mia lasciarmi sfuggire l’occasione di dimenarmi come un’idiota sotto il palco, no?
Quindi, vediamo, per chiudere questa sfilza di personalissime e non richieste banalità.
L’università non è né bella né brutta, non è bene e non è male. È un posto in cui si stabilisce un passaggio di informazioni tra persone che sanno e persone che non sanno.
E stavolta ho intenzione di trarne tutto quello che posso.


9 commenti:

  1. Ciao, anch'io ho fatto servizio civile in biblioteca, l'ho terminato proprio una settimana fa e capisco le tue sensazioni... ne sento già la mancanza! Il mio percorso universitario è stato lineare, ma non ti nascondo che è stato molto faticoso sia fisicamente (facevo la pendolare e stavo in uni praticamente tutto il giorno tutti i giorni) sia mentalmente perchè gli esami da fare erano tanti... se ti senti di tornare a studiare fai bene a seguire i tuoi istinti e ti faccio un grosso in bocca al lupo! p.s. per l'ansia prova i fiori di Bach, aiutano e non fanno male ;-)

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    1. Grazie :D
      Domani domani domani. Non vedo l'ora.
      Guarda, per i livelli d'ansia di cui parlo credo non mi basterebbe cannibalizzare J. S. Bach stesso.

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  2. Dalla foto vedo che è l'Università di Torino, indirizzo umanistico. Ci abito accanto e volevo anche frequentarla, ma non mi andava di fare la precaria a vita, quindi ai tempi ( sono matricola 1989) optai per una facoltà scientifica, una tostissima tra l'altro. E sì, ogni esame era da tachicardia, e sì, ogni tanto mi imbucavo in qualche corso interessante a Lettere perchè il mio vero interesse era lì. Dopo la laurea sono andata a lavorare a Milano, e, finalmente, ho potuto studiare quello che veramente amavo. Così ho preso la 2° laurea e pure la 3° specialistica e ti dirò una cosa assurda: non vedevo l'ora di dare gli esami! Niente tachicardia, niente ansia da prestazione, nulla di nulla, solo tanta tanta voglia di essere lì, davanti al professore a rispondere alle domande su libri letti per decenni per conto mio e che ora me li ritrovavo come testi d'esame. Avevo desiderato tanto studiare quello che davvero amavo, che dare gli esami per me era pure gioia. Pazza? Probabile. Di certo c'è che ero felice e lo sono ancora adesso. Non posso dire se valga così per tutti, ma credo che una 2° laurea dovrebbe scatenare decisamente meno ansia. Non so se la mia esperienza possa esserti d'aiuto, ma ti faccio anch'io un grosso bocca al lupo! Ps: metodo anti-panico pre esame testato e funzionante: fai un paio di lunghissimi respiri, magicamente i battiti cardiaci tornano nella norma :)

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    1. Yep,culture moderne comparate :)
      No, non è pazzia, ha perfettamente senso. Forse la differenza è proprio studiare qualcosa perché si ha a cuore l'argomento piuttosto perché "si deve"; anche se poi ho vissuto malissimo pure gli esami il cui studio mi aveva appassionata.
      Non sei l'unica a parlarmi di un superamento dell'ansia post-prima-laurea. E' che solo dopo che ne esci riesci a guardare all'università con la giusta prospettiva, quando ci sei ancora invischiato sembra questa cosa immensa e immane... che peccato :/

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  3. anche per me l'accademia rimane - a sei anni e più dalla laurea - un brutto ricordo, peggiorato dal fatto che se dico che mi sono laureata lì l'unica cosa che ottengo è un "ahhh" deluso, come se non avessi seguito lezioni, studiato, dato esami e preparato una tesi come tutti.
    però, proprio perché è stato tutto diverso da come me lo aspettavo, proprio perché avrei voluto fare altro - che all'epoca non c'era e non potevo (e manco ora) permettermi di andare a studiare da fuori sede - anche io adesso ho deciso di ricominciare, di fare quello che avrei voluto fare la bellezza di undici anni fa. e mi sento esaltata e non vedo l'ora! ammetto di non aver mai avuto panico o stress così forte per gli esami, e ora con il senno di poi ne ho ancora meno.
    magari, e riprendo un po' come dice lucy, la seconda volta è meglio, sai più o meno cosa ti aspetta e sopratutto scegli cosa studiare basandoti solo su quello che ami (che a scegliere qualcosa "così poi trovo lavoro" non si ottiene nulla, io ormai nemmeno ci provo più).

    buon nuovo inizio!

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    1. Guarda, capita anche a me con scienze della comunicazione, al punto che precedo l'altrui delusione fingendo io stessa di non considerarla una vera laurea xD
      Oooh che stai per iniziare? Narra, narra :D
      Grazie <3

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  4. Ciao! La tua testimonianza mi ha fatto pensare.
    Innanzitutto ti capisco benissimo per quanto riguarda le esperienze lavorative: è davvero pesante il pensiero che stia finendo un impiego che ci piace e che fa ormai parte della nostra quotidianità.

    Io all'Università ho fatto Lettere alla Triennale e Filologia Moderna alla Specialistica, senza mai interrompermi (e tra l'altro insieme ad Ariel, che ti ha scritto qui sopra). Ho dovuto affrontare il problema opposto al tuo: per me sono stati anni splendidi! Gli ultimi mesi con il pensiero di dover terminare l'Università sono stati gravosi, probabilmente sono stata l'unica laureanda malinconica...come vedi, ognuno ha le sue paranoie!
    Ti posso dire, però, che a distanza di tre anni e mezzo e di tante esperienze lavorative (precarie), non mi sono mai pentita di aver scelto questi studi, perché più ami quello che studi e meno ti peserà. Inoltre, con la Magistrale ti senti un po' più "a cuor leggero" rispetto alla Triennale, perché sei già laureata, quindi hai già messo un mattoncino. In bocca al lupo!!

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  5. In bocca al lupo per il tuo ritorno sui banchi. Io sono diventata ansiosa quando ero in procinto di dare gli ultimi esami. Mi si chiudeva lo stomaco e mangiavo pochissimo per l'agitazione.
    Ma ho anche tanti bei ricordi della vita universitaria, perciò ti capisco.

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  6. Arrivo in ritardo, ma volevo comunque mandarti un abbraccio <3 Spacca tutto! :D

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